lunedì 28 ottobre 2013

La contenzione: aspetto critico nella relazione assistenziale

Si tratta di una sintesi della mia presentazione al convegno sulla contenzione promosso da ANASTE  che si è tenuto a Bologna il 18 ottobre scorso
Cerco qui di offrire per quanto possibile la parte contenutistica e multimediale dell'intervento


 La contenzione viene così definita: “Atto sanitario assistenziale che utilizza, con o senza il consenso della persona e/o dei famigliari, mezzi fisici o meccanici applicati al corpo o allo spazio circostante la persona per limitarne i movimenti”


 
Ricordiamo alcune norme a partire dal dettato della nostra Carta fondamentale che sul tema definisce “inviolabile” la libertà personale non ammette quindi nessuna forma di restrizione della libertà se non per atto dell’autorità giudiziaria, mentre sulle cure sanitarie dice che il trattamento sanitario non può essere obbligatorio se non in casi particolari.


Art. 13 Costituzione
“La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa alcuna forma di detenzione, di ispezione operquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dalla autorità giudiziaria nei soli casi e modi previsti dalla legge.”
Art. 32 Costituzione
“Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana».

Di grande rilievo sono poi le disposizioni del Codice Penale in particolare per ciò che concerne l’abbandono di incapace e l’omissione di soccorso, nonché le disposizioni sul sequestro di persona e quella generale sullo stato di necessità  che rende  non punibile il fatto  se è stato compiuto per salvare qualcuno da un danno grave alla persona.

Art. 591 Codice penale “abbandono di minori od incapaci”
“Chiunque abbandona una persona minore degli anni quattordici ovvero una persona incapace, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia, o per altra causa, di provvedere a sé stessa e della quale abbia la custodia o debba avere cura, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni”.
Art. 593 Codice penale “omissione di soccorso”
Chiunque, trovando abbandonato o smarrito un fanciullo minore degli anni dieci, o un'altra persona incapace di provvedere a se stessa, per malattia di mente e di corpo, per vecchiaia o per altra causa, omette di darne immediato avviso all'Autorità, è punito con la reclusione fino a tre mesi o con la multa fino a lire seicentomila. Alla stessa pena soggiace chi, trovando un corpo umano che sia o sembri inanimato, ovvero una persona ferita o altrimenti in pericolo, omette di prestare l'assistenza occorrente o di darne immediato avviso all'Autorità. Se da siffatta condotta del colpevole deriva una lesione personale, la pena è aumentata; se ne deriva la morte, la pena è raddoppiata.
1Art. 605 Codice penale “sequestro di persona”
 “Chiunque priva taluno della libertà personale è punito con la reclusione da sei mesi a otto  anni”.
Art. 54, comma 1, Codice penale “stato di necessità”
“Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare se od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, ne altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo”


Le norme di legge che sono giustamente molto dure e, si può dire, altrettanto chiare di per sé stesse. Meno chiaro e molto difficile è invece il comportamento dell’operatore e del responsabile sociosanitario che dentro agli stretti confini delle norme si deve muovere ma che si trova costantemente di fronte al dilemma se contenere o no nella consapevolezza che in ogni caso potrebbe incorrere nella responsabilità penale. Un dilemma tra il “sequestro di persona” e “l’abbandono di incapace”, dilemma che può trovare una soluzione solo con la prova di aver agito in “stato di necessità”
Ma quello che mi propongo di indagare in questa occasione non è tanto il dilemma giuridico, penale quanto quello umano e psicologico.

Non che l’aspetto giuridico non conti, anzi, è uno dei motivi di crisi di chi deve assumere le decisioni, ma la decisione e l’atto del sottoporre a contenzione una persona umana provoca crisi indipendentemente dalle considerazioni e dalle paure di tipo giuridico.

Questo perché quando la Costituzione Italiana ha definito “inviolabile” la libertà personale non ha introdotto una novità ma ha semplicemente registrato una condizione psicologica preesistente e diffusa. Universalmente nota e accettata, universalmente riconosciuta come appartenente al diritto naturale di ogni persona umana e questo perché appartiene alla condizione istintiva di ognuno di noi.

Questo concetto grande è stato espresso molto bene  in tutte le forme d’arte dalla pittura e scultura, al cinema e alla musica.






Nota sull’opera di  Zenos Frudakis

"Freedom" è una scultura in bronzo situata a Philadelphia davanti agli uffici GSK
"Volevo creare una scultura che chiunque, indipendentemente dal proprio contesto, potesse guardare e percepire immediatamente l'idea di qualcuno che lotta per liberarsi”.
Questa scultura rappresenta
la lotta per la conquista della libertà attraverso il processo creativo.

