Il corso, era candidato all’azione 2 dell’avviso pubblico “Invito a presentare operazioni da realizzare col contributo del FSE ob.2 tramite modalità tradizionali e just in time” allo scopo di rispondere all’Obiettivo specifico “c” individuato dal Programma Operativo Regionale 2007-2013 che consiste nello “sviluppare politiche e servizi per l’anticipazione e gestione dei cambiamenti, promuovere la competitività e l’imprenditorialità”
Inoltre, prendendo a riferimento le Linee operative prioritarie provinciali, il percorso formativo proposto rientra nell’ambito della programmazione deglii interventi per “favorire la stabilizzazione occupazionale dei lavoratori non subordinati”, con particolare attenzione a coloro che sono occupati in modo non stabile nel settore dei servizi alla persona (Intesa Regione Emilia Romagna e Provincia di Piacenza in ordine alla programmazione provinciale delle politiche dell’istruzione, formazione e lavoro 2007-2009).
Finalità generale.
L’operazione è finalizzata all’aggiornamento di n° 10 lavoratrici e lavoratori occupati con contratti atipici (prevalentemente titolari di contratti di lavoro a termine, a tempo parziale e di lavoro occasionale), pluri-committenti, che hanno segnalato il bisogno di sviluppare competenze gestionali e organizzative. Si tratta di persone impiegate presso cooperative sociali di servizi alla persona - servizi educativi e di aggregazione per minori (bambini, pre-adolescenti e adolescenti), di mediazione familiare ed interculturale.
Aderendo alle Linee di intervento provinciali, ENDO-FAP con questo corso intende perseguire la finalità generale dell’azione formativa utilizzando la modalità di presentazione ed avvio just in time, che è una “modalità innovativa” già sperimentata con successo nel recente passato. Tale modalità infatti consente di proporre un percorso formativo ad un gruppo di persone che ne abbia segnalato l’esigenza, ed è particolarmente adatta alla tipologia dei lavoratori occupati precariamente, in quanto risponde al loro bisogno di interventi puntuali, mirati e personalizzati nei tempi e nei contenuti.
Per vedere altri dettagli Clik qui!
venerdì 30 aprile 2010
giovedì 29 aprile 2010
ANOSS - Prosegue lo studio sull'acceditamento: "Gestione unitaria e personale"
L'associazione ANOSS prosegue con lo studio dell'accreditamento dei servizi sociosanitari. con l'introduzione delle nuove norme regionalei si sino aperti scenari ciomplessi e anche tali da destare preoccupazioni sia per lo svolgimento dei servizi, sia per le sorti del personale oggi quanto mai difficili da decifrare

La responsabilità gestionale unitaria è una delle novità più rilevanti di tutto l'impianto normativo dell'accrediamento dei servizi sociosanitari i Emilia-Romagna. La Regione, ben conoscendo la situazione attuale che è di diffusa sovrapposizione gestionale tre enti gestori pubblici e cooperative, ha varato la norma della responsabilità unica. Non ci sarà più la possibilità di appaltare servizi o quote di servizio e ciò sembra positivo al fine della qualità, ma i dipendenti? Capiterà che alcuni debbano cambiare datore di lavoro? Saranno comandati? Saranno assunti? Con quali regole? A questi interrogativi si cercherà di dare una risposta nel convegno del 12 maggio a Piacenza in Santa Maria della Pace - via Scalabrini 19.Clicca e ingrandisci le immagini, leggi il programma, stampa e compila la scheda di iscrizione, poi spediscila per Fax al n° 0523.814669
mercoledì 28 aprile 2010
Caorso (PC) 24 aprile 2010 - Seminario ANOSS sull'Accreditamento
Il Sindaco di Caorso, Fabio Callori,
mentre porge il saluto di benvenuto
e introduce gli argomenti
del convegno.
Da sinistra:
Paolo Spolaore - Presidente della Coop ASSO gerstore della Casa Protetta "La Madonnina"
Andrea Bianchi - Direttore generale dell'Azienda USL di Piacenza
Fabio Callori - Sindaco di Caorso
Pierpaolo Gallini - Assessore ai servizi sociali della Provincia di Piacenza
Renato Dapero - Presidente sez. Emilia-Romagna dell'associazione ANOSS
Di seguito riportiamo una breve sintesi dell'evento.
Il giorno 24 Aprile presso il salone della rocca del comune di Caorso si è svolto un convegno organizzato dall’associazione ANOSS, dalla Casa Protetta La madonnina e dal Comune di Caorso, che ha preso in esame la nuova normativa per l’accreditamento.
Sono previste tre forme di accreditamento, secondo un processo di gradualità: accreditamento transitorio (per i servizi già parte del sistema e dotati di alcuni dei requisiti richiesti), accreditamento provvisorio (per i nuovi servizi), accreditamento definitivo (concesso ai servizi che possiedono tutti i requisiti previsti).
L’accreditamento transitorio, che sarà concesso a quegli enti che già gestiscono servizi in regime di convenzionamento, a decorrere dal 31 dicembre 2010 non potrà più esser rilasciato e a partire dal 1° gennaio 2011 saranno possibili solo gli accreditamenti definitivi. Il sistema sarà a regime entro il dicembre 2013.
Diverse perplessità sono state espresse riguardo alle Strutture esistenti che hanno un mix di camere anche a tre posti letto e rischiano di dover stravolgere l’aspetto strutturale per quanto riguarda l’obbligo richiesto dall’accreditamento di avere solo camere doppie e singole
L’adeguamento a questa parte della normativa dell’accreditamento può comportare riduzione dei posti letto porterebbe ad una revisione dei parametri organizzativi con conseguente ricaduta sulla gestione relativa ai costi del personale. È stato da più parti formulato l’auspicio che ci sia una proroga dei termini in tal senso. Punto dolente sarebbe, per le strutture con camere a tre posti letto, il dover ridurre i posti letto totali per adeguarsi alle normative strutturali delle camere come previsto dall’accreditamento. Questo comporterebbe una revisione sui parametri organizzativi con conseguente ricaduta sulla gestione relativa ai costi del personale.
