L'assistenza agli anziani non autosufficienti in Italia - Rapporto 2009
a cura di N.N.A (NETWORK NON AUTOSUFFICIENZA)
Rapporto promosso dall'IRCCS - INCRA per l'Agenzia nazionale per l'invecchiamento.
Pagine: 186Collana: Sociale & SanitàISBN: 8838752044
La pubblicazione risponde al bisogno di conoscenza nel mondo della non autosufficienza. Nessuno fin'ora si ra posto l'obbiettivo di realizzare un rapporto annuale riguadante l'assistenza fornita.
Il libro offre un quadro conoscitivo sullo stato di politiche e interventi nel nostro paese, e ha anche lo scopo di proporre linee di miglioramento.
La prima parte presenta il monitoraggio dell’assistenza, in tutti i suoi elementi fondamentali: i servizi domiciliari, i servizi residenziali, i contributi monetari, il sostegno al lavoro privato di cura. Per ognuno si esaminano lo sviluppo storico, il quadro nazionale, i principali modelli regionali e il confronto con l’Europa.
La seconda parte affronta alcuni tra i temi più oggi più controversi. Si discutono gli aspetti positivi e le criticità del federalismo, la ricerca dell’equilibrio tra tensioni finanziarie ed esigenze di qualità nelle strutture residenziali, i vari modelli d’intervento rivolti all’Alzheimer e le diverse declinazioni operative dell’Unità di Valutazione Geriatrica, per concludere con una mappa del dibattito.Si dà così vita ad uno strumento capace di analizzare - in modo puntuale e chiaro - la realtà dell’assistenza agli anziani non autosufficienti in Italia.
Il Network Non Autosufficienza (NNA) è nato - da un’idea di Cristiano Gori - per promuovere riflessioni scientifiche sull’assistenza agli anziani non autosufficienti che siano utili all’operatività. Ne fanno parte anche Anna Banchero, Enrico Brizioli, Antonio Guaita, Franco Pesaresi e Marco Trabucchi.
Insieme ai componenti di NNA contribuiscono al volume Angelo Bianchetti, Georgia Casanova, Giovanni Lamura, Sergio Pasquinelli, Andrea Principi e Giselda Rusmini.
L’Agenzia nazionale per l’invecchiamento è un network in grado di porsi come consulente di policy makers e di comunità professionali per le tematiche dell’invecchiamento. L’Agenzia nasce da un agreement tra il ministero della Salute (D.M. Salute 19/3/2008), la Regione Marche e l’Istituto di Ricovero e Cura per Anziani (INRCA). Fanno parte del network aziende sanitarie, università italiane e la clinical research branch del National Insitute on Aging di Baltimora (USA).
Scarica il volume in PDF
http://www.maggioli.it/rna/pdf/rapporto2009-assistenza_anziani.pdf
lunedì 30 novembre 2009
L'assistenza Residenziale per gli anziani. Domanda, risorse, qualità
.... Dunque la realtà dei servizi assistenziali è difficilmente riconducibili ad unità e l’unico riferimento nazionale sono i livelli essenziali di assistenza che definendo gli elementi minimi e obbligatori del servizio rappresentano la base minima della qualità dei servizi presente in Italia.
Il riferimento alle posizioni ideologiche riporta la discussione al problema della dimensione del pubblico nella realizzazione dei servizi mettendo in contrapposizione due principi concorrenti. Uno vede lo Stato come una parte attiva nella produzione dei servizi, mentre l’altro gli riserva solo attività di programmazione e controllo con una presenza “leggera” nei servizi socio assistenziali normalmente delegati ad aziende non pubbliche comunque assoggettate all’accreditamento da parte del soggetto pubblico.
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Il riferimento alle posizioni ideologiche riporta la discussione al problema della dimensione del pubblico nella realizzazione dei servizi mettendo in contrapposizione due principi concorrenti. Uno vede lo Stato come una parte attiva nella produzione dei servizi, mentre l’altro gli riserva solo attività di programmazione e controllo con una presenza “leggera” nei servizi socio assistenziali normalmente delegati ad aziende non pubbliche comunque assoggettate all’accreditamento da parte del soggetto pubblico.
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domenica 29 novembre 2009
Parliamo di associazionismo
Nei principi generali della legge 328/2000 “"Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali" si enuncia, al comma 4 dell’art. 1,il principio che “ Gli enti locali, le regioni e lo Stato, nell'ambito delle rispettive competenze, riconoscono e agevolano il ruolo degli organismi non lucrativi di utilità sociale, degli organismi della cooperazione, delle associazioni e...
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domenica 8 novembre 2009
Relazione introduttiva al workshop del 12 ottobre a Bologna sull'assistenza residenziale
L'assistenza residenziale per gli anziani: problemi e prospettive
A cura di ANOSS - Associazione Nazionale Operatori Socio - Sanitari
Giovedì 12 novembre • ore 15:00 - 18:30
Relazione introduttiva:
Le politiche di welfare, in questo periodo caratterizzato da una crisi diffusa e non solo economica, stentano a trovare una loro propria dimensione corretta sul piano giuridico che sia nel contempo in grado di assicurare risposte positive alla domanda dei cittadini. In questa clima “necessariamente evolutivo” l’assistenza residenziale per gli anziani continua ad avere un ruolo di primo piano proprio nella difficile costruzione di un nuovo welfare magari meno centralista ma non per questo meno attento a soddisfare quelli che sono i principali doveri di governance della comunità nazionale.Stiamo vivendo una fase delicata che investe il problema dell’allocazione delle risorse a valle di una valutazione comparata dei bisogni sociali concorrenti. Per fissare una data di inizio di questa fase possiamo riferirci alla promulgazione della legge 328 del 2000 perché è proprio con quella legge che, se non altro, di sicuro c’è stata una presa d’atto formale della necessità d’imboccare una nuova strada. La legge 328 è una legge di principi e non è stata applicata sempre in modo coerente ma ciò è stato il frutto due fattori: la successiva legge costituzionale n°3/2001 che ha modificato gli assetti delle responsabilità istituzionali e il carattere della materia trattata che poco si presta a schematizzazioni valide nell’intero universo delle situazioni italiane. Così la nuova fase si apre con la legge 328/2000, ma, nella sua applicazione, le elaborazioni normative delle regioni interpretano secondo le esigenze e sulla base dei principi ideologici localmente prevalenti dando origine a una realtà di welfare a variegate sfaccettature. Dunque la realtà dei servizi assistenziali è difficilmente riconducibili ad unità e l’unico riferimento nazionale sono i sono i livelli essenziali di assistenza che definendo gli elementi minimi e obbligatori del servizio rappresentano la base minima della qualità dei servizi presente in Italia.Il riferimento alle posizioni ideologiche fatto sopra riporta la discussione al problema della dimensione del pubblico nei servizi mettendo in contrapposizione due principi concorrenti. Uno vede lo Stato come una parte attiva nella produzione dei servizi mentre l’altro gli riserva solo attività di programmazione e controllo con una presenza “leggera” nei servizi socio assistenziali normalmente delegati ad aziende non pubbliche comunque assoggettate all’accreditamento da parte del soggetto pubblico. Differenza ideologica che poco influisce, in sé e per sé, sulla qualità del servizio e al massimo possiede una valenza su piano dell’efficienza ed efficacia nella gestione delle risorse.Il breve testo introduttivo al convegno suggerisce l’analisi di almeno tre aspetti ritenuti prioritari ai fini della comprensione dei problemi legati all’assistenza residenziale· L’orientamento alla domiciliarità e il processo di riconversione delle case di riposo in strutture protette o RSA.· Processo di trasformazione delle IPAB che in base alle norme nazionali e regionali si sono trasformate in Aziende Pubbliche di Servizio op in fondazioni.· Attenzione alla qualità e al rapporto tra qualità e retteLo studio deve partire dall’analisi dell’offerta di servizi in termini di quantità, di tipologia e di qualità e deve riferirsi ai vari tipi di residenzialità esistenti dalla casa di riposo alla RSA facendo attenzione che in qualche caso, nelle varie regioni, a definizione uguale del servizio non sempre corrispondono contenuti uguali.
(continua - clik qui!)
A cura di ANOSS - Associazione Nazionale Operatori Socio - Sanitari
Giovedì 12 novembre • ore 15:00 - 18:30
Relazione introduttiva:
Le politiche di welfare, in questo periodo caratterizzato da una crisi diffusa e non solo economica, stentano a trovare una loro propria dimensione corretta sul piano giuridico che sia nel contempo in grado di assicurare risposte positive alla domanda dei cittadini. In questa clima “necessariamente evolutivo” l’assistenza residenziale per gli anziani continua ad avere un ruolo di primo piano proprio nella difficile costruzione di un nuovo welfare magari meno centralista ma non per questo meno attento a soddisfare quelli che sono i principali doveri di governance della comunità nazionale.Stiamo vivendo una fase delicata che investe il problema dell’allocazione delle risorse a valle di una valutazione comparata dei bisogni sociali concorrenti. Per fissare una data di inizio di questa fase possiamo riferirci alla promulgazione della legge 328 del 2000 perché è proprio con quella legge che, se non altro, di sicuro c’è stata una presa d’atto formale della necessità d’imboccare una nuova strada. La legge 328 è una legge di principi e non è stata applicata sempre in modo coerente ma ciò è stato il frutto due fattori: la successiva legge costituzionale n°3/2001 che ha modificato gli assetti delle responsabilità istituzionali e il carattere della materia trattata che poco si presta a schematizzazioni valide nell’intero universo delle situazioni italiane. Così la nuova fase si apre con la legge 328/2000, ma, nella sua applicazione, le elaborazioni normative delle regioni interpretano secondo le esigenze e sulla base dei principi ideologici localmente prevalenti dando origine a una realtà di welfare a variegate sfaccettature. Dunque la realtà dei servizi assistenziali è difficilmente riconducibili ad unità e l’unico riferimento nazionale sono i sono i livelli essenziali di assistenza che definendo gli elementi minimi e obbligatori del servizio rappresentano la base minima della qualità dei servizi presente in Italia.Il riferimento alle posizioni ideologiche fatto sopra riporta la discussione al problema della dimensione del pubblico nei servizi mettendo in contrapposizione due principi concorrenti. Uno vede lo Stato come una parte attiva nella produzione dei servizi mentre l’altro gli riserva solo attività di programmazione e controllo con una presenza “leggera” nei servizi socio assistenziali normalmente delegati ad aziende non pubbliche comunque assoggettate all’accreditamento da parte del soggetto pubblico. Differenza ideologica che poco influisce, in sé e per sé, sulla qualità del servizio e al massimo possiede una valenza su piano dell’efficienza ed efficacia nella gestione delle risorse.Il breve testo introduttivo al convegno suggerisce l’analisi di almeno tre aspetti ritenuti prioritari ai fini della comprensione dei problemi legati all’assistenza residenziale· L’orientamento alla domiciliarità e il processo di riconversione delle case di riposo in strutture protette o RSA.· Processo di trasformazione delle IPAB che in base alle norme nazionali e regionali si sono trasformate in Aziende Pubbliche di Servizio op in fondazioni.· Attenzione alla qualità e al rapporto tra qualità e retteLo studio deve partire dall’analisi dell’offerta di servizi in termini di quantità, di tipologia e di qualità e deve riferirsi ai vari tipi di residenzialità esistenti dalla casa di riposo alla RSA facendo attenzione che in qualche caso, nelle varie regioni, a definizione uguale del servizio non sempre corrispondono contenuti uguali.
