lunedì 21 gennaio 2013

Via i politici dalle funzioni gestionali


Anche se proprio in questi giorni, forse perché siamo in clima elettorale, spesso si sente dire che la crisi non esiste oppure, più cautamente, che è finita la crisi finanziaria e quindi potremo tutti star più tranquilli, sembra in realtà che non sia così. Può darsi che i pessimisti abbiano torto, che gli aerei siano pieni di vacanzieri e che nelle pizzerie bisogna prenotare, ma certo è che niente è più come prima. Quasi tutte le nostre certezze sono andate in fumo e per quanto riguarda il nostro settore si è ridotta la disponibilità di risorse pubbliche e di molto, al di la delle affermazioni dei politici che peraltro, in questo periodo, non parlano molto dei problemi concreti, ma di alleanze e di sondaggi, di tutto ciò, insomma che riguarda loro e il mantenimento del potere. Al massimo parlano di tasse e a noi non resta che guardare in basso per cercare di scorgere il fondo. Ma non facciamoci illusioni, potrebbe essere lontano.
Sembra che non abbiano ricevuto alcun insegnamento dall'esperienza recente né che riescano a comprendere che se tutto è cambiato anche loro devono cambiare atteggiamento. 
Qualche anno fa tutti i politici, grandi e piccoli, andavano a farsi vedere a gloriarsi delle loro imprese che riuscivano ancor a vendere come atti di interesse pubblico. Poi a poco a poco si sono smascherati a vicenda finché tutti (speriamo tutti) hanno visto che il re è nudo. I politici “vecchi”, e non centra niente l’età anagrafica, non hanno più niente da dirci. Speriamo in quelli nuovi, ma su questo problema abbiamo solo l’arma del voto che sembra un po’ debole con le norme attuali.
Qualcosa di nuovo si dovrà fare per riconfermare dignità a tutto il sistema delle professioni sociosanitarie, che purtroppo sono state lasciate un po’ in disparte come un “parente povero”. Forse qualcosa si muove, così sembra dai movimenti che lentamente prendono corpo e nelle legislazioni regionali sembra di scorgere qualcosa di prodromico a un cambiamento globale. Sembra probabile infatti che in un breve volgere di anni il sistema pubblico di produzione dei servizi sociosanitari venga rivisto. Tutti si dovranno arrendere all'evidenza. Il mondo politico non può e, forse, non deve produrre proprio niente, ma deve semplicemente controllare. Non c’è identità di intenti tra i politici e gli apparati che producono perché mentre questi ultimi hanno come interesse la qualità del servizio e l’efficienza dell’organizzazione i primi mirano alla loro rielezione che possono ottenere con elementi affatto diversi e spesso contrastanti. Ecco perché è meglio che non entrino nei nostri reparti se non a fare un “giro” di nessuna importanza rispetto alle scelte gestionali. Ci sono imprese private e cooperative che possono affrontare degnamente il problema produttivo e forse in questa fase storica hanno migliori carte da giocare.