Da un lato quindi i requisiti richiesti che spingono verso livelli elevati di qualità e specie quelli strutturali potranno essere raggiunti soltanto in tempi lunghi e con investimenti notevoli che non si vede come possano essere garantiti subito, nel giro di due o tre anni, considerata la crisi economica e il sistema tariffario rigido. Dall’altro l’introduzione di nuove politiche orientate a determinare una situazione di responsabilità gestionale unitaria che finirà per escludere che un’Azienda Pubblica possa mantenere la gestione di un nucleo in cui operano maestranze di una cooperativa che ha appaltato il servizio o parte di esso.
venerdì 16 aprile 2010
Sinergie in musica. Un concerto Benefico
a Borgonovo V.T. nella chiesa di San Bernardino
Il concerto è a favore dell’hospice di Borgonovo e dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla.
Per saperne di più clicca sul link http://amicihospiceborgonovo.blogspot.com/2010/04/sinergie-in-musica-concerto-benefico.html
Il concerto è a favore dell’hospice di Borgonovo e dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla.
Per saperne di più clicca sul link http://amicihospiceborgonovo.blogspot.com/2010/04/sinergie-in-musica-concerto-benefico.html
domenica 11 aprile 2010
ACCREDITAMENTO dei servizi sociosanitari e pianificazione strategica locale
Non è facile comprendere la situazione determinatasi a decorrere dal 15 marzo per l’accreditamento e ancor meno avere una visione dello stato dell’arte dei servizi sociosanitari in Emilia Romagna. Non è facile perché le norme che introducono l’accreditamento sono ampie, toccano tutti i temi possibili determinando una complessità interpretativa non indifferente.
Bisogna approfondire quali siano gli standard di servizio di struttura e di organizzazione che devono essere messi in campo subito o con quali tempi, ma soprattutto, da subito, bisogna capire come sono distribuite le responsabilità tra i vari livelli istituzionali e operativi. Ciò che si rileva è che la Regione, che giustamente ha esercitato la principale funzione di pianificazione strategica, ha sconfinato ampiamente dal limite naturale che avrebbe dovuto rispettare. Ha sconfinato, prima di tutto, non rispettando la responsabilità locale e ponendo una regola transitoria che favorisce in modo molto rigido gli enti pubblici e privati che dispongono oggi di un convenzionamento. Si può comprendere la disposizione che favorisce chi ha già un rapporto economico aperto con la Pubblica Amministrazione, ma tale condizione di favore sarebbe bene che venisse mediata dagli organismi locali. Che margine discrezionale hanno gli enti istituzionalmente preposti rispetto all’accreditamento transitorio? Sembra praticamente nessuno e ciò non è bene perché in questo modo si fa assumere agli organismi di pianificazione locale un ruolo marginale da passacarte senza inserire neanche un minimo di attività valutativa autonoma. Coloro che godono di un convenzionamento e si impegnano con un programma a raggiungere i richiesti requisiti vengono “necessariamente” accreditati transitoriamente. C’è il problema della responsabilità gestionale unitaria, ma anche su questo, a parte le possibili critiche sullo stesso istituto, è già tutto scritto: si concede l’accreditamento ai soggetti richiedenti, quindi anche in deroga al principio della responsabilità unitaria, e si assegna un termine, anch’esso già fissato per tutti, per realizzare il programma di adeguamento. Forse un minimo di discrezionalità potrà essere esercitata nella valutazione del programma, ma non si vede come, almeno nel momento iniziale. Basta una dichiarazione che entro il termine si individuerà la responsabilità unitaria e tutto si rinvia. Il soggetto competente aggiorna gli elenchi dei servizi per tipologia e, sulla base della valutazione dell’Organismo tecnico provinciale, può sospendere o revocare nei casi tassativamente previsti. Il ruolo sostanzialmente solo burocratico degli enti locali sembra evidente. Il sistema di remunerazione è stato fissato con determinate articolazioni in rapporto ai diversi enti gestori e alle relative situazioni giuridiche e fiscali. Sarà anche giusto, ma sarebbe altrettanto giusto valutare anche possibili differenze territoriali e tener conto della storia e delle condizioni strutturali di ogni ente. È comprensibile che dal centro non si potesse andare per il sottile, ma una certa autonomia agli istituti periferici non poteva portare ad una maggior equità? Salvare gli enti non serve solo agli enti, serve anche all’utenza. Sembra forse accettabile che in ossequio ad un principio di omogeneità e di uguaglianza si rinunci a valutazioni specifiche che potrebbero garantire sopravvivenza a certi enti che invece, magari, costretti dal tariffario, rinunceranno a favore di qualche cooperativa?
Bisogna approfondire quali siano gli standard di servizio di struttura e di organizzazione che devono essere messi in campo subito o con quali tempi, ma soprattutto, da subito, bisogna capire come sono distribuite le responsabilità tra i vari livelli istituzionali e operativi. Ciò che si rileva è che la Regione, che giustamente ha esercitato la principale funzione di pianificazione strategica, ha sconfinato ampiamente dal limite naturale che avrebbe dovuto rispettare. Ha sconfinato, prima di tutto, non rispettando la responsabilità locale e ponendo una regola transitoria che favorisce in modo molto rigido gli enti pubblici e privati che dispongono oggi di un convenzionamento. Si può comprendere la disposizione che favorisce chi ha già un rapporto economico aperto con la Pubblica Amministrazione, ma tale condizione di favore sarebbe bene che venisse mediata dagli organismi locali. Che margine discrezionale hanno gli enti istituzionalmente preposti rispetto all’accreditamento transitorio? Sembra praticamente nessuno e ciò non è bene perché in questo modo si fa assumere agli organismi di pianificazione locale un ruolo marginale da passacarte senza inserire neanche un minimo di attività valutativa autonoma. Coloro che godono di un convenzionamento e si impegnano con un programma a raggiungere i richiesti requisiti vengono “necessariamente” accreditati transitoriamente. C’è il problema della responsabilità gestionale unitaria, ma anche su questo, a parte le possibili critiche sullo stesso istituto, è già tutto scritto: si concede l’accreditamento ai soggetti richiedenti, quindi anche in deroga al principio della responsabilità unitaria, e si assegna un termine, anch’esso già fissato per tutti, per realizzare il programma di adeguamento. Forse un minimo di discrezionalità potrà essere esercitata nella valutazione del programma, ma non si vede come, almeno nel momento iniziale. Basta una dichiarazione che entro il termine si individuerà la responsabilità unitaria e tutto si rinvia. Il soggetto competente aggiorna gli elenchi dei servizi per tipologia e, sulla base della valutazione dell’Organismo tecnico provinciale, può sospendere o revocare nei casi tassativamente previsti. Il ruolo sostanzialmente solo burocratico degli enti locali sembra evidente. Il sistema di remunerazione è stato fissato con determinate articolazioni in rapporto ai diversi enti gestori e alle relative situazioni giuridiche e fiscali. Sarà anche giusto, ma sarebbe altrettanto giusto valutare anche possibili differenze territoriali e tener conto della storia e delle condizioni strutturali di ogni ente. È comprensibile che dal centro non si potesse andare per il sottile, ma una certa autonomia agli istituti periferici non poteva portare ad una maggior equità? Salvare gli enti non serve solo agli enti, serve anche all’utenza. Sembra forse accettabile che in ossequio ad un principio di omogeneità e di uguaglianza si rinunci a valutazioni specifiche che potrebbero garantire sopravvivenza a certi enti che invece, magari, costretti dal tariffario, rinunceranno a favore di qualche cooperativa?