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giovedì 22 ottobre 2009
LEGGE 328/2000: Una riforma ancor oggi in cammino
legge 328 è stata approvata nel mese di novembre del 2000, in un momento in cui era già presente e fortemente diffusa una spinta autonomistica localistica da parte di quelle formazioni che aspiravano, così come ancora aspirano oggi, ad un diverso sistema politico basato sul federalismo. La legge interpreta e amplia il dettato costituzionale in materia di assistenza sociale, ma a breve distanza di tempo, durante il medesimo Governo, viene portata a termine una riforma costituzionale.Sociale Competenza delle RegioniNel nuovo art. 117 cost. vengono elencate le materie di legislazione esclusiva dello Stato e tra queste non figura l’assistenza sociale, che non figura nemmeno tra le materie a legislazione concorrente; quindi, per conseguenza la materia che ci interessa spetta integralmente alle Regioni.In questo breve cenno storico vale la pena soffermarsi anche su qualche contenuto di grande rilevanza etica prima ancora che giuridica. Ci si è chiesto, in particolare, se con la legge 328 fosse stato individuato un vero e proprio “diritto soggettivo” alle prestazioni, ma sembra che la risposta debba essere negativa. La prima argomentazione è che la definizione formale di diritto compare soltanto per le prestazioni di tipo economico e poi perché, la stessa legge, pone un’importante limitazione all’art. 22 c.2.In questo articolo si afferma il diritto a beneficiare del sistema integrato di interventi e servizi sociali, quale definito nei “Livelli Essenziali” subordinatamente alle risorse disponibili, riaffermando, in tal modo, un evidente legame tra livelli essenziali e risorse.
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lunedì 5 ottobre 2009
La RSA come modello di cura intermedia - di Roberta Sassu
L’allungamento della speranza di vita, insieme alla riduzione delle nascite, stanno cambiando profondamente il quadro demografico italiano, comportando una revisione razionale della distribuzione delle risorse sociali e sanitarie, al fine di venire incontro alle nuove necessità. Sempre più il sistema sanitario basato sull’ospedale come unico centro dove si affrontano tutti i problemi che hanno a che fare, direttamente o indirettamente con la salute, si rivela inadeguato alle esigenze peculiari di un numero crescente di anziani.
Il fenomeno dell’invecchiamento sta assumendo dimensioni sempre maggiori e l’Italia si colloca al primo posto nel mondo per percentuale di popolazione anziana, in cui la proporzione degli ultrasessantacinquenni (18,1%) ha superato quella dei ragazzi con meno di 15 anni (15%). Ci troviamo sempre più nella necessità di far fronte a nuove patologie, che sono diventate particolarmente gravose per i bilanci sanitari nazionali (scompenso cardiaco, diabete, demenze, artropatie) che condizionano l’insorgere di disabilità e il conseguente ricovero in residenze per anziani.
Ne scaturisce l’esigenza di costruire una Rete di Servizi di Assistenza Continuativa, fortemente integrata, in cui realizzare progetti di assistenza differenziati. La programmazione in questa direzione ...
Continua clicca sul link: dapero articoli completi: La RSA come modello di cura intermedia - di Roberta Sassu
Il fenomeno dell’invecchiamento sta assumendo dimensioni sempre maggiori e l’Italia si colloca al primo posto nel mondo per percentuale di popolazione anziana, in cui la proporzione degli ultrasessantacinquenni (18,1%) ha superato quella dei ragazzi con meno di 15 anni (15%). Ci troviamo sempre più nella necessità di far fronte a nuove patologie, che sono diventate particolarmente gravose per i bilanci sanitari nazionali (scompenso cardiaco, diabete, demenze, artropatie) che condizionano l’insorgere di disabilità e il conseguente ricovero in residenze per anziani.
Ne scaturisce l’esigenza di costruire una Rete di Servizi di Assistenza Continuativa, fortemente integrata, in cui realizzare progetti di assistenza differenziati. La programmazione in questa direzione ...
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giovedì 17 settembre 2009
Consulta e lodo Alfano - Un'opinione
L’art. 3 della costituzione della Repubblica Italiana dice: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
È evidente però che qualche cittadino è più uguale degli altri etant'è che qualcuno oggi può scrivere: "Il titolare di funzioni di massimo rilevo politico non solo deve avere la serenità sufficiente per il loro esercizio corretto ma prima di tutto deve essere sottratto a ogni condizionamento". E "talvolta la sola minaccia di un procedimento penale può costringere alle dimissioni prima che intervenga una sentenza e anche quando i sospetti diffusi presso la pubblica opinione si sono poi dimostrati infondati". Pertanto una bocciatura da parte della Corte Costituzionale del lodo Alfano comporterebbe un "pericolo di danno all'esercizio di funzioni che, in quanto elettive, trovano una tutela diffusa nella Costituzione".
A scrivere non è uno qualunque, ma Glauco Nori dell’Avvocatura dello Stato nella memoria depositata alla Corte Costituzionale per indurre ad un giudizio di favore sulla costituzionalità del Lodo Alfano.
Non mi scandalizza il Presidente del Consiglio (Anche se non si può dimenticare la sentenza di condanna che ha colpito il suo coimputato nel processo per il quale è stato fatto lo scudo Alfano) ma la deriva umana e culturale che tutto coinvolge e arriva a stravolgere le regole. Anche il cambiamento delle regole non mi scandalizza, ma il cambiamento deve essere frutto di un’evoluzione che tende a prendere atto di una nuova realtà e la ricodifica secondo linee più idonee. Ora, sta succedendo questo? Questo sarebbe positivo, non saremmo mai usciti da certi retaggi medievali se non avessimo ammesso anzi provocato e garantito un’evoluzione del diritto. Il cambiamento in positivo del diritto quasi sempre incomincia con una trasgressione e si realizza sempre attraverso uno sforzo di evoluzione interpretativa. Certo con l’evoluzione del diritto e dei rapporti tra gli organi dello Strato siamo piano piano usciti dal medio evo. Ma questo, questo non è un’evoluzione interpretativa che prende spunto da un’esigenza di progresso civile, questo ci riporta dritti al medio evo. Già perché in quell’epoca il “Principe” non veniva giudicato. È chiaro doveva già governare, ci mancherebbe che si dovesse preoccupare degli organi dello Stato che dipendevano da lui!!
Ma questo era il principe di 500 anni fa!
La nostra cultura sociale e giuridica non può tollerare oggi che un avvocato dello Stato dica alla Consulta, organo a cui è dato il presidio della costituzionalità delle leggi dello Stato, che in questo caso non deve ragionare come un organo di giurisdizione ma deve assumere la sua decisione come un organo politico che agisce per opportunità.
E poi i politici si lamentano che gli organi della giurisdizione fanno politica!
Può darsi che sia vero, ma in questo caso è la politica che glielo chiede… così va bene???
Non è una questione di preferenze politiche: il mio giudizio negativo è semplicemente sull’aspetto tecnico-giuridico. È intollerabile la mistificazione ermeneutica che assegna ruoli opportunisti agli organi dello Stato. Ognuno deve svolgere il suo compito secondo le regole esistenti e se devono essere modificate lo si faccia secondo le norme all’uopo previste.
La Corte Costituzionale che prende una decisione per opportunità sarebbe un precedente pessimo; chissà in quanti altri casi verrebbe poi costretta ad abdicare fino al rischio di diventare un organo di conferma e di protezione del Governo.
Una cosa simile non la deve fare né la destra né la sinistra. Non possiamo sopportare un cambiamento della costituzione materiale dello Stato in chiara contraddizione con la costituzione formale? No!!
Non è all’uomo del Presidente del Consiglio nè all'eventuale giudizio positivo della Corte - purchè sia una decisione tecnica - che dobbiamo opporci, ma a questa barbarie giuridica che ci riporterebbe in dietro di secoli.
Il virgolettato relativo al testo della memoria dell'Avvocatura dello Stato è stata ricavata dal sito:
http://www.apcom.net/newspolitica/20090917_083300_bf5f78_70925.html
È evidente però che qualche cittadino è più uguale degli altri etant'è che qualcuno oggi può scrivere: "Il titolare di funzioni di massimo rilevo politico non solo deve avere la serenità sufficiente per il loro esercizio corretto ma prima di tutto deve essere sottratto a ogni condizionamento". E "talvolta la sola minaccia di un procedimento penale può costringere alle dimissioni prima che intervenga una sentenza e anche quando i sospetti diffusi presso la pubblica opinione si sono poi dimostrati infondati". Pertanto una bocciatura da parte della Corte Costituzionale del lodo Alfano comporterebbe un "pericolo di danno all'esercizio di funzioni che, in quanto elettive, trovano una tutela diffusa nella Costituzione".
A scrivere non è uno qualunque, ma Glauco Nori dell’Avvocatura dello Stato nella memoria depositata alla Corte Costituzionale per indurre ad un giudizio di favore sulla costituzionalità del Lodo Alfano.
Non mi scandalizza il Presidente del Consiglio (Anche se non si può dimenticare la sentenza di condanna che ha colpito il suo coimputato nel processo per il quale è stato fatto lo scudo Alfano) ma la deriva umana e culturale che tutto coinvolge e arriva a stravolgere le regole. Anche il cambiamento delle regole non mi scandalizza, ma il cambiamento deve essere frutto di un’evoluzione che tende a prendere atto di una nuova realtà e la ricodifica secondo linee più idonee. Ora, sta succedendo questo? Questo sarebbe positivo, non saremmo mai usciti da certi retaggi medievali se non avessimo ammesso anzi provocato e garantito un’evoluzione del diritto. Il cambiamento in positivo del diritto quasi sempre incomincia con una trasgressione e si realizza sempre attraverso uno sforzo di evoluzione interpretativa. Certo con l’evoluzione del diritto e dei rapporti tra gli organi dello Strato siamo piano piano usciti dal medio evo. Ma questo, questo non è un’evoluzione interpretativa che prende spunto da un’esigenza di progresso civile, questo ci riporta dritti al medio evo. Già perché in quell’epoca il “Principe” non veniva giudicato. È chiaro doveva già governare, ci mancherebbe che si dovesse preoccupare degli organi dello Stato che dipendevano da lui!!