Per il cinema c’è un’infinità di citazioni possibili. Un capolavoro del 1994 “Le ali della libertà” tratto da un racconto di Stephen King, diretto da Frank Darabont e interpretato da Tim Robbins e Morgan Freeman.

Anche per la musica c’è un’infinità di citazioni possibili. Per prima vi voglio proporre un pezzo di Domenico Modugno che nel 1960 partecipò al festiva di Sanremo classificandosi al secondo posto.

Il pezzo si chiamava “Libero”[1] e ve lo propongo per meglio far comprendere quale enorme forza ci sia dietro a questa parola. La vitalità dell’interprete va oltre ogni aspettativa.


Libero” di Modugno è un inno alla libertà individuale proprio quella libertà definita inviolabile dalla costituzione. Dalle parole, dalla musica e dai gesti dell’interpretesi comprende l’assunto che l’inviolabilità di questa libertà non dipende da una norma di legge bensì da un principio etico. È così forte in noi che chiunque la tolga a un altro va contro un bene primario e infligge necessariamente un male ingiusto a un suo simile.

video
DIA N° 4 -Questa la premessa e ora un’analisi più specifica nel settore che ci interessa. Come vive il problema della contenzione fisica il soggetto che la riceve e colui che la applica? La OSS Barbara interrogata su questo risponde che è sempre difficile non immedesimarsi nella persona che sta di fronte quando la si assoggetta ad un vincolo. E spesso si capisce chiaramente la loro contrarietà a volte espressa in modo semplice e diretto. “Ligam mia!” in italiano “non legarmi!” è un’invocazione che nasce dal profondo e colpisce forte che l’ascolta sapendo di non poterla esaudire. A volte si tranquillizzano, ma altre volte si agitano di più –dice la OSS Rita - diventano difficili, bisogna intervenire ancor più e paradossalmente il lavoro si fa più difficile. C’è anche qualche operatore che ha voluto provare scoprendo così che dolore in fondo non se ne prova e che c’è anche una certa libertà di movimento. Interessante “provare” vedere concretamente cosa si provoca sull'altro  così magari si capisce un po’ di più cosa conviene fare e come stringere o non stringere troppo il vincolo.

Qualcuno capisce e non si ribella, magari ammette anche di averne bisogno ma mai lo accetta, semmai lo subisce.  Ma com'è difficile rispondere alla domanda “Perché mi leghi?”. È difficilissimo perché già dal fatto che la domanda ti venga rivolta: “perché mi leghi?” si capisce che se n’è reso conto e – dice Barbara - si capisce che l’ospite si vede legato e così  se ne comprende il dramma: un essere umano non dovrebbe essere legato, in nessun caso!

DIA N° 5  Ora prima di sentire le canzoni più attuali e problematiche sulla libertà si prova a riprendere invece un’altra canzone che magari pochi ricorderanno e che ha un significato in questo caso perché sottolinea il valore romantico della libertà. Si tratta di “Libertà” di Albano e Romina quando ancora cantavano insieme.
La libertà va sempre ricercata, quanta solitudine senza.  La libertà va difesa perché è l’unica a dar senso alla vita e oggi il crescente cinismo (evidentemente erano già presenti alcuni dubbi, all’apparire dei dubbi la prima reazione è stato diventare più cinici.  C’è un crescente cinismo verso gli umili e i deboli, ma un “coro si leverà” per ricercare te (la libertà).

DIA n°6 La rassegnazione ecco l’elemento critico che tutti gli operatori di qualunque livello devono costantemente rilevare. Si, perché anche quando sembra che l’ospite si sia abituato e non mostra più con evidenza i segni dell’insofferenza in realtà, spesso con una rabbia latente e sempre pronta a esplodere, in realtà si è semplicemente e drammaticamente rassegnato al suo destino.