sabato 10 aprile 2010
Convegno del 24 aprile a Caorso (PC)
Per leggere dettagliatamente il programma del convegno clicca sull'immagine per ingrandirla.
La partecipazione è gratuita, ma per ragioni organizzative è indispensabile la prenotazione. Per iscriverti clicca qui!!
La partecipazione è gratuita, ma per ragioni organizzative è indispensabile la prenotazione. Per iscriverti clicca qui!!
venerdì 9 aprile 2010
Un questionario per capire qualcosa in più sull'accrditamento dei servizi sociosanitari
LE STRUTTURE DI FRONTE ALL’ACCREDITAMENTO DEI SERVIZI SOCIOSANITARI
L'associazione ANOSS promuove una ricerca tra le strutture che gestiscono servizi sociosanitari in Emilia Romagna per cercare di costruire un'informazione da restituire poi a tutti gli interessati sul livello di problematicità che ogni struttura incontra o ha la sensazione di incontrare avvicinandosi gli obblighi derivanti dalle recenti norme sull'accreditamento dei servizi.
Nei prossimi giorni alcuni addetti dell'associazione, che si presenteranno regolarmente col loro nome, vi chiedereanno di rispondere a questa intervista per conto di ANOSS. Ovviamente verrà interpellato solo un campione rappresentativo e non tutte le strutture, ma nel mettere poi in rete i dati spigheremo con quale metodo abbiamo selezionato il campione e quale numero di aziende abbiamo coinvolto. Nei dati pubblicati non si farà riferimento alle generalità dellì'intervistato e al nome dell'azienda, solo si dovrà dichiarare il livello di responsabilità dell'intervistato all'interno dell'azienda e la natura pubblica o privata dell'azienda stessa.
Di seguito abbiamo riportato il testo del questionario.
Non è solo possibile ma assai gradito che i lettori emiliano-romagnali partecipino spontaneamente alla ricerca. Per fare questo occorre stampare la pagina compilarla e inviarla per fax al N° 0523/814669 -
Non occorre fornire alcuna altra indicazione particolare..
Grazie!!
20 domande per “capirci qualcosa”
Ruolo del compilatore all'interno dell'ente/azienda _________________________________
Natura e caratteristiche dell’azienda
1. La struttura da lei diretta o in cui lei lavora è pubblica privata?
2. Di quanti posti letto dispone, in totale? [ _______ ]
3. Quanti posti sono attualmente convenzionati [ _______ ]
4. Esistono posti per autosufficienti? Quanti? [ _______ ]
5. Qual è il rapporto tra OSS formati e operatori non ancora dotati di tale qualifica? [Formati ______%]
L’offerta nel distretto di riferimento
6. Quante altre strutture operano nel suo distretto? [ ________ ]
7. I posti offerti nel suo distretto sono in numero adeguato al fabbisogno? SI NO Non so
8. Se sono insufficienti, secondo lei quanti ne mancano? [ ________ ]
9. Nella sua struttura c’è lista di attesa? SI NO
10. Se si, qual è il tempo medio di attesa in lista? [gg. _______ ]
Adeguamento alle norme per l’accreditamento
11. La sua struttura richiede modifiche per adeguarsi ai requisiti dell’accreditamento? SI NO Non so
12. Le altre strutture del distretto sono già adeguate? SI NO Non so
13. L’adeguamento agli standard abitativi di accreditamento comporta perdita di posti? SI NO Non so
14. Nel caso significherebbe anche perdita di posti di lavoro? SI NO Non so
15. L’adeguamento agli standard di personale comporterà inserimento di nuove figure? SI NO Non so
16. L’attività subirà un aumento del costo? SI NO Non so
17. Nella sua struttura verrà accreditato (anche) un ente diverso dall’attuale gestore? SI NO Non so
18. Il personale è informato del fatto che potrebbe cambiare datore di lavoro? SI NO Non so
19. Ritiene necessario un investimento i formazione per il personale?SI NO Non so
20. La sua struttura è dotata di un sistema di qualità certificato? SI NO
L'associazione ANOSS promuove una ricerca tra le strutture che gestiscono servizi sociosanitari in Emilia Romagna per cercare di costruire un'informazione da restituire poi a tutti gli interessati sul livello di problematicità che ogni struttura incontra o ha la sensazione di incontrare avvicinandosi gli obblighi derivanti dalle recenti norme sull'accreditamento dei servizi.
Nei prossimi giorni alcuni addetti dell'associazione, che si presenteranno regolarmente col loro nome, vi chiedereanno di rispondere a questa intervista per conto di ANOSS. Ovviamente verrà interpellato solo un campione rappresentativo e non tutte le strutture, ma nel mettere poi in rete i dati spigheremo con quale metodo abbiamo selezionato il campione e quale numero di aziende abbiamo coinvolto. Nei dati pubblicati non si farà riferimento alle generalità dellì'intervistato e al nome dell'azienda, solo si dovrà dichiarare il livello di responsabilità dell'intervistato all'interno dell'azienda e la natura pubblica o privata dell'azienda stessa.