Ma questo era il principe di 500 anni fa!
La nostra cultura sociale e giuridica non può tollerare oggi che un avvocato dello Stato dica alla Consulta, organo a cui è dato il presidio della costituzionalità delle leggi dello Stato, che in questo caso non deve ragionare come un organo di giurisdizione ma deve assumere la sua decisione come un organo politico che agisce per opportunità.
E poi i politici si lamentano che gli organi della giurisdizione fanno politica!
Può darsi che sia vero, ma in questo caso è la politica che glielo chiede… così va bene???
Non è una questione di preferenze politiche: il mio giudizio negativo è semplicemente sull’aspetto tecnico-giuridico. È intollerabile la mistificazione ermeneutica che assegna ruoli opportunisti agli organi dello Stato. Ognuno deve svolgere il suo compito secondo le regole esistenti e se devono essere modificate lo si faccia secondo le norme all’uopo previste.
La Corte Costituzionale che prende una decisione per opportunità sarebbe un precedente pessimo; chissà in quanti altri casi verrebbe poi costretta ad abdicare fino al rischio di diventare un organo di conferma e di protezione del Governo.
Una cosa simile non la deve fare né la destra né la sinistra. Non possiamo sopportare un cambiamento della costituzione materiale dello Stato in chiara contraddizione con la costituzione formale? No!!
Non è all’uomo del Presidente del Consiglio nè all'eventuale giudizio positivo della Corte - purchè sia una decisione tecnica - che dobbiamo opporci, ma a questa barbarie giuridica che ci riporterebbe in dietro di secoli.
Il virgolettato relativo al testo della memoria dell'Avvocatura dello Stato è stata ricavata dal sito:
http://www.apcom.net/newspolitica/20090917_083300_bf5f78_70925.html
mercoledì 16 settembre 2009
Alta Formazione- Il middle management dei servizi socio-assistenziali.
Tutto parte da un’idea della Regione Veneto, seguita poi da altre regioni, sviluppata dalle indicazioni del Consiglio Europeo di Lisbona del marzo 2000 ove è scaturita l’idea di definire come obiettivo strategico per l’Unione quello di “diventare l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo”. Il Consiglio dell’UE, con propria risoluzione del 2007 ha successivamente invitato gli stati membri a considerare che l’istruzione e la formazione danno un significativo contributo non solo all’occupazione e alla competitività, ma anche all’incentivazione della cittadinanza attiva e alla realizzazione personale. Il quadro strategico 2007-2013 approvato dalla Commissione Europea nel luglio del 2007 nell’ambito del macro obiettivo “Sviluppare i circuiti della conoscenza” rimarca la necessità di sostenere la costruzione di un sistema nazionale di formazione superiore attraverso il potenziamento dei percorsi di alta formazione, la razionalizzazione di quelli esistenti e la promozione della mobilità. Queste le premesse e le fonti ideali e normative della proposte di alta formazione che le regioni italiane hanno poi messo in campo.
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dapero articoli completi: Alta Formazione al middle management dei servizi socio-assistenziali.: "
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lunedì 31 agosto 2009
W&C -Spunti da un’intervista al ministro Sacconi.
Il ministro Sacconi, ospite al meeting di Rimini, ha rilasciato un’intervista su diversi temi che riguardano il futuro del welfare italiano.
La prima domanda pone attenzione al fatto che il ministro nei suoi interventi, ha invocato, contro la crisi, non solo provvedimenti ma anche valori e nella risposta il ministro fa cenno a due fattori problematici. Il primo è l’indebitamento degli stati che comporta una maggior difficoltà di crescita, il secondo è il trend demografico definito in declino. Dunque il rilievo è che nelle società in cui la popolazione è in declino a livello numerico bisogna valorizzare il capitale umano. Se l’uomo è una risorsa scarsa bisogna assicurarle forme di incentivazione e protezione quindi bisogna riscoprire il valor e il rispetto della vita oggi sostituito da una visione scettica della realtà.
In sostanza il ministro riprende e sintetizza il principio espresso nella prefazione del “Libro bianco” sul welfare di recente pubblicazione ove si afferma che “Il primo valore che ci deve guidare in questa sfida è la centralità della persona, in sé e nelle sue proiezioni relazionali: la famiglia quale luogo delle relazioni affettive, il lavoro, quale espressione di progetto di vita, la comunità e il territorio, quali ambiti di relazioni sociali. L’attuale modello di welfare deve essere superato a favore di un nuovo metodo che non appaia più semplicemente risarcitorio, ma punti sulle opportunità e responsabilità intervenendo in anticipo rispetto al formarsi del bisogno e che sia stimolo di comportamenti e stili di vita responsabili. Si delinea un modello sociale che non viene realizzato soltanto attraverso funzioni pubbliche, ma anche riconoscendo, in ossequio al principio di sussidiarietà, il valore della famiglia, dell’impresa, profit e non, e di tutti i corpi intermedi che concorrono a formare la comunità. Si afferma così il principio della “vita buona” cioè attiva con valorizzazione del lavoro che non deve essere visto come una maledizione o un’attesa delusa, ma costituisca la base dell’autonomia sociale.
Questa visione vuole essere la risposta a ogni forma di egoismo corporativo e alle ricorrenti propensioni a favorire il declino della società da parte di coloro che – viziati da culture nichiliste – sembrano avere smarrito il senso stesso della vita.
Dunque il ministro – massima espressione della saggezza istituzionale - respinge le filosofie nichiliste che hanno portato a una deriva dei valori e afferma che per rimettere al centro l’uomo bisogna puntare sul lavoro per assicurare autonomia sociale quale elemento centrale del nuovo welfare che si realizza non solo,o per nulla forse, attraverso le funzioni dello Stato, ma applicando ogni grado di sussidiarietà.
Sono parole che hanno un che di semplice e condivisibile ma sono anche parole difficili.
Se restiamo in superficie possiamo più facilmente condividerne l’impostazione: c’è una caduta dei valori in una situazione di diminuzione numerica, quindi dobbiamo riprenderci, valorizzare al massimo il capitale umano. Questo non si può fare in altro modo che affermando valori, mettendo in primo piano il lavoro, elemento fondante della nostra costituzione e determinante per produrre indipendenza dell’uomo e ricchezza della nazione.
Il welfare quindi come “prodotto” non semplicemente dello Stato ma di un’azione multidimensionale e concentrica che mette l’uomo al centro sia come destinatario sia come produttore.
Se si analizza un po’ più a fondo si vedono elementi ideologici e tattica di breve periodo.
Non è del tutto convincente l’affermazione che alla base del nuovo welfare ci vuole la centralità della persona come singolo e nelle formazioni sociali quali la famiglia e gli altri luoghi di relazione. L’affermazione in astratto si limita a ripetere un principio della costituzione, ma legata al problema di garantire benessere sociale assume il tono un po’ meno nobile dell’invito al “fai da te”. Non ci sarebbe niente di male nel decidere che il benessere ciascuno se lo deve costruire da sé, se non apparissecome un semplice espediente tattico di breve respiro dal momento che non lo si accompagna ad interventi di promozione dell’immagine dell’uomo come lavoratore e come padre fondatore o rifondatore di una civiltà.
Si rende conto il ministro che non stiamo vivendo semplicemente l’era della cultura post-moderna, probabilmente a lui sgradita per la connotazione di eccessivo relativismo, ma addirittura stiamo attraversando un momento di recessione culturale e l’immagine dell’uomo sancita dai media è quella semplice e patetica del consumatore oppure mitica e vuota dell'interprete dei programmi di una sempre più invasiva trash tivù?
La televisione, amata o criticata, è la base di ogni nostra informazione e quindi inquieta madre del nostro pensiero e portatrice di ogni nuovo progetto, quindi è lo strumento per convincere, per curare, per sviluppare le personalità.
Per questa ragione ogni governo fa uso di questo mezzo e quello italiano ne rappresenta forse la massima espressione, quindi non diteci che siamo al centro della responsabilità di un nuovo shelf made welfare basato sul lavoro e sulla ricostruzione dei valori se poi governate la sviluppo del pensiero del popolo attraverso una televisione che non ha solo una linea di programmi trash ma che ha contaminato con questa cultura (trash= spazzatura, quindi scarto inutile) tutta la comunicazione oltre che lo spettacolo. Ciò è preoccupante a meno che non si aderisca alla teoria che qualcuno (Tommaso Labranca) è arrivato a produrre individuando il trash come categoria estetica che si identifica attraverso una formula matematica con lo “scarto” tra l’Intenzione (Emulazione di un modello alto) e il Risultato raggiunto. Ne ha colto lati sconosciuti sia alla gente comune sia ai critici ed è giunto a teorizzare interessanti aspetti del trash, ma è rimasto un interessante esercizio intellettuale che non si è diffuso neanche tra gli addetti ai lavori. Il trash rimane per tutti l'evoluzione in negativo della televisione generalista che tutto banalizza e che tutti giustifica convolgendoli in una sorta di comunità del peccato.
In conclusione se la cultura diffusamente riconoscibile nella popolazione italiana è condizionata, se non del tutto determinata, dall’espressione trash della tivù generalista è chiaro che invitarci ad assumere le responsabilità relative all’autocostruzione del welfare, o quanto meno ad un’ampia partecipazione a tale impresa, assume il tono di una vera e propria beffa. Ti ho preparato per tempo a lasciarti guidare in tutte le tue scelte costruendo con cura la tua disaffezione alla politica intesa come amore per la propria civiltà, poi, siccome le risorse sono scarse rispetto ai buchi da coprire e alle attese diverse delle categorie produttive, allora affermo che il benessere parte dalla centralità dell’uomo – bene – parte dall’autodeterminazione – bene – parte dalla tua capacità di intervenire con fierezza sugli elementi fondamentali della vita a partire dal lavoro - bene -.
Bene! Si potrebbe essere d’accordo se contemporaneamente venisse varata una politica di alto profilo etico e venisse perseguito con rigore e coerenza un intervento ad ampio raggio sulla cultura, utilizzando la scuola, che prima di tutto dovrebbe essere maestra di pensiero libero e non viziata da schemi ideologici, e poi i media che dovrebbero dichiarare conclusa la battaglia in corso a difesa di questo o di quel politico e sempre a sostegno, in definitiva, di una politica non semplicemente debole ma troppo spesso personalistica e di puro interesse al profitto.
Per i riferimenti all'intervista del ministro Sacconi, al libro bianco sul welfare e alla teoria dell'estetica trash vedi colonna a fianco.
