“Quando desideri qualcosa,
tutto l'Universo cospira affinché tu realizzi il tuo desiderio”.
Da giovanissimi, abbiamo sognato obiettivi importanti e grandi
risultati. Poi a poco a poco la durezza della vita, così ci siamo detti, o,
peggio, la sfortuna ci hanno ridimensionato rendendoci più vulnerabili.
Ci siamo arrabbiati
con la sorte e ci siamo lamentati “della
pioggia incessante” arenandoci in una spiaggia desolata dove è difficile
l’azione del desiderio. Così abbiamo avviato una visione pessimistica e
qualcuno ha finito per credere che non valga la pena di perseguire obiettivi,
perché se raggiungeremo qualcosa sarà quando non lo desideriamo più![2]
Ma non si può vivere senza desiderare, il problema è cosa e come desiderare.
L’uomo oggi vive in una condizione di emergenza, non soltanto
quando sistemi politici autoritari ne minacciano le condizioni elementari di
libertà e di sopravvivenza, ma anche laddove, pur in sistemi dove le libertà
democratiche sono garantite, è il desiderio del cuore che corre il rischio di
venire anestetizzato, censurato.(Dalla presentazione del Meeting di Rimini 2013)
L’affievolirsi del giovanile slancio
ci porta ad accontentarci di gestire desideri “minori” a torto ritenuti sufficienti
per definire il nostro status. Così ci accontentiamo di un aperitivo nel locale
alla moda o di un’incursione nell’autlet più vicino per comprare qualche nuovo
straccetto truccato da vestito di alta classe.
Come possiamo permetterci di
mantenere imbrigliata in questa pochezza la nostra ricerca di senso della vita,
ancor più noi che siamo immersi in un lavoro dove la relazione con l’uomo è
l’elemento centrale?
Dobbiamo tornare al nostro sogno di gioventù e scopriremo che
forse non è più quello. Non perché la durezza della vita o peggio la sfortuna
ci ha perseguitati, ma perché la nostra vita ci ha condotti pian piano per mano
fin qui per farci capire il nostro destino è un altro. Allora ricominciamo a
desiderare pensando che il nostro posto nel mondo è grande perché grande è l’opera
che noi svolgiamo. Dobbiamo ricominciare a credere abbandonando strane religioni
che ci inducono a pellegrinaggi più o meno frequenti nelle nuove commercio-cattedrali.
Dobbiamo trovare un punto di partenza nella scintilla del
desiderio, cercare un senso compiuto alla nostra vita riconoscendo le forze che
influiscono su di noi anche quando negative perché ci insegnano a realizzarci.
Ogni volta che ci tolgono qualcosa, infatti, non ci tolgono realmente ma ci
indirizzano verso la nostra realizzazione personale. Qualunque sia il nostro ruolo
nel lavoro e nella vita, solo se desideriamo profondamente, con coraggio e
fiducia possiamo raggiungere la nostra meta, quella che ci è data come
specifica missione nell’universo. Ricordiamoci che solo così, con la nostra
volontà scaturita dal cuore e con la mediazione di tutto ciò che ci circonda
possiamo concretizzare la nostra missione sulla terra. E fare questo non è una
mera possibilità, è un nostro dovere, forse l’unico vero profondo dovere.
[1]
Paulo Coelho: scrittore nato a Rio de Janeiro il 24 ago 1947 da una famiglia di
origini portoghesi. Spinto da un‘istintiva avversità per le regole ebbe forti
contrasti con la famiglia e la società tanto da conoscere l’ospedale psichiatrico, il carcere e la
tortura. Dal 2007 è tra i “messaggeri di pace” dell’ONU.
[2]
Vedi Cesare Pavese: “Il mestiere di vivere, 1935/50” (postumo 1952).
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