Di seguito abbiamo riportato il testo del questionario.
Non è solo possibile ma assai gradito che i lettori emiliano-romagnali partecipino spontaneamente alla ricerca. Per fare questo occorre stampare la pagina compilarla e inviarla per fax al N° 0523/814669 -
Non occorre fornire alcuna altra indicazione particolare..
Grazie!!
20 domande per “capirci qualcosa”
Ruolo del compilatore all'interno dell'ente/azienda _________________________________
Natura e caratteristiche dell’azienda
1. La struttura da lei diretta o in cui lei lavora è pubblica privata?
2. Di quanti posti letto dispone, in totale? [ _______ ]
3. Quanti posti sono attualmente convenzionati [ _______ ]
4. Esistono posti per autosufficienti? Quanti? [ _______ ]
5. Qual è il rapporto tra OSS formati e operatori non ancora dotati di tale qualifica? [Formati ______%]
L’offerta nel distretto di riferimento
6. Quante altre strutture operano nel suo distretto? [ ________ ]
7. I posti offerti nel suo distretto sono in numero adeguato al fabbisogno? SI NO Non so
8. Se sono insufficienti, secondo lei quanti ne mancano? [ ________ ]
9. Nella sua struttura c’è lista di attesa? SI NO
10. Se si, qual è il tempo medio di attesa in lista? [gg. _______ ]
Adeguamento alle norme per l’accreditamento
11. La sua struttura richiede modifiche per adeguarsi ai requisiti dell’accreditamento? SI NO Non so
12. Le altre strutture del distretto sono già adeguate? SI NO Non so
13. L’adeguamento agli standard abitativi di accreditamento comporta perdita di posti? SI NO Non so
14. Nel caso significherebbe anche perdita di posti di lavoro? SI NO Non so
15. L’adeguamento agli standard di personale comporterà inserimento di nuove figure? SI NO Non so
16. L’attività subirà un aumento del costo? SI NO Non so
17. Nella sua struttura verrà accreditato (anche) un ente diverso dall’attuale gestore? SI NO Non so
18. Il personale è informato del fatto che potrebbe cambiare datore di lavoro? SI NO Non so
19. Ritiene necessario un investimento i formazione per il personale?SI NO Non so
20. La sua struttura è dotata di un sistema di qualità certificato? SI NO
martedì 30 marzo 2010
ACCREDITAMENTO DEI SERVIZI SOCIOSANITARI. Successo della Giornata di studio a BOLOGNA
Il primo convegno ha avuto successo, ANOSS assicura: Continueremo!!
Nel DNA dell’ANOSS, fin dalla sua nascita quindi, c’è una visione del mondo che auspica un welfare moderno ed inclusivo basato sulla centralità della persona sia come utente dei servizi, sia come operatore o come portatore di interesse.
È naturale che la missione che l’associazione si prefigge è di conseguenza quella di promuovere conoscenza e dibattito attorno alle tematiche della pianificazione e dell’organizzazione dell’assistenza, promuovere la qualificazione e l’aggiornamento professionale degli associati e di tutto il personale interessato avendo cura di sostenere l’integrazione tra tutte le professionalità.Dopo la presentazione da parte del Presidente della sez. regionale ANOSS ci sono state le tre relazioni previste. La prima di Dino Terenziani consulente esperto di servizi e cooperazione sociale, ha spaziato sulle norme regionali dalla legge 2/2003 alle ultime disposizioni sull’accreditamento soffermandosi con puntuale attenzione sul concetto di integrazione nella duplice espressione di integrazione tra sociale e sanitario e tra soggetti pubblici e privati. Ha sottolineato l’importanza della separazione delle funzioni di governo da quelle di produzione dei servizi con superamento degli appalti di servizi e la necessità di stabilire la responsabilità gestionale unitaria. Ampio spazio ha poi dato al sistema omogeneo delle tariffe e all’impegno di tener sotto monitoraggio nei prossimi tre anni l’avvio di questa procedura di accreditamento.
Il prof. Elefanti ha svolto una relazione tecnica ampia ed articolata dal titolo “Competere creando valore, la prospettiva della qualità” nella quale ha proposto uno studio sul senso della creazione di valore nei servizi socio-sanitari declinando tale studio nell’ottica dell’utente, dell’operatore e del regolatore pubblico/collettività.
La relazione del dirigente regionale Raffaele Tomba ha chiuso i lavori del mattino. Si è trattato di un’esposizione minuziosa e completa di tutti gli aspetti teorici e pratici dell’accreditamento dei servizi sociosanitari nella regione Emilia Romagna. La relazione è stata subito accompagnata da numerosi quesiti del pubblico che, veramente molto numeroso, ha animato con partecipazione interessata anche la sessione pomeridiana preordinata proprio allo scopo di favorire dibattito che infatti è stato ampio e interessato.
ANOSS ringrazia tutti i relatori che hanno presentato ciascuno per la sua parte una documentazione ampia e precisa, per l’impegno quindi e per la disponibilità a misurarsi con questi argomenti che interessano e spaventano un po’ tutti.
Ringrazia poi SCA, fornitore dei prodotti per l’incontinenza di marchio Tena, che ha sostenuto l’iniziativa con un supporto logistico impeccabile.
Ringrazia infine tutti i partecipanti per la passione dimostrata con una presenza numerosissima, con la massima attenzione per tutta la durata dell’evento e con una grande voglia di intervenire e di contribuire alla costruzione di una migliore conoscenza delle norme.
mercoledì 24 marzo 2010
Bologna 26 marzo 2010 - Tavola rotonda sull'accreditamento - Relazione introduttiva
Prima di tutto c’è voluto un sacco di tempo, visto che di accreditamento le norme regionali ne hanno parlato per la prima volta nel 2003 con la legge n°2 e la conclusione arriva il 15 marzo del 2010. Una comunicazione a rate da un lato può essere positiva perché abitua a poco a poco, ma una regola della comunicazione efficace vorrebbe che la notizia venga data subito e subito in chiave operativa.
Altro sarebbe stato comunicare e rendere operativa una sezione alla volta, ma così non è stato. Ciò che via via veniva approvato costituiva un tassello dell’intera struttura non funzionale in sé stesso ma semplicemente necessario all’impianto complessivo che avrebbe visto la luce solo alla fine. Con una tale procedura si sono alimentati pregiudizi che hanno a loro volta generato dubbi e paure qualche volta poi anche confermate dalla realtà.