La prima domanda pone attenzione al fatto che il ministro nei suoi interventi, ha invocato, contro la crisi, non solo provvedimenti ma anche valori e nella risposta il ministro fa cenno a due fattori problematici. Il primo è l’indebitamento degli stati che comporta una maggior difficoltà di crescita, il secondo è il trend demografico definito in declino. Dunque il rilievo è che nelle società in cui la popolazione è in declino a livello numerico bisogna valorizzare il capitale umano. Se l’uomo è una risorsa scarsa bisogna assicurarle forme di incentivazione e protezione quindi bisogna riscoprire il valor e il rispetto della vita oggi sostituito da una visione scettica della realtà.
In sostanza il ministro riprende e sintetizza il principio espresso nella prefazione del “Libro bianco” sul welfare di recente pubblicazione ove si afferma che “Il primo valore che ci deve guidare in questa sfida è la centralità della persona, in sé e nelle sue proiezioni relazionali: la famiglia quale luogo delle relazioni affettive, il lavoro, quale espressione di progetto di vita, la comunità e il territorio, quali ambiti di relazioni sociali. L’attuale modello di welfare deve essere superato a favore di un nuovo metodo che non appaia più semplicemente risarcitorio, ma punti sulle opportunità e responsabilità intervenendo in anticipo rispetto al formarsi del bisogno e che sia stimolo di comportamenti e stili di vita responsabili. Si delinea un modello sociale che non viene realizzato soltanto attraverso funzioni pubbliche, ma anche riconoscendo, in ossequio al principio di sussidiarietà, il valore della famiglia, dell’impresa, profit e non, e di tutti i corpi intermedi che concorrono a formare la comunità. Si afferma così il principio della “vita buona” cioè attiva con valorizzazione del lavoro che non deve essere visto come una maledizione o un’attesa delusa, ma costituisca la base dell’autonomia sociale.
Questa visione vuole essere la risposta a ogni forma di egoismo corporativo e alle ricorrenti propensioni a favorire il declino della società da parte di coloro che – viziati da culture nichiliste – sembrano avere smarrito il senso stesso della vita.
Dunque il ministro – massima espressione della saggezza istituzionale - respinge le filosofie nichiliste che hanno portato a una deriva dei valori e afferma che per rimettere al centro l’uomo bisogna puntare sul lavoro per assicurare autonomia sociale quale elemento centrale del nuovo welfare che si realizza non solo,o per nulla forse, attraverso le funzioni dello Stato, ma applicando ogni grado di sussidiarietà.
Sono parole che hanno un che di semplice e condivisibile ma sono anche parole difficili.
Se restiamo in superficie possiamo più facilmente condividerne l’impostazione: c’è una caduta dei valori in una situazione di diminuzione numerica, quindi dobbiamo riprenderci, valorizzare al massimo il capitale umano. Questo non si può fare in altro modo che affermando valori, mettendo in primo piano il lavoro, elemento fondante della nostra costituzione e determinante per produrre indipendenza dell’uomo e ricchezza della nazione.
Il welfare quindi come “prodotto” non semplicemente dello Stato ma di un’azione multidimensionale e concentrica che mette l’uomo al centro sia come destinatario sia come produttore.
Se si analizza un po’ più a fondo si vedono elementi ideologici e tattica di breve periodo.
Non è del tutto convincente l’affermazione che alla base del nuovo welfare ci vuole la centralità della persona come singolo e nelle formazioni sociali quali la famiglia e gli altri luoghi di relazione. L’affermazione in astratto si limita a ripetere un principio della costituzione, ma legata al problema di garantire benessere sociale assume il tono un po’ meno nobile dell’invito al “fai da te”. Non ci sarebbe niente di male nel decidere che il benessere ciascuno se lo deve costruire da sé, se non apparissecome un semplice espediente tattico di breve respiro dal momento che non lo si accompagna ad interventi di promozione dell’immagine dell’uomo come lavoratore e come padre fondatore o rifondatore di una civiltà.
Si rende conto il ministro che non stiamo vivendo semplicemente l’era della cultura post-moderna, probabilmente a lui sgradita per la connotazione di eccessivo relativismo, ma addirittura stiamo attraversando un momento di recessione culturale e l’immagine dell’uomo sancita dai media è quella semplice e patetica del consumatore oppure mitica e vuota dell'interprete dei programmi di una sempre più invasiva trash tivù?
La televisione, amata o criticata, è la base di ogni nostra informazione e quindi inquieta madre del nostro pensiero e portatrice di ogni nuovo progetto, quindi è lo strumento per convincere, per curare, per sviluppare le personalità.
Per questa ragione ogni governo fa uso di questo mezzo e quello italiano ne rappresenta forse la massima espressione, quindi non diteci che siamo al centro della responsabilità di un nuovo shelf made welfare basato sul lavoro e sulla ricostruzione dei valori se poi governate la sviluppo del pensiero del popolo attraverso una televisione che non ha solo una linea di programmi trash ma che ha contaminato con questa cultura (trash= spazzatura, quindi scarto inutile) tutta la comunicazione oltre che lo spettacolo. Ciò è preoccupante a meno che non si aderisca alla teoria che qualcuno (Tommaso Labranca) è arrivato a produrre individuando il trash come categoria estetica che si identifica attraverso una formula matematica con lo “scarto” tra l’Intenzione (Emulazione di un modello alto) e il Risultato raggiunto. Ne ha colto lati sconosciuti sia alla gente comune sia ai critici ed è giunto a teorizzare interessanti aspetti del trash, ma è rimasto un interessante esercizio intellettuale che non si è diffuso neanche tra gli addetti ai lavori. Il trash rimane per tutti l'evoluzione in negativo della televisione generalista che tutto banalizza e che tutti giustifica convolgendoli in una sorta di comunità del peccato.
In conclusione se la cultura diffusamente riconoscibile nella popolazione italiana è condizionata, se non del tutto determinata, dall’espressione trash della tivù generalista è chiaro che invitarci ad assumere le responsabilità relative all’autocostruzione del welfare, o quanto meno ad un’ampia partecipazione a tale impresa, assume il tono di una vera e propria beffa. Ti ho preparato per tempo a lasciarti guidare in tutte le tue scelte costruendo con cura la tua disaffezione alla politica intesa come amore per la propria civiltà, poi, siccome le risorse sono scarse rispetto ai buchi da coprire e alle attese diverse delle categorie produttive, allora affermo che il benessere parte dalla centralità dell’uomo – bene – parte dall’autodeterminazione – bene – parte dalla tua capacità di intervenire con fierezza sugli elementi fondamentali della vita a partire dal lavoro - bene -.
Bene! Si potrebbe essere d’accordo se contemporaneamente venisse varata una politica di alto profilo etico e venisse perseguito con rigore e coerenza un intervento ad ampio raggio sulla cultura, utilizzando la scuola, che prima di tutto dovrebbe essere maestra di pensiero libero e non viziata da schemi ideologici, e poi i media che dovrebbero dichiarare conclusa la battaglia in corso a difesa di questo o di quel politico e sempre a sostegno, in definitiva, di una politica non semplicemente debole ma troppo spesso personalistica e di puro interesse al profitto.
Per i riferimenti all'intervista del ministro Sacconi, al libro bianco sul welfare e alla teoria dell'estetica trash vedi colonna a fianco.
giovedì 20 agosto 2009
Welfare e Crisi (W-&-C)Immigrazione e trasformazione della società italiana
“ROMA - É un simbolo quotidiano, quasi toccante, della turbolenta demografia italiana: un italiano anziano a prendere un po’ d'aria, spesso a braccetto con una badante immigrata. Le badanti spesso non sono qui legalmente ma sono state tollerate perché fanno un lavoro che pochi italiani fanno: si occupano della popolazione che invecchia rapidamente. Ma anche se l'Italia sta invecchiando, é molto più preoccupata per il crimine. E agli occhi di molti italiani, per i quali l'immigrazione é un fenomeno relativamente nuovo, gli immigrati hanno un ruolo centrale anche in questo”. (The New York Times, 21.6.08
La legge, il cosiddetto "pacchetto sicurezza" recentemente approvato, dovrebbe in teoria essere applicato a tutti gli immigrati illegali, ma le evidenti difficoltà di applicazione a tutti i casi hanno aperto le porte alla possibilità di regolarizzazione per le badanti. Sembra dunque molto problematico colpire gli immigrati illegali che si prendono cura, in cifre sempre crescenti, dei cittadini anziani anche se le procedure di regolarizzazione e l’aumento dei costi che ne consegue possono in ogni modo creare qualche problema. Il fatto è che gli italiani hanno costruito un sistema di welfare informale in base al quale, in larga misura, le necessità di servizio vengono coperte da un sistema fai-da-te che, in qualche modo, preserva l'importanza della famiglia. Portando le badanti nelle case, è vero che il lavoro di cura viene delegato, ma è altrettanto vero che nel vissuto collettivo questa modalità è vista pur sempre meglio della soluzione di spedire i genitori anziani nelle RSA. Tanto più che questo nuovo nome non è neanche entrato nell’uso corrente è non è scomparsa la definizione vecchia di “ospizio” anzi è quella che più tipicamente e diffusamente compare non solo nel linguaggio corrente ma anche nel linguaggio giornalistico. L’ospizio fa paura ...
Per leggere l'intero articolo clicca sul link
dapero articoli completi: Welfare e Crisi (W-&-C)Immigrazione e trasformazione della società italiana
La legge, il cosiddetto "pacchetto sicurezza" recentemente approvato, dovrebbe in teoria essere applicato a tutti gli immigrati illegali, ma le evidenti difficoltà di applicazione a tutti i casi hanno aperto le porte alla possibilità di regolarizzazione per le badanti. Sembra dunque molto problematico colpire gli immigrati illegali che si prendono cura, in cifre sempre crescenti, dei cittadini anziani anche se le procedure di regolarizzazione e l’aumento dei costi che ne consegue possono in ogni modo creare qualche problema. Il fatto è che gli italiani hanno costruito un sistema di welfare informale in base al quale, in larga misura, le necessità di servizio vengono coperte da un sistema fai-da-te che, in qualche modo, preserva l'importanza della famiglia. Portando le badanti nelle case, è vero che il lavoro di cura viene delegato, ma è altrettanto vero che nel vissuto collettivo questa modalità è vista pur sempre meglio della soluzione di spedire i genitori anziani nelle RSA. Tanto più che questo nuovo nome non è neanche entrato nell’uso corrente è non è scomparsa la definizione vecchia di “ospizio” anzi è quella che più tipicamente e diffusamente compare non solo nel linguaggio corrente ma anche nel linguaggio giornalistico. L’ospizio fa paura ...
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lunedì 10 agosto 2009
SOS Sanità ! La Salute è un Diritto
Pubblichiamo l'appello a favore della spesa sanitaria dell'associazione.
ANOSS ha promosso un nuovo appello contro la riduzione del finanziamento destinato al Servizio Sanitario Nazionale, previsto per il biennio 2010-2011. Come potrete notare leggendo il testo allegato, notevoli sono le conseguenze negative di questa decisione, che finirà per danneggiare, come sempre in questi casi, i cittadini più fragili.