DIA N° 7 La storia della canzone italiana è costellata di belle canzoni e molte, moltissime parlano di libertà. Non le possiamo ascoltare tutte, ma solo si deve ricordare che nel corso degli anni è cambiato radicalmente il contenuto spirituale dei testi sulla libertà. Dal quel mitico esaltante inno di Modugno si arriva agli anni del di fine secolo e del nuovo millennio con una nuova visione, difficile, problematica.  Vasco Rossi (Liberi liberi) dice che in fondo soddisfatto di me non lo sono mai stato .. liberi liberi siamo noi ma liberi da che cosa..??
Per non parlare di “Libero” di Fabrizio Moro che della vecchia canzone di Modugno ha solo uguale il titolo visto che inizia con una sequela di domande tra cui si domanda perché non è nato nel 1950 che nel ’70 avrebbe saputo cosa fare.. voglio essere libero dalla convinzione che la terra è tonda … libero dalla paura del futuro. Questo dunque è l’uomo di oggi: un uomo che fa molta fatica a trovare la sua strada. Se questo è il background culturale di cui tutti noi ci stiamo alimentando figuriamoci come possiamo essere sereni a contatto col problema della contenzione cioè della privazione della libertà di un altro. Lo guardiamo con indifferenza?  Se lo guardiamo con indifferenza vuol dire che “persi nei fatti nostri”  evitiamo di instaurare un rapporto o se lo instauriamo sarà un rapporto freddo e professionale e non arricchito del calore indispensabile in ogni relazione umana.


DIA N° 8 Parlando della rassegnazione viene spontaneo chiedersi se anche gli operatori e i responsabili alla fine si sono rassegnati. La piccola esperienza dell’indagine che abbiamo svolto afferma il contrario. Nelle figure di responsabilità non c’è rassegnazione, ma sempre desiderio di ricerca di superare l’ostacolo di cercare una nuova strategia. Il sentimento principale non è la rassegnazione, ma, semmai, la sensazione di fallimento e di impotenza.
si veda l'intervisa che segue che tocca in particolare i problemi
Interessante un altro elemento che non sempre viene considerato: la struttura stessa come elemento di contenzione. La struttura per sua definizione, non è un carcere, ma è uno spazio limitato e limitante, quindi non viene applicato al singolarmente ma  ma è de facto un elemento di contenzione che si può diminuire negli effetti con la previsione di spazi speciali e di comportamenti adeguati.

Ci sono due conclusioni che val la pena di citare e sottolineare.
La prima è osservazione finale è che “la libertà ha un prezzo” la contenzione si potrebbe evitare o ridurre ai minimi termini solo a condizione di avere a disposizione un sostanzioso incremento di risorse.
La seconda è che se non possiamo aumentare le risorse in termini di numero di operatori possiamo aumentarle in termini di qualità del comportamento degli operatori che devono essere seguiti e sempre sostenuti con un costante supporto formativo specifico teso a favorire la loro partecipazione.


DIA N° 9 E su questo si apre il dibattito se gli operatori devono partecipare in modo distaccato e senza coinvolgimento emotivo o se, visto che le emozioni non sono comprimibili oltre un certo punto, è meglio gestire, favorire  incanalare in termini positivi la partecipazione tout court sia sul piano tecnico sia sul piano emotivo.

DIA N° 10 La libertà come partecipazione di Giorgio Gaber. Con  un classico indimenticabile ho chiuso la presentazione.


Segue il testo della canzone "Libero" di Fabrizio Moro

« Voglio sentirmi libero da questa onda
libero dalla convinzione che la terra è tonda
Libero libero davvero non per fare il duro
libero libero dalla paura del futuro
Libero perché ognuno è libero di andare
libero da una storia che è finita male
e da uomo libero ricominciare
perché la libertà è sacra come il pane. »
(Il ritornello della canzone)
Libero è un brano musicale composto ed interpretato da Fabrizio Moro, è il secondo singolo dell'album Domani uscito nel2008.
Il testo, a quanto affermato dal cantautore è quello che tuttora lo rappresenta di più, tant'è che lo stesso cantautore ha tatuato sul braccio destro "la libertà è sacra come il pane", frase della suddetta canzone.
Il singolo che è stato colonna sonora per la prima serie di Canale 5 I liceali, ha ottenuto un buon successo, per il quale è stato girato anche un videoclip musicale. Nel mese di luglio 2013 è stata scelta come colonna sonora per lo spot della Fiat Punto.




[1] Libero (Il testo)
è l'alba/nel mare già respirano/le bianche vele/Ascolto un eco dolce/che mi chiama/è la vita che chiama me/Libero voglio vivere/come rondine/che non vuol tornar/al nido/Libero voglio andarmene/libero non cercatemi/e i ricordi i ricordi/gettarli in fondo al mare/Corre la vela mia/corre per il suo mare/chi la può mai fermare/Naviga naviga naviga naviga/Scivola scivola scivola/col vento va/verso la libertà.../Libero voglio vivere/e' fantastico incredibile/Libero sono libero

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