Oltre al tempo lungo di gestazione c’è poi la mole della normativa. D’accordo che deve regolare un problema ad ampio spettro, ma così sottolinea il difetto del “tutto in una volta” con cambiamenti troppo ampi. Se proprio ciò era inevitabile almeno bisognava utilizzare un linguaggio semplice con costrutti chiari e stringati. Così l’impatto della novità diventa ancora più pesante. Com’è noto tutte le novità che comportano cambiamenti globali richiedono una ristrutturazione della cultura che non può accompagnare l’innovazione legislativa in modo simultaneo: di sicuro occorre tempo e un testo di riferimento chiaro e semplice favorirebbe il processo di evoluzione culturale dei servizi.
Alcune difficoltà poste in evidenza:
• una certa contraddittorietà tra la normativa dell’accreditamento e quella delle ASP
• un’evidente debolezza sul fronte del pluralismo dell’offerta e della facoltà di scelta
• una situazione curiosa sul fronte della concorrenza in quanto si accredita per un tempo indeterminatamente lungo e si accredita solo per la quantità necessaria e sufficiente, con gestori diversi all’interno della stessa struttura e per di più gestori con sistemi organizzativi e regime giuridico-contrattuale diverso.
L’attività dell'organismo provinciale deve assicurare assenza di conflitto di interessi e deve essere costituito da esperti opportunamente formati. Non deve creare ulteriori costi così coloro che ne fanno parte lo devono fare in espletamento delle normali attività del loro ufficio il che significa caricare il costo dell’organismo su chi compie già lo sforzo di mettere a disposizione il personale adeguato. Ovvero: non solo questi enti o aziende perdono le ore di lavoro di un loro dirigente che deve dedicarsi ad altro, ma per queste ore non avranno alcun rimborso. Certo era giusto non moltiplicare organismi e costi, ma un’attività di monitoraggio e controllo deve pur impiegare risorse e il relativo costo dovrebbe essere ripartito equamente e non posto a carico degli enti che mettono a disposizione il personale. Equità di ripartizione vorrebbe dire porre a carico dei servizi accreditati il costo del monitoraggio suddiviso per quota proporzionale rispetto alla quantità di posti.
Si propone un’altra riflessione sul fatto che un organismo di una tal composizione potrebbe funzionare correttamente se il monitoraggio, che praticamente si realizza mediante atti ispettivi tra pari, venisse compiuto al fine di un accreditamento volontario di eccellenza, ma non è altrettanto certo che funzioni come supporto all’accreditamento istituzionale. Il sistema ispettivo tra pari, quando c’è in gioco l’accreditamento, oggi del controllato domani del controllante, a meno di artificiose assegnazioni che escludano collegamenti e intrecci, magari non sempre possibili, può condurre alla nascita di situazioni di complicità o di vendetta configurando in tutti e due i casi il cedimento di un’azione formalmente corretta a due sentimenti umani che non possono che distorcere la verità.
Per rispondere agli stessi scopi non era meglio pensare ad un organismo terzo indipendente?
Oppure un organismo istituzionale ma comunque del tutto estraneo rispetto agli enti gestori e alle AUSL?
Questa è solo una sintesi della relazione introduttiva.
Per leggerla poer intero clicca sul link Tavola rotonda sull'accreditamento - Relazione introduttiva
Vai al Bolg Articoli completi
Altro sarebbe stato comunicare e rendere operativa una sezione alla volta, ma così non è stato. Ciò che via via veniva approvato costituiva un tassello dell’intera struttura non funzionale in sé stesso ma semplicemente necessario all’impianto complessivo che avrebbe visto la luce solo alla fine. Con una tale procedura si sono alimentati pregiudizi che hanno a loro volta generato dubbi e paure qualche volta poi anche confermate dalla realtà.
Oltre al tempo lungo di gestazione c’è poi la mole della normativa. D’accordo che deve regolare un problema ad ampio spettro, ma così sottolinea il difetto del “tutto in una volta” con cambiamenti troppo ampi. Se proprio ciò era inevitabile almeno bisognava utilizzare un linguaggio semplice con costrutti chiari e stringati. Così l’impatto della novità diventa ancora più pesante. Com’è noto tutte le novità che comportano cambiamenti globali richiedono una ristrutturazione della cultura che non può accompagnare l’innovazione legislativa in modo simultaneo: di sicuro occorre tempo e un testo di riferimento chiaro e semplice favorirebbe il processo di evoluzione culturale dei servizi.
Alcune difficoltà poste in evidenza:
• una certa contraddittorietà tra la normativa dell’accreditamento e quella delle ASP
• un’evidente debolezza sul fronte del pluralismo dell’offerta e della facoltà di scelta
• una situazione curiosa sul fronte della concorrenza in quanto si accredita per un tempo indeterminatamente lungo e si accredita solo per la quantità necessaria e sufficiente, con gestori diversi all’interno della stessa struttura e per di più gestori con sistemi organizzativi e regime giuridico-contrattuale diverso.
L’attività dell'organismo provinciale deve assicurare assenza di conflitto di interessi e deve essere costituito da esperti opportunamente formati. Non deve creare ulteriori costi così coloro che ne fanno parte lo devono fare in espletamento delle normali attività del loro ufficio il che significa caricare il costo dell’organismo su chi compie già lo sforzo di mettere a disposizione il personale adeguato. Ovvero: non solo questi enti o aziende perdono le ore di lavoro di un loro dirigente che deve dedicarsi ad altro, ma per queste ore non avranno alcun rimborso. Certo era giusto non moltiplicare organismi e costi, ma un’attività di monitoraggio e controllo deve pur impiegare risorse e il relativo costo dovrebbe essere ripartito equamente e non posto a carico degli enti che mettono a disposizione il personale. Equità di ripartizione vorrebbe dire porre a carico dei servizi accreditati il costo del monitoraggio suddiviso per quota proporzionale rispetto alla quantità di posti.