Nei prossimi giorni l'appello verrà reso pubblico e verrà lanciata la raccolta delle adesioni a livello nazionale. Si chiede cortesemente a tutti coloro che lo condividono di aderire, al fine di riportare al centro di ogni decisione la persona, con i suoi bisogni e diritti, e non il puro interesse economico.
Grazie a tutti per l'attenzione
e buone vacanze.
La segretaria ANOSS
Ringraziamo la Segreteria Nazionbalew ANOSS che ha dato l'informazione e trascriviamo il testo con i primi firmatari
SOS Sanità ! La Salute è un Diritto
Siamo preoccupati
Il Servizio Sanitario del nostro Paese ha il compito delicato ed essenziale di garantire ai cittadini il diritto alla salute e alle cure sancito dalla nostra Costituzione.
Per questo, ha bisogno di stabilità, di buon governo e di certezze sui finanziamenti. E invece non riceve più le risorse necessarie al suo buon funzionamento.
Con le leggi finanziarie, nel biennio 2010 - 2011, sono state programmate cinque i miliardi di riduzioni di spesa (sette miliardi rispetto all’attuale Patto per la Salute).
Nel 2010 per la prima volta nella storia del Servizio Sanitario Nazionale il finanziamento sanitario è addirittura inferiore all’anno precedente, persino in valori assoluti (- 402 milioni). Mentre sparisce il fondo per la Non Autosufficienza (400 milioni).
Così si peggiorano i servizi e non possono essere garantiti i Livelli Essenziali di Assistenza ai cittadini, soprattutto ai più fragili. E si può interrompere il faticoso percorso di risanamento delle regioni impegnate nei piani di rientro dai disavanzi.
Le risorse necessarie
Ridurre il finanziamento per il servizio sanitario non ha alcuna giustificazione.
In Italia, in questi anni, la spesa in rapporto al PIL è rimasta nella media sia dei paesi UE che OCSE. E anche le proiezioni di spesa dei prossimi anni sono in linea con quelle gli altri paesi europei.
Il prossimo Patto per la Salute tra Governo e Regioni deve adeguare il finanziamento per la sanità, seguendo le linee già indicate dall’attuale Patto della Salute (che prevedeva un aumento annuo del 3,7%). La crisi non può essere usata come scusa, la spesa sanitaria svolge una funzione anticiclica e di investimento pregiato anche per la ripresa dello sviluppo.
Spendere meglio
La spesa sociale e sanitaria va usata con rigore e serietà: è spesa preziosa che serve a tutelare in primo luogo le persone più fragili. La sua efficienza e la sua efficacia sono obiettivi irrinunciabili.
L’esperienza delle regioni più virtuose, al contrario di quelle dove si concentrano gravi disavanzi, insegna che il vero risanamento non si ottiene con tagli indiscriminati, ma con una coraggiosa riorganizzazione dei servizi sanitari: il ridimensionamento e la riqualificazione della rete ospedaliera, il potenziamento dei servizi distrettuali (assistenza domiciliare), il governo degli accreditamenti, l’integrazione fra sociale e sanitario.
Riportare al centro i diritti
La riduzione dei finanziamenti oggi fa il gioco di chi vuole usare il federalismo fiscale per ridimensionare il servizio sanitario nazionale e così compromettere l’universalità del diritto alla Salute in tutto il Paese.
Indebolendo il servizio sanitario nazionale si rischia di aprire la strada, come vagheggia il libro bianco sul welfare, ad un sistema “semi mercantile”, nel quale la sanità sarà diseguale, e più costosa, come ai tempi delle vecchie mutue.
Vogliamo fermare questa deriva e riportare al centro di ogni decisione la persona, i suoi bisogni, i diritti di cittadinanza sanciti dalla Costituzione.
Le prime adesioni raccolte (in ordine alfabetico):
don Vinicio Albanesi, Aldo Ancona, Silvia Arcà, Bruno Benigni, Franca Bimbi, Stefano Cecconi, Celina Cesari, don Luigi Ciotti, Cesare Cislaghi, Massimo Cozza, Stefano Daneri, Riccardo De Facci, Sandro Del Fattore, Giovanna Del Giudice, Rossana Dettori, Nerina Dirindin, Nadia Garuglieri, Gianluigi Gessa, Loredano Giorni, Leopoldo Grosso, Maria Cecilia Guerra, Grazia Labate, Betty Leone, Gavino, Maciocco, Michele Mangano, Ernesto Melluso, Piernatale Mengozzi, Franco Pesaresi, Morena Piccinini, Saverio Proia, Fabio Ragaini, Emanuele Ranci Ortigosa, Chiara Rinaldini, Fabrizio Rossetti, Gabriella Stramaccioni, Andrea Tardiola, Francesco Taroni, Tiziano Vecchiato, Serafino Zucchelli …
Chi volesse sottoscrivere l'appello deve mandare una mail al seguente indirizzo: sossanita@gmail.com
ANOSS ha promosso un nuovo appello contro la riduzione del finanziamento destinato al Servizio Sanitario Nazionale, previsto per il biennio 2010-2011. Come potrete notare leggendo il testo allegato, notevoli sono le conseguenze negative di questa decisione, che finirà per danneggiare, come sempre in questi casi, i cittadini più fragili.
Nei prossimi giorni l'appello verrà reso pubblico e verrà lanciata la raccolta delle adesioni a livello nazionale. Si chiede cortesemente a tutti coloro che lo condividono di aderire, al fine di riportare al centro di ogni decisione la persona, con i suoi bisogni e diritti, e non il puro interesse economico.
Grazie a tutti per l'attenzione
e buone vacanze.
La segretaria ANOSS
Ringraziamo la Segreteria Nazionbalew ANOSS che ha dato l'informazione e trascriviamo il testo con i primi firmatari
SOS Sanità ! La Salute è un Diritto
Siamo preoccupati
Il Servizio Sanitario del nostro Paese ha il compito delicato ed essenziale di garantire ai cittadini il diritto alla salute e alle cure sancito dalla nostra Costituzione.
Per questo, ha bisogno di stabilità, di buon governo e di certezze sui finanziamenti. E invece non riceve più le risorse necessarie al suo buon funzionamento.
Con le leggi finanziarie, nel biennio 2010 - 2011, sono state programmate cinque i miliardi di riduzioni di spesa (sette miliardi rispetto all’attuale Patto per la Salute).
Nel 2010 per la prima volta nella storia del Servizio Sanitario Nazionale il finanziamento sanitario è addirittura inferiore all’anno precedente, persino in valori assoluti (- 402 milioni). Mentre sparisce il fondo per la Non Autosufficienza (400 milioni).
Così si peggiorano i servizi e non possono essere garantiti i Livelli Essenziali di Assistenza ai cittadini, soprattutto ai più fragili. E si può interrompere il faticoso percorso di risanamento delle regioni impegnate nei piani di rientro dai disavanzi.
Le risorse necessarie
Ridurre il finanziamento per il servizio sanitario non ha alcuna giustificazione.
In Italia, in questi anni, la spesa in rapporto al PIL è rimasta nella media sia dei paesi UE che OCSE. E anche le proiezioni di spesa dei prossimi anni sono in linea con quelle gli altri paesi europei.
Il prossimo Patto per la Salute tra Governo e Regioni deve adeguare il finanziamento per la sanità, seguendo le linee già indicate dall’attuale Patto della Salute (che prevedeva un aumento annuo del 3,7%). La crisi non può essere usata come scusa, la spesa sanitaria svolge una funzione anticiclica e di investimento pregiato anche per la ripresa dello sviluppo.
Spendere meglio
La spesa sociale e sanitaria va usata con rigore e serietà: è spesa preziosa che serve a tutelare in primo luogo le persone più fragili. La sua efficienza e la sua efficacia sono obiettivi irrinunciabili.
L’esperienza delle regioni più virtuose, al contrario di quelle dove si concentrano gravi disavanzi, insegna che il vero risanamento non si ottiene con tagli indiscriminati, ma con una coraggiosa riorganizzazione dei servizi sanitari: il ridimensionamento e la riqualificazione della rete ospedaliera, il potenziamento dei servizi distrettuali (assistenza domiciliare), il governo degli accreditamenti, l’integrazione fra sociale e sanitario.
Riportare al centro i diritti
La riduzione dei finanziamenti oggi fa il gioco di chi vuole usare il federalismo fiscale per ridimensionare il servizio sanitario nazionale e così compromettere l’universalità del diritto alla Salute in tutto il Paese.
Indebolendo il servizio sanitario nazionale si rischia di aprire la strada, come vagheggia il libro bianco sul welfare, ad un sistema “semi mercantile”, nel quale la sanità sarà diseguale, e più costosa, come ai tempi delle vecchie mutue.
Vogliamo fermare questa deriva e riportare al centro di ogni decisione la persona, i suoi bisogni, i diritti di cittadinanza sanciti dalla Costituzione.
Le prime adesioni raccolte (in ordine alfabetico):
don Vinicio Albanesi, Aldo Ancona, Silvia Arcà, Bruno Benigni, Franca Bimbi, Stefano Cecconi, Celina Cesari, don Luigi Ciotti, Cesare Cislaghi, Massimo Cozza, Stefano Daneri, Riccardo De Facci, Sandro Del Fattore, Giovanna Del Giudice, Rossana Dettori, Nerina Dirindin, Nadia Garuglieri, Gianluigi Gessa, Loredano Giorni, Leopoldo Grosso, Maria Cecilia Guerra, Grazia Labate, Betty Leone, Gavino, Maciocco, Michele Mangano, Ernesto Melluso, Piernatale Mengozzi, Franco Pesaresi, Morena Piccinini, Saverio Proia, Fabio Ragaini, Emanuele Ranci Ortigosa, Chiara Rinaldini, Fabrizio Rossetti, Gabriella Stramaccioni, Andrea Tardiola, Francesco Taroni, Tiziano Vecchiato, Serafino Zucchelli …
Chi volesse sottoscrivere l'appello deve mandare una mail al seguente indirizzo: sossanita@gmail.com
Welfare e Crisi (W-&-C) -Immigrazione, informazione e pregiudizi
Immigrazione, informazione e
pregiudizi
Analizzando i dati dell’ISTAT (Vedi articoli precedenti sullo stesso tema) abbiamo visto diversi fenomeni interessanti culminanti con l’osservazione che i cittadini stranieri che sono e saranno presenti in Italia sono prevalentemente in una classe di età che rende più favorevole il rapporto tra lavoratori e anziani. È chiaro dunque che gli stranieri con la loro esistenza influenzano le caratteristiche del welfare rendendo possibili azioni che richiedono risorse che lo solo strato giovane della popolazione può produrre. Si è detto molte volte e da più parti che l’Italia è una nazione che invecchia e che ciò comporta problemi di gestione dei servizi sociosanitari, ma è chiaro che le difficoltà che si incontrano non sussistono in senso assoluto, ovvero, non è che in Italia non si conoscono le tecniche sanitarie o socio assistenziali, anzi, in molte regioni è stato raggiunto un livello d’avanguardia. È bensì vero, invece, che mancano le risorse per intervenire al livello di numero e di qualità che si richiede, non si tratta semplicemente di mancanza di risorse economiche ma anche di personale adeguato per numero e formazione. Dunque, man mano che il tempo passa, abbiamo sempre più bisogno di attività assistenziali (perché gli anziani aumentano), ma abbiamo sempre meno risorse
continua...
sabato 1 agosto 2009
Welfare e Crisi (W-&-C) - Studio e dibattito - Previsioni ISTAT-Stranieri
Previsioni ISTAT-Stranieri
Come anticipato nel precedente post è interessante completare l’analisi dell'evoluzione demografica esaminando qualche dato del fenomeno migratorio per meglio comprendere come potrà essere il futuro da questo punto di vista, che, volente o nolente...
continua..
Come anticipato nel precedente post è interessante completare l’analisi dell'evoluzione demografica esaminando qualche dato del fenomeno migratorio per meglio comprendere come potrà essere il futuro da questo punto di vista, che, volente o nolente...
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mercoledì 29 luglio 2009
Welfare e Crisi (W-&-C) - Studio e dibattito
W-&-C
Le previsioni demografiche ISTAT
Prima di qualunque altro approfondimento o analisi relativa ai vari dati relativi all’offerta di servizi è interessante studiare almeno in una certa misura le previsioni demografiche che l’ISTAT mette a disposizione dei ricercatori o anche dei semplici curiosi. Ponendoci a metà tra le due categorie è giusto riconoscere che il presente lavoro pur non aspirando ad un rigore scientifico pari a quello dell’Istituto di Statistica, tuttavia, non è stilato per pura curiosità.C’è l’intento di studiare il rapporto tra il trend della popolazione, l’incidenza degli anziani sul totale e il fabbisogno di servizi. Il tutto confrontato con la verifica, dall’altra parte dei servizi attualmente offerti suddivisi per tipo e quantità. Visto il trend della popolazione è possibile stimare l’incremento del fabbisogno di servizi se lasciamo inalterata l’offerta per tipo e qualità. Così si perviene all’ultimo sforzo di ipotizzare un’evoluzione dei servizi per tipo e qualità per concludere quindi con la definizione di un quadro dell’evoluzione possibile e/o auspicabileL’obiettivo è complesso, dunque bisogna procedere per gradi. Prima di tutto dovremo occuparci del trend previsto per la popolazione
continua..
Le previsioni demografiche ISTAT
Prima di qualunque altro approfondimento o analisi relativa ai vari dati relativi all’offerta di servizi è interessante studiare almeno in una certa misura le previsioni demografiche che l’ISTAT mette a disposizione dei ricercatori o anche dei semplici curiosi. Ponendoci a metà tra le due categorie è giusto riconoscere che il presente lavoro pur non aspirando ad un rigore scientifico pari a quello dell’Istituto di Statistica, tuttavia, non è stilato per pura curiosità.C’è l’intento di studiare il rapporto tra il trend della popolazione, l’incidenza degli anziani sul totale e il fabbisogno di servizi. Il tutto confrontato con la verifica, dall’altra parte dei servizi attualmente offerti suddivisi per tipo e quantità. Visto il trend della popolazione è possibile stimare l’incremento del fabbisogno di servizi se lasciamo inalterata l’offerta per tipo e qualità. Così si perviene all’ultimo sforzo di ipotizzare un’evoluzione dei servizi per tipo e qualità per concludere quindi con la definizione di un quadro dell’evoluzione possibile e/o auspicabileL’obiettivo è complesso, dunque bisogna procedere per gradi. Prima di tutto dovremo occuparci del trend previsto per la popolazione
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martedì 28 luglio 2009
Welfare e Crisi (W-&-C)
Studio e dibattito su questo binomio che condiziona le scelte, la vita delle strutture e dei servizi socio-assistenziali-sanitari. Presentazione
Poche righe per introdurre gli elementi fondamentali a cui si ispira questo progetto di comunicazione.I presupposti da cui muove appartengono all’analisi politica in senso stretto nei diversi territori italiani. C’è il dato demografico che incalza: da anni si osserva un trend di crescita della popolazione anziana più che proporzionale a quello generale. Il dato all’interno di questo è a sua volta incalzante ed è la consistenza numerica dei grandi vecchi con una situazione sanitaria instabile, affetti da pluripatologie e con consumo di beni sanitari in crescita. L’altro dato preoccupante è quello economico che vede, per lo Stato, l’impossibilità di fronteggiare un trend di spesa crescente per i servizi socio-sanitari a cui, da un certo tempo per la crisi in atto, l’impoverimento delle famiglie sulle quali grava la responsabilità e il disagio.Siamo dunque di fronte a un sensibile cambiamento ..
continua..
Poche righe per introdurre gli elementi fondamentali a cui si ispira questo progetto di comunicazione.I presupposti da cui muove appartengono all’analisi politica in senso stretto nei diversi territori italiani. C’è il dato demografico che incalza: da anni si osserva un trend di crescita della popolazione anziana più che proporzionale a quello generale. Il dato all’interno di questo è a sua volta incalzante ed è la consistenza numerica dei grandi vecchi con una situazione sanitaria instabile, affetti da pluripatologie e con consumo di beni sanitari in crescita. L’altro dato preoccupante è quello economico che vede, per lo Stato, l’impossibilità di fronteggiare un trend di spesa crescente per i servizi socio-sanitari a cui, da un certo tempo per la crisi in atto, l’impoverimento delle famiglie sulle quali grava la responsabilità e il disagio.Siamo dunque di fronte a un sensibile cambiamento ..
continua..
lunedì 15 giugno 2009
ANOSS al Pte-expo - maggio 2009
A Verona dal 26 al 28 maggio si è tenuta l’ottava edizione della Fiera e congresso per la terza età.
ANOSS ha partecipato a tale manifestazione organizzando due convegni e presentandosi al grande pubblico con uno stand allestito all’interno della fiera. I mezzi economici non ci hanno consentito di realizzare un allestimento prestigioso ma ci siamo limitati, come si vede dalla foto pubblicata a lato, ad un grande pannello col nostro logo inserito in una immagine con grandi spazi, montagne e cieli sereni, immagine che valorizziamo spesso (è lo sfondo anche della nostra cartellina) per il senso di libertà e di fiducia che riesce a dare, o così almeno ci sembra.
C’era poi qualche manifesto che promoveva la richiesta del cinque per mille e tanti opuscoli con la nostra storia (breve) e i nostri obiettivi (ambiziosi).
Ci siamo alternati allo stand e non ci siamo mai annoiati: abbiamo avuto un sacco di visite, specie dopo i convegni, di operatori interessati a capire meglio le nostre idee e i nostri scopi.
abbiamo distribuito nei tre giorni della trasferta veronese circa un migliaio di brochure illustrative contenenti la storia dell'associazione e una sintesi dei suoi scopi.
ANOSS ha partecipato a tale manifestazione organizzando due convegni e presentandosi al grande pubblico con uno stand allestito all’interno della fiera. I mezzi economici non ci hanno consentito di realizzare un allestimento prestigioso ma ci siamo limitati, come si vede dalla foto pubblicata a lato, ad un grande pannello col nostro logo inserito in una immagine con grandi spazi, montagne e cieli sereni, immagine che valorizziamo spesso (è lo sfondo anche della nostra cartellina) per il senso di libertà e di fiducia che riesce a dare, o così almeno ci sembra.
C’era poi qualche manifesto che promoveva la richiesta del cinque per mille e tanti opuscoli con la nostra storia (breve) e i nostri obiettivi (ambiziosi).
Ci siamo alternati allo stand e non ci siamo mai annoiati: abbiamo avuto un sacco di visite, specie dopo i convegni, di operatori interessati a capire meglio le nostre idee e i nostri scopi.
abbiamo distribuito nei tre giorni della trasferta veronese circa un migliaio di brochure illustrative contenenti la storia dell'associazione e una sintesi dei suoi scopi.
Modelli di welfare e servizi di assistenza

26 Maggio 2009
Fiera di Verona - Sala Puccini
Da sinistra
Alessandro Battistella
Giovanni Maria Soro
Fabio Vidotto
Marina Generali (in piedi)
A Verona nella mattinata del 26 maggio si è svolto il primo dei due convegni proposti da ANOSS
Si è trattato di un incontro seminariale dal titolo “Modelli di welfare e servizi di assistenza” rivolto a tutti gli amministratori pubblici e dirigenti di enti locali, a dirigenti e quadri della aziende pubbliche e private operanti nel settore sociosanitario, ai Direttori generali, agli altri dirigenti e ai quadri territoriali delle ASL, ai responsabili degli uffici di piano e ai loro staff.
OBIETTIVI E TEMI DEL CONVEGNO
L’obiettivo di questo convegno è di rappresentare (nel limite del possibile) alcuni modelli regioni attraverso la presentazione di alcune esperienze sviluppare a livello di territorio.
La centralità dell’utente spesso viene disattesa a causa di un’organizzazione per servizi e troppo ospedalocentrica del territorio.
Se è vero che l’ospedale continua ad assorbire molte risorse è pur vero che molte ASL spendono più del 35-40% del loro budget per la gestione di servizi extra-ospedale. Ma con quale controllo della appropriatezza della spesa? Con quali soluzioni e integrazioni? Con quale coinvolgimento degli attori territoriali?
Cosa stiamo facendo per studiare nuove soluzioni e nuovi modi di gestire l’offerta?
Tutte le Regioni, anche se con differenti intensità ed efficacia, stanno comunque guardando al territorio come risorsa strategica, per ridurre la spesa complessiva e per massimizzare i risultati per il cittadino. Ma il modello che si sceglie non è indifferente e non può essere definitivo.
Da un lato il territorio è ancora poco studiato e spesso è “fuori dominio” sul piano del controllo dei costi e dei risultati. Pochi sanno realmente cosa costa un servizio di cure domiciliari; raramente si hanno sotto controllo i volumi di spesa della residenzialità; pochissimi hanno a regime un sistema di monitoraggio della appropriatezza degli interventi; ancora meno sono coloro che possono seguire la storia dei propri assistiti nei percorsi di cura complessivi monitorandone risultati e costi. L’aspetto più drammatico riguarda il fatto che alcune regioni, convinte di avere in mano un modello vincente, non hanno tenuto conto di come è cambiato il panorama dei “clienti” della sanità e quindi non si sono rinnovate e sono, anzi, rimaste indietro. Cercando soluzioni più economiche, le Regioni sembrano normare ancora per servizi e non per processi, continuano a “disintegrare” il sistema anziché integrarlo, continuano a programmare per settori anziché assumendo una visione globale.