Si propone un’altra riflessione sul fatto che un organismo di una tal composizione potrebbe funzionare correttamente se il monitoraggio, che praticamente si realizza mediante atti ispettivi tra pari, venisse compiuto al fine di un accreditamento volontario di eccellenza, ma non è altrettanto certo che funzioni come supporto all’accreditamento istituzionale. Il sistema ispettivo tra pari, quando c’è in gioco l’accreditamento, oggi del controllato domani del controllante, a meno di artificiose assegnazioni che escludano collegamenti e intrecci, magari non sempre possibili, può condurre alla nascita di situazioni di complicità o di vendetta configurando in tutti e due i casi il cedimento di un’azione formalmente corretta a due sentimenti umani che non possono che distorcere la verità.
Per rispondere agli stessi scopi non era meglio pensare ad un organismo terzo indipendente?
Oppure un organismo istituzionale ma comunque del tutto estraneo rispetto agli enti gestori e alle AUSL?
Questa è solo una sintesi della relazione introduttiva.
Per leggerla poer intero clicca sul link Tavola rotonda sull'accreditamento - Relazione introduttiva
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giovedì 18 marzo 2010
A CAORSO (PC) - Un convegno sull' Accreditamento dei servizi sociosanitari in Emilia Romagna
Per venire incontro alle esigenze di conoscenza e dibattito anche a livello locale sull'accreditamento, ANOSS presenta una nuova iniziativa realizzata grazie alla collaborazione della Cooperativa ASSO e del Comune di Caorso (PC). Clica sulle immagini dell'invito per ingrandirle a tutto schermo
Si è vista la necessità di un ulteriore e diverso approfondimento che mettesse in primo piano le problematiche operative che coinvolgono gli enti istituzionali. In questo momento di orientamento per la definizione delle strategie del welfare locale che ci accompagneranno per i prossimi anni è importante studiare, capire, confrontarsi. Per questo ringraziamo il Sindaco di Caorso per la sensibilità dimostrata e per l'iniziativa messa in campo.
Ringraziamo anche la Dirigenza della Cooperativa ASSO e tutti i relatori che hanno accettato di essere presenti e di misurarsi con questo non facile problema
Formazione Coordinatori- DISPENSA
Mettiamo a disposizione una dispensa redatta su argomenti cotenuti nel Corso Coordinatori in svolgimento a Piacenza - CESVIP.
Il modulo riguarda "Progettazione - Pianificazione - Organizzazione", contine alcune slides e un breve paragrafo dedicato alla statistica.
Per leggere e scaricare la dispensa Clicca qui
Piacenza; marzo 2010
Il modulo riguarda "Progettazione - Pianificazione - Organizzazione", contine alcune slides e un breve paragrafo dedicato alla statistica.
Per leggere e scaricare la dispensa Clicca qui
Piacenza; marzo 2010
domenica 14 marzo 2010
ANOSS: Una giornata di studio a Bologna sull'ACCREDITAMENTO
Con questo convegno l'associazione ANOSS si è preffissa di dare un contributo concreto a chi, per professione dovrà ben conoscere le modalità operative per l’accreditamento.
È destinato a dirigenti e responsabili degli enti gestori e a tutti coloro che a qualunque titolo si occupano della materia .
Vai all'invito alla giornata di studio che si terrà a Bologna il 26 marzo prossimo al centro congressi Savoia Hotel Clik qui!
È destinato a dirigenti e responsabili degli enti gestori e a tutti coloro che a qualunque titolo si occupano della materia .
Vai all'invito alla giornata di studio che si terrà a Bologna il 26 marzo prossimo al centro congressi Savoia Hotel Clik qui!
FACCIAMO RISPETTARE IL PATTO PER LA SALUTE
Riportiamo l'appello di SOS Sanità.
A quasi tre mesi dalla firma del Patto per la Salute, da parte di Governo e Regioni,
A quasi tre mesi dalla firma del Patto per la Salute, da parte di Governo e Regioni, chiediamo si provveda a:
1. Completare il finanziamento
L’ultima Legge Finanziaria ha assicurato solo una parte delle risorse previste nel Patto, rinviando a successivi provvedimenti del Governo il completamento del finan-ziamento. Il Governo deve stanziare ancora, con provvedimenti formali, le risorse per il 2010 (550 milioni necessari anche per abolire del tutto i “super ticket” da 10 euro e quelli necessari per i rinnovi contrattuali), per il 2011 e per il 2012.
Si tratta di assicurare l’intero finanziamento previsto (106.164 milioni per il 2010, 108.603 milioni per il 2011 e 111.544 per il 2012) e quello per i rinnovi contrattuali.
2. Controllare i LEA e non solo i Bilanci
Serve l’Intesa Stato - Regioni per creare la nuova Struttura Tecnica di Monitoraggio (STEM), prevista dal Patto per associare al controllo dei bilanci quello sui Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
Quindi servono i nuovi indicatori LEA e i nuovi regolamenti, per valutare i comportamenti delle Regioni anche sul rispetto dei LEA e non solo sull’equilibrio di bilancio. Per essere virtuosa una regione non basta abbia i conti a posto, deve garantire buona assistenza.
3. Approvare il Decreto sui nuovi LEA
Con il Patto per la Salute vi sono le condizioni per sbloccare il Decreto che opera la revisione dei LEA. Il Ministro Fazio ha già concordato con le Regioni (luglio 2009) alcune parziali modifiche, anche per superare i rilievi della Corte dei Conti che aveva fermato il Decreto Prodi (aprile 2008).
La revisione dei LEA può aiutare ad innovare e ad aggiornare diverse prestazioni sanitarie, rendendole più pertinenti con il quadro epidemiologico, demografico e sociale (es. per la non autosufficienza, le nuove protesi per disabili, nuove esenzioni per malattie croniche, l’aggiornamento delle prestazioni non appropriate, le cure odontoiatriche per indigenti e minori). E può favorire finalmente la definizione dei corrispondenti Livelli delle prestazioni Sociali.
Resta da costruire un vero sistema di garanzia per i cittadini sull’effettivo rispetto dei LEA. Per renderli un diritto esigibile in modo uniforme in tutto il territorio nazionale, come prescrive la Costituzione.
Accreditamento, qualità e patrimonio intangibile
Anche se il settore di attività dell’assistenza agli anziani non soffre di una crisi evidente come gli altri settori industriali o di servizi non bisogna abbassare la guardia sulla valorizzazione delle ricchezze che in questo settore negli anni si sono costruite.