Dall’altro lato vi è comunque la percezione che i servizi territoriali (escludendo l’ospedale) siano l’unico vero modo per avvicinarsi al cittadino, con risposte sempre più appropriate e (a volte) molto meno costose della risposta solo sanitaria-ospedaliera. Per fare questo occorre però cambiare paradigma, immaginare una nuova gestione dei fondi dell’assistenza, riorganizzare la filiera non secondo stereotipi, con una nuova capacità di programmare e governare il territorio.
Ma quanto si è fatto per lo sviluppo del territorio, quali sono state nelle diverse regioni le “idee” che hanno consentito veramente un cambio di rotta a favore del cittadino?
È possibile strutturare percorsi di continuità di cura e seguire i percorsi del cittadino nel tempo?
Possiamo ricostruire la sua storia clinica e magari anche i successi assistenziali conseguiti ed i costi sostenuti?
Vi sono degli indicatori assunti dalle regioni come misuratori dei risultati sui cittadini?
Nel seminario sono intervenuti diversi relatori che hanno cercato di rappresentare le caratteristiche del modello della loro regione e come nel territorio che loro conoscono, si sia giunti a delle prime soluzioni e a dei risultati concreti.
Chairman del convegno è stato Alessandro Battistella (Responsabile dell’Istituto per la Ricerca Sociale di Milano)
Si sono susseguite poi le relazioni di
Giovanni Gelmini (Geriatra Direttore Medico di servizi Terza Età e coordinatore scientifico del sistema residenziale “Villa Matilde” – KSG caregiver di Parma) con un intervento dal titolo “Lo stato dell’arte di un modello di riferimento (Regione Emilia Romagna)”
Marina Generali (Direttore Amministrativo ASL di Cremona) “La modernizzazione e il modello privatistico di assistenza della Regione Lombardia”
Giovanni Maria Soro (Direttore Amministrativo ASL di Cagliari) “Dall’esperienza di successo della ASL di Cagliari verso il modello regionale: risultati e percorso”
Angelo Tanzarella (Direttore Sociale ULSS di Belluno) “La ricerca dell’integrazione attraverso i sistemi informativi: un’applicazione del Modello Veneto”
Fabio Vidotto (Formatore e consulente di management sociosanitario, Studio Vega S.a.s.) “L’organizzazione per processi: quale futuro per il territorio?”
Il convegno si protratto fino alle ore 13,30, le relazioni presentate sono state di alto profilo tecnico ed espresse in modo piacevole mantenendo elevato e costante l’interesse del pubblico.
Si è trattato di un incontro seminariale dal titolo “Modelli di welfare e servizi di assistenza” rivolto a tutti gli amministratori pubblici e dirigenti di enti locali, a dirigenti e quadri della aziende pubbliche e private operanti nel settore sociosanitario, ai Direttori generali, agli altri dirigenti e ai quadri territoriali delle ASL, ai responsabili degli uffici di piano e ai loro staff.
OBIETTIVI E TEMI DEL CONVEGNO
L’obiettivo di questo convegno è di rappresentare (nel limite del possibile) alcuni modelli regioni attraverso la presentazione di alcune esperienze sviluppare a livello di territorio.
La centralità dell’utente spesso viene disattesa a causa di un’organizzazione per servizi e troppo ospedalocentrica del territorio.
Se è vero che l’ospedale continua ad assorbire molte risorse è pur vero che molte ASL spendono più del 35-40% del loro budget per la gestione di servizi extra-ospedale. Ma con quale controllo della appropriatezza della spesa? Con quali soluzioni e integrazioni? Con quale coinvolgimento degli attori territoriali?
Cosa stiamo facendo per studiare nuove soluzioni e nuovi modi di gestire l’offerta?
Tutte le Regioni, anche se con differenti intensità ed efficacia, stanno comunque guardando al territorio come risorsa strategica, per ridurre la spesa complessiva e per massimizzare i risultati per il cittadino. Ma il modello che si sceglie non è indifferente e non può essere definitivo.
Da un lato il territorio è ancora poco studiato e spesso è “fuori dominio” sul piano del controllo dei costi e dei risultati. Pochi sanno realmente cosa costa un servizio di cure domiciliari; raramente si hanno sotto controllo i volumi di spesa della residenzialità; pochissimi hanno a regime un sistema di monitoraggio della appropriatezza degli interventi; ancora meno sono coloro che possono seguire la storia dei propri assistiti nei percorsi di cura complessivi monitorandone risultati e costi. L’aspetto più drammatico riguarda il fatto che alcune regioni, convinte di avere in mano un modello vincente, non hanno tenuto conto di come è cambiato il panorama dei “clienti” della sanità e quindi non si sono rinnovate e sono, anzi, rimaste indietro. Cercando soluzioni più economiche, le Regioni sembrano normare ancora per servizi e non per processi, continuano a “disintegrare” il sistema anziché integrarlo, continuano a programmare per settori anziché assumendo una visione globale.
Dall’altro lato vi è comunque la percezione che i servizi territoriali (escludendo l’ospedale) siano l’unico vero modo per avvicinarsi al cittadino, con risposte sempre più appropriate e (a volte) molto meno costose della risposta solo sanitaria-ospedaliera. Per fare questo occorre però cambiare paradigma, immaginare una nuova gestione dei fondi dell’assistenza, riorganizzare la filiera non secondo stereotipi, con una nuova capacità di programmare e governare il territorio.
Ma quanto si è fatto per lo sviluppo del territorio, quali sono state nelle diverse regioni le “idee” che hanno consentito veramente un cambio di rotta a favore del cittadino?
È possibile strutturare percorsi di continuità di cura e seguire i percorsi del cittadino nel tempo?
Possiamo ricostruire la sua storia clinica e magari anche i successi assistenziali conseguiti ed i costi sostenuti?
Vi sono degli indicatori assunti dalle regioni come misuratori dei risultati sui cittadini?
Nel seminario sono intervenuti diversi relatori che hanno cercato di rappresentare le caratteristiche del modello della loro regione e come nel territorio che loro conoscono, si sia giunti a delle prime soluzioni e a dei risultati concreti.
Chairman del convegno è stato Alessandro Battistella (Responsabile dell’Istituto per la Ricerca Sociale di Milano)
Si sono susseguite poi le relazioni di
Giovanni Gelmini (Geriatra Direttore Medico di servizi Terza Età e coordinatore scientifico del sistema residenziale “Villa Matilde” – KSG caregiver di Parma) con un intervento dal titolo “Lo stato dell’arte di un modello di riferimento (Regione Emilia Romagna)”
Marina Generali (Direttore Amministrativo ASL di Cremona) “La modernizzazione e il modello privatistico di assistenza della Regione Lombardia”
Giovanni Maria Soro (Direttore Amministrativo ASL di Cagliari) “Dall’esperienza di successo della ASL di Cagliari verso il modello regionale: risultati e percorso”
Angelo Tanzarella (Direttore Sociale ULSS di Belluno) “La ricerca dell’integrazione attraverso i sistemi informativi: un’applicazione del Modello Veneto”
Fabio Vidotto (Formatore e consulente di management sociosanitario, Studio Vega S.a.s.) “L’organizzazione per processi: quale futuro per il territorio?”
Il convegno si protratto fino alle ore 13,30, le relazioni presentate sono state di alto profilo tecnico ed espresse in modo piacevole mantenendo elevato e costante l’interesse del pubblico.
"Il responsabile di Nucleo:un ruolo determinante per l’integrazione professionale in RSA/Casa Protetta”
Da sinistra:
Carlo Gobbi
Tiziana Cravedi
Renato Dapero
Sabrina Belardinelli
Mara Caminati
Fabio Vidotto
Marianna Totta Nido
A Verona nella mattinata del 27 maggio si è svolto il secondo dei due convegni proposti da ANOSS
Si è trattato di un incontro centrato sul problema dell’integrazione rivolto a tutte le figure: dagli OSS agli IP, ai Professionals del settore socio-sanitario, ai medici di struttura, ai coordinatori e ovviamente ai Responsabili di Nucleo dalla cui figura specificamente trae origine l’idea stessa del convegno che infatti reca il titolo “Responsabile di Nucleo: un ruolo determinante per l’integrazione professionale in RSA/Casa Protetta”
OBIETTIVI E TEMI DEL CONVEGNO
Al centro del servizio socio-sanitario c’è la persona umana come entità unica e inscindibile da rispettare e valorizzare.
I servizi residenziali rivolti ad anziani fragili sono sempre più complessi spaziando dall’aiuto alle attività quotidiane, ad attività occupazionali, ricreative culturali, all’assistenza medica, infermieristica e riabilitativa. Obiettivo: il miglioramento o il mantenimento dello stato di salute e di benessere dell’anziano.
L’equipe di cura deve seguire un processo decisionale in cui le informazioni vengono condivise fra i membri che hanno competenze diverse e ciò pone in evidenza il bisogno di integrazione che, come sempre e ora più di prima, deve essere visto come un obiettivo in perenne sviluppo e non come un datro acquisito.
Non si può scindere la sfera sociale da quella sanitaria ed è quindi indispensabile per la corretta esecuzione del piano assistenziale l’opera di coordinamento dell’equipe.
Il Responsabile di Nucleo garantisce circolazione delle informazioni, sintesi delle decisioni e riscontro sui risultati, quindi ha un ruolo determinante per l’integrazione e gli sono richieste competenze tecniche, gestionali e comunicative.
Nel convegno seminario sono intervenuti diversi relatori portando un significativo contributo alla disamina del complesso problema proposto.
Chairman del convegno è stato Renato Dapero (Presidente ANOSS Sez. Emila Romagna e vicepresidente nazionale)
Si sono susseguiti poi i relatori nell’ordine indicato con gli argomenti loro assegnati dal programma e riportati sotto
Carlo Gobbi (Coordinatore Casa Protetta Albesani di Castelsangiovanni -PC)
“Il Responsabile di Nucleo e il suo ruolo di coordinamento in una corretta esecuzione del PAI”
Fabio Vidotto (Docente e formatore – Presidente Studio Vega – Treviso)
“I sistemi di valutazione e classificazione come strumenti per il coordinamento”
Sabrina Belardinelli (Formatrice e Valutatrice Regione Umbria – Presidente Green Sisteme – Panicale -PG)
“Gli elementi oggettivi di qualità in un sistema organizzativo fondato sull’integrazione professionale”
Cravedi Tiziana (Medico di struttura – Dirigente medico – Albesani Castelsangiovanni PC)
“Il medico di struttura nel processo di cura tra responsabilità individuali e integrazione”
Marianna Totta Nido (Respopnsabile attività infermieristiche – Casa Protetta Vittorio Emanuele - Piacenza)
“Definizione e rispetto dei ruoli alla base della cultura dell’integrazione”
Mara Caminati (RAA – Casa Protetta Albesani – Castelsangiovanni – PC
“LO sviluppo professionale del Responsabile di Nucleo: una linea per la sua formazione”
Il convegno si protratto fino alle ore 13,30 con una costante e attenta partecipazione del pubblico che è stato molto numeroso.
Dobbiamo ricordare, infatti, che questo convegno ha riscosso un successo di pubblico notevole tanto che per poter accogliere tutti gli iscritti abbiamo dovuto chiedere di aprire l’Auditorium Verdi della Fiera che è lo spazio di maggiori dimensioni disponibile. Abbiamo avuto oltre duecentocinquanta presenze e ciò ha rappresentato un momento di grande soddisfazione per noi. Non solo abbiamo avuto conferma dell’interesse per la nostra proposta formativa ma abbiamo in questo modo lanciato la nostra immagine come associazione capace di promuovere l’organizzazione di importanti eventi a livello nazionale e ciò costituisce la premessa per i successivi sviluppi auspicati. (che ben difficilmente si realizzerebbero senza idee e senza sponsor..!) Se è vero che le sponsorizzazioni alle associazioni funzionano come quelle televisive, sulla base dell’audience, allora vogliamo sottolineare che in questo caso abbiamo realizzato un evento con un ascolto che è andato ben oltre ogni più rosea aspettativa coinvolgendo operatori di tutti i livelli professionali e provenienti da tutte le regioni d’Italia.
Un’altra particolarità che non possiamo sottacere è che ben 5 dei 7 relatori erano piacentini, quindi è stato anche un momento di “esportazione” del know how del nostro territorio. E un momento di successo; quindi, a dispetto della distanza dal centro culturale della nostra Regione, si è dimostrato che nei servizi sociali la nostra provincia non è seconda a nessuno, anzi..!
Si è trattato di un incontro centrato sul problema dell’integrazione rivolto a tutte le figure: dagli OSS agli IP, ai Professionals del settore socio-sanitario, ai medici di struttura, ai coordinatori e ovviamente ai Responsabili di Nucleo dalla cui figura specificamente trae origine l’idea stessa del convegno che infatti reca il titolo “Responsabile di Nucleo: un ruolo determinante per l’integrazione professionale in RSA/Casa Protetta”
OBIETTIVI E TEMI DEL CONVEGNO
Al centro del servizio socio-sanitario c’è la persona umana come entità unica e inscindibile da rispettare e valorizzare.
I servizi residenziali rivolti ad anziani fragili sono sempre più complessi spaziando dall’aiuto alle attività quotidiane, ad attività occupazionali, ricreative culturali, all’assistenza medica, infermieristica e riabilitativa. Obiettivo: il miglioramento o il mantenimento dello stato di salute e di benessere dell’anziano.
L’equipe di cura deve seguire un processo decisionale in cui le informazioni vengono condivise fra i membri che hanno competenze diverse e ciò pone in evidenza il bisogno di integrazione che, come sempre e ora più di prima, deve essere visto come un obiettivo in perenne sviluppo e non come un datro acquisito.
Non si può scindere la sfera sociale da quella sanitaria ed è quindi indispensabile per la corretta esecuzione del piano assistenziale l’opera di coordinamento dell’equipe.
Il Responsabile di Nucleo garantisce circolazione delle informazioni, sintesi delle decisioni e riscontro sui risultati, quindi ha un ruolo determinante per l’integrazione e gli sono richieste competenze tecniche, gestionali e comunicative.
Nel convegno seminario sono intervenuti diversi relatori portando un significativo contributo alla disamina del complesso problema proposto.
Chairman del convegno è stato Renato Dapero (Presidente ANOSS Sez. Emila Romagna e vicepresidente nazionale)
Si sono susseguiti poi i relatori nell’ordine indicato con gli argomenti loro assegnati dal programma e riportati sotto
Carlo Gobbi (Coordinatore Casa Protetta Albesani di Castelsangiovanni -PC)
“Il Responsabile di Nucleo e il suo ruolo di coordinamento in una corretta esecuzione del PAI”
Fabio Vidotto (Docente e formatore – Presidente Studio Vega – Treviso)
“I sistemi di valutazione e classificazione come strumenti per il coordinamento”
Sabrina Belardinelli (Formatrice e Valutatrice Regione Umbria – Presidente Green Sisteme – Panicale -PG)
“Gli elementi oggettivi di qualità in un sistema organizzativo fondato sull’integrazione professionale”
Cravedi Tiziana (Medico di struttura – Dirigente medico – Albesani Castelsangiovanni PC)
“Il medico di struttura nel processo di cura tra responsabilità individuali e integrazione”
Marianna Totta Nido (Respopnsabile attività infermieristiche – Casa Protetta Vittorio Emanuele - Piacenza)
“Definizione e rispetto dei ruoli alla base della cultura dell’integrazione”
Mara Caminati (RAA – Casa Protetta Albesani – Castelsangiovanni – PC
“LO sviluppo professionale del Responsabile di Nucleo: una linea per la sua formazione”
Il convegno si protratto fino alle ore 13,30 con una costante e attenta partecipazione del pubblico che è stato molto numeroso.
Dobbiamo ricordare, infatti, che questo convegno ha riscosso un successo di pubblico notevole tanto che per poter accogliere tutti gli iscritti abbiamo dovuto chiedere di aprire l’Auditorium Verdi della Fiera che è lo spazio di maggiori dimensioni disponibile. Abbiamo avuto oltre duecentocinquanta presenze e ciò ha rappresentato un momento di grande soddisfazione per noi. Non solo abbiamo avuto conferma dell’interesse per la nostra proposta formativa ma abbiamo in questo modo lanciato la nostra immagine come associazione capace di promuovere l’organizzazione di importanti eventi a livello nazionale e ciò costituisce la premessa per i successivi sviluppi auspicati. (che ben difficilmente si realizzerebbero senza idee e senza sponsor..!) Se è vero che le sponsorizzazioni alle associazioni funzionano come quelle televisive, sulla base dell’audience, allora vogliamo sottolineare che in questo caso abbiamo realizzato un evento con un ascolto che è andato ben oltre ogni più rosea aspettativa coinvolgendo operatori di tutti i livelli professionali e provenienti da tutte le regioni d’Italia.
Un’altra particolarità che non possiamo sottacere è che ben 5 dei 7 relatori erano piacentini, quindi è stato anche un momento di “esportazione” del know how del nostro territorio. E un momento di successo; quindi, a dispetto della distanza dal centro culturale della nostra Regione, si è dimostrato che nei servizi sociali la nostra provincia non è seconda a nessuno, anzi..!

La foto del pubblico
Fiera di Verona - Auditorium Verdi
domenica 14 giugno 2009
Integrazione professionale e capacità relazionali
Dall’impegno sostenuto a Verona nei tre giorni del Pte-Expo, tra convegni e contatti con i rappresentanti delle più varie professionalità presenti nel complesso mondo dell’assistenza socio-sanitaria, si sono confermati molti punti, ma si sono anche affacciati alcuni nuovi interrogativi che hanno fatto esplodere, alla fine, un più consapevole interesse per gli aspetti psicologici e le componenti emotive del servizio.Si è confermata la tendenza del pubblico a dare una risposta massiccia quando si affrontano problemi pratici che investono gli operatori dei servizi e la partecipazione è tanto più grande quanto più convegni e seminari toccano argomenti che riguardano tutti e vengono interpretati secondo una lettura tecnica rispettosa delle differenze e tendente a valorizzare le specificità all’interno dei gruppi. Argomenti come modelli organizzativi, funzioni del middle management, sistemi di valutazione e integrazione sono già stati trattati tante volte e sembrerebbe quasi impossibile che permettano ulteriori scoperte visto che su questi esiste anche una discreta letteratura oltre che numerosissime esperienze documentate. Eppure “tirano” sempre, cosicché si può immaginare che non si scriverà mai la parola fine sullo studio e sulla ricerca in merito. Questo perché il problema è particolarmente difficile sotto il profilo tecnico o forse perché il mondo cambia intorno a noi e ciò che ieri costituiva una risposta e un punto di arrivo, oggi è semplicemente un punto di partenza. Ma la convinzione nuova che si è fatta strada in questi giorni è che il problema è interessante perché in un modo o nell’altro tocca l’anima della gente. Così... Per leggere l'intero articolo (Clik qui!)
domenica 24 maggio 2009
Il mondo che vorrei
Il mondo che vorrei
di Fabio Vidotto*
Dico che non è così il mondo che vorrei!
Non si può sollevare le montagne.
Non puoi andare dove vorresti andare…
Qui si può solo piangere!
E alla fine non si piange neanche più!…
non è così il mondo che vorrei!
(Vasco Rossi, Il mondo che vorrei)
In un mondo che sembra andare a rotoli, dove i soldi sono finiti e dove i valori sembrano più in crisi della finanza, forse abbiamo una grande occasione di riscatto e di innovazione. Nel “mondo” dei servizi sociali, socio assistenziali, sociosanitari e sanitari abbiamo sicuramente la possibilità di fare qualcosa di nuovo ed efficace attivando un modello di governance che consenta di utilizzare al meglio le risorse disponibili, rimettendo al centro l’uomo. L’uomo con le sue fragilità e bisogni. Quello che tutti i giorni girovaga con la famiglia nella rete (dei servizi) alla ricerca di una risposta. Risposta che talvolta, se c’è, rischia di essere non “appropriata”, e, in quanto tale, costosa più di quanto dovrebbe e spesso non rispondente ai bisogni della persona.
(Clic qui per leggere l'intero articolo)
di Fabio Vidotto*
Dico che non è così il mondo che vorrei!
Non si può sollevare le montagne.
Non puoi andare dove vorresti andare…
Qui si può solo piangere!
E alla fine non si piange neanche più!…
non è così il mondo che vorrei!
(Vasco Rossi, Il mondo che vorrei)
In un mondo che sembra andare a rotoli, dove i soldi sono finiti e dove i valori sembrano più in crisi della finanza, forse abbiamo una grande occasione di riscatto e di innovazione. Nel “mondo” dei servizi sociali, socio assistenziali, sociosanitari e sanitari abbiamo sicuramente la possibilità di fare qualcosa di nuovo ed efficace attivando un modello di governance che consenta di utilizzare al meglio le risorse disponibili, rimettendo al centro l’uomo. L’uomo con le sue fragilità e bisogni. Quello che tutti i giorni girovaga con la famiglia nella rete (dei servizi) alla ricerca di una risposta. Risposta che talvolta, se c’è, rischia di essere non “appropriata”, e, in quanto tale, costosa più di quanto dovrebbe e spesso non rispondente ai bisogni della persona.
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