La crisi si farà comunque sentire, ci sono meno risorse da spendere sia da parte dello Stato che dai cittadini quindi è indispensabile non disperdere nulla di quanto si è costruito in passato perché i tempi difficili nessuno li potrà del tutto allontanare.
Lo Stato farà sempre più fatica, nell’ambito di una onesta ripartizione delle risorse, a soddisfare la domanda dei servizi assistenziali e probabilmente si assisterà a un progressivo ampliamento di servizi privati in qualche caso privi di qualsiasi legame economico col pubblico, ma soprattutto come “sostituti” del pubblico in difficoltà.
Considerato che i servizi non derivano dal nulla ma sono frutto della trasformazione di risorse, se né lo Stato né i cittadini potranno aumentarle oltre un certo limite, allora, inevitabilmente, la qualità dovrà attestarsi su livelli più bassi.
Così, voluto da una legge (la 328 del 2000) non sempre osservata e quasi mai capita nello suo spirito innovativo, arriva l’accreditamento che, forse, nelle intenzioni più pure doveva assumere il ruolo di baluardo a difesa della qualità ma che in pratica rischia di mancare completamente l’obiettivo. Avrebbe dovuto creare una sorta di concorrenza, magari un po’ virtuale, ma comunque ricca di possibile effetti positivi per l’introduzione di un minimo di competitività, che invece non si intravede nei nuovi modelli di un welfare... (continua)
Vai all'articolo completo: un approfondimento sul patrimonio intengibile delle aziende di servizio
La crisi si farà comunque sentire, ci sono meno risorse da spendere sia da parte dello Stato che dai cittadini quindi è indispensabile non disperdere nulla di quanto si è costruito in passato perché i tempi difficili nessuno li potrà del tutto allontanare.
Lo Stato farà sempre più fatica, nell’ambito di una onesta ripartizione delle risorse, a soddisfare la domanda dei servizi assistenziali e probabilmente si assisterà a un progressivo ampliamento di servizi privati in qualche caso privi di qualsiasi legame economico col pubblico, ma soprattutto come “sostituti” del pubblico in difficoltà.
Considerato che i servizi non derivano dal nulla ma sono frutto della trasformazione di risorse, se né lo Stato né i cittadini potranno aumentarle oltre un certo limite, allora, inevitabilmente, la qualità dovrà attestarsi su livelli più bassi.
Così, voluto da una legge (la 328 del 2000) non sempre osservata e quasi mai capita nello suo spirito innovativo, arriva l’accreditamento che, forse, nelle intenzioni più pure doveva assumere il ruolo di baluardo a difesa della qualità ma che in pratica rischia di mancare completamente l’obiettivo. Avrebbe dovuto creare una sorta di concorrenza, magari un po’ virtuale, ma comunque ricca di possibile effetti positivi per l’introduzione di un minimo di competitività, che invece non si intravede nei nuovi modelli di un welfare... (continua)
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Il personale è l'unico capitale su cui costruire il futuro dei servizi sociosanitari
Questo è un elemento di crisi: lo Stato farà sempre più fatica, nell’ambito di una onesta ripartizione delle risorse tra i diversi bisogni, a soddisfare per intero la domanda dei servizi assistenziali.
Va da sé che a fronte di una probabile diminuzione della produzione pubblica si assisterà a un progressivo ampliamento, in termini percentuali, della presenza di servizi privati privi di qualsiasi legame economico col pubblico, ma ciò ha due possibili conseguenze entrambe poco gradite: si dovrà sostenere un maggior costo a carico delle famiglie oppure si dovrà riconoscere l’inevitabile e accettare una diminuzione di qualità.
Si l’inevitabile, perché, per un principio scientifico universalmente accettato nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma; così, non è possibile creare servizi dal nulla, ma essi saranno frutto della trasformazione di risorse e se né lo Stato né i cittadini potranno aumentarle oltre un certo limite, allora, inevitabilmente, la qualità dovrà attestarsi su livelli più bassi.
Bel futuro si stanno preparando, tutti quanti quelli che come me sono relativamente vecchi (o relativamente giovani se preferite)!!
Così, voluto da una legge (la 328 del 2000) non sempre osservata e quasi mai capita nel suo spirito più intimo, arriva l’accreditamento che, forse, nelle intenzioni più pure doveva assumere il ruolo di baluardo a difesa della qualità soprattutto promuovendo una sorta di concorrenza, magari un po’ virtuale, ma comunque portatrice degli effetti positivi per l’introduzione di un minimo di competitività.
In realtà a poco a poco arrivano le norma sull’accreditamento che le Regioni, ultima in ordine di tempo la Regione Emilia Romagna, modellano sull’impianto di un welfare non più nazionale, ma via via sempre più rapportato alla realtà locale più piccola: la Regione, la Provincia, il Distretto o il singolo Comune.
Certo nelle varie legislazioni regionali le dichiarazioni di intenti rispetto, non solo al mantenimento ma anche alla crescita della qualità, sono presenti, ma nel contenuto legislativo mancano, nella sostanza, due garanzie fondamentali.
La prima è relativa agli standard previsti per le strutture che, ancorché probabilmente appropriati in prospettiva, sono spesso da considerarsi, oggi, un sogno e con la scarsezza di risorse di cui s’è detto, non si vede come possano essere raggiunti in tempi brevi.
La seconda considerazione riguarda a sua volta il capitale aziendale, ma in un’accezione nuova e ancora un po’ inusuale nell’ambito pubblico. Il riferimento è al patrimonio intangibile delle aziende che un eccesso di burocrazia o di schematismo organizzativo potrebbe mettere in crisi seriamente.
Da un lato quindi i requisiti richiesti che spingono verso livelli elevati di qualità e specie quelli strutturali potranno essere raggiunti soltanto in tempi lunghi e con investimenti notevoli che non si vede come possano essere garantiti subito, nel giro di due o tre anni, considerato oltretutto lo schema tariffario rigido.
Dall’altro l’introduzione di politiche che tendono a determinare una situazione di responsabilità gestionale unitaria che esclude che un’Azienda Pubblica possa mantenere la gestione di un nucleo in cui operano maestranze di una cooperativa che ha appaltato il servizio o parte di esso.
Questa posizione, formalizzata ed evidente nella normativa dell’Emilia Romagna, non solo contraddice, sia pur in modo indiretto, ma pesantemente, il proposito di dare una garanzia di sviluppo alle ASP, ma crea le basi per desertificare la ex IPAB da un punto di vista della cultura del servizio.
Non potendo utilizzare l’appalto di servizi alcuni (tutti??) enti gestori pubblici dovranno cedere parti di attività “sotto lo stesso tetto” ad altre imprese che gestiranno in proprio con accreditamento in proprio.
Ma avrà pensato qualcuno al pericolo indotto nell’organizzazione da questa scelta?
Si sarà posto, qualcuno, lo scrupolo .... (Continua)
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Va da sé che a fronte di una probabile diminuzione della produzione pubblica si assisterà a un progressivo ampliamento, in termini percentuali, della presenza di servizi privati privi di qualsiasi legame economico col pubblico, ma ciò ha due possibili conseguenze entrambe poco gradite: si dovrà sostenere un maggior costo a carico delle famiglie oppure si dovrà riconoscere l’inevitabile e accettare una diminuzione di qualità.
Si l’inevitabile, perché, per un principio scientifico universalmente accettato nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma; così, non è possibile creare servizi dal nulla, ma essi saranno frutto della trasformazione di risorse e se né lo Stato né i cittadini potranno aumentarle oltre un certo limite, allora, inevitabilmente, la qualità dovrà attestarsi su livelli più bassi.
Bel futuro si stanno preparando, tutti quanti quelli che come me sono relativamente vecchi (o relativamente giovani se preferite)!!
Così, voluto da una legge (la 328 del 2000) non sempre osservata e quasi mai capita nel suo spirito più intimo, arriva l’accreditamento che, forse, nelle intenzioni più pure doveva assumere il ruolo di baluardo a difesa della qualità soprattutto promuovendo una sorta di concorrenza, magari un po’ virtuale, ma comunque portatrice degli effetti positivi per l’introduzione di un minimo di competitività.
In realtà a poco a poco arrivano le norma sull’accreditamento che le Regioni, ultima in ordine di tempo la Regione Emilia Romagna, modellano sull’impianto di un welfare non più nazionale, ma via via sempre più rapportato alla realtà locale più piccola: la Regione, la Provincia, il Distretto o il singolo Comune.
Certo nelle varie legislazioni regionali le dichiarazioni di intenti rispetto, non solo al mantenimento ma anche alla crescita della qualità, sono presenti, ma nel contenuto legislativo mancano, nella sostanza, due garanzie fondamentali.
La prima è relativa agli standard previsti per le strutture che, ancorché probabilmente appropriati in prospettiva, sono spesso da considerarsi, oggi, un sogno e con la scarsezza di risorse di cui s’è detto, non si vede come possano essere raggiunti in tempi brevi.
La seconda considerazione riguarda a sua volta il capitale aziendale, ma in un’accezione nuova e ancora un po’ inusuale nell’ambito pubblico. Il riferimento è al patrimonio intangibile delle aziende che un eccesso di burocrazia o di schematismo organizzativo potrebbe mettere in crisi seriamente.
Da un lato quindi i requisiti richiesti che spingono verso livelli elevati di qualità e specie quelli strutturali potranno essere raggiunti soltanto in tempi lunghi e con investimenti notevoli che non si vede come possano essere garantiti subito, nel giro di due o tre anni, considerato oltretutto lo schema tariffario rigido.
Dall’altro l’introduzione di politiche che tendono a determinare una situazione di responsabilità gestionale unitaria che esclude che un’Azienda Pubblica possa mantenere la gestione di un nucleo in cui operano maestranze di una cooperativa che ha appaltato il servizio o parte di esso.
Questa posizione, formalizzata ed evidente nella normativa dell’Emilia Romagna, non solo contraddice, sia pur in modo indiretto, ma pesantemente, il proposito di dare una garanzia di sviluppo alle ASP, ma crea le basi per desertificare la ex IPAB da un punto di vista della cultura del servizio.
Non potendo utilizzare l’appalto di servizi alcuni (tutti??) enti gestori pubblici dovranno cedere parti di attività “sotto lo stesso tetto” ad altre imprese che gestiranno in proprio con accreditamento in proprio.
Ma avrà pensato qualcuno al pericolo indotto nell’organizzazione da questa scelta?
Si sarà posto, qualcuno, lo scrupolo .... (Continua)
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Appunti su PROGETTAZIONE/PIANIFICAZIONE (1)
Capita spesso, nell’ambito delle attività nel mondo dei servizi sociosanitari, di sentir parlare di progettazione e di pianificazione in modo indistinto come se le due azioni non godessero di una loro propria specificità. Non si intende spendere tempo prezioso solo per dissipare una mera questione terminologica, non ne varrebbe la pena, ma non si può non rilevare che anche la chiarezza dei termini impiegati aiuta ad avere chiarezza sulle azioni da compiere in relazione alle singole situazioni.
Allo scopo è possibile partire dalle definizioni da dizionario.
Progettazione : Preparazione di un progetto/ attività del progettare/ideazione di qualcosa
Progetto : studio preparatorio di un’opera o di un’impresa. Insieme di disegni e di calcoli che costituiscono lo studio preparatorio di un’opera. Ciò che si pensa di fare in futuro, cioè è riferito a qualcosa che ancora non c’è.
Pianificazione :programmazione di un’attività secondo un piano prestabilito.
Sostanzialmente il progetto viene approvato e successivamente realizzato in piena autonomia mentre il “piano” ovvero l’attività pianificata, viene realizzata lentamente nel tempo e si realizza attraverso la costruzione di oggetti o la realizzazione di processi con caratteristiche conformi a quanto pianificato.
Come si può comprendere le definizioni e quel minimo di elaborazione che ne è stata fatta derivano dal mondo dell’architettura e dell’urbanistica.
In mancanza di analoga precisione nel settore socio assistenziale nella prima parte del discorso possiamo mutuare qualche ragionamento dal mondo delle tecniche architettoniche ed urbanistiche.
Per leggere l'articolo completo - clik qui
Allo scopo è possibile partire dalle definizioni da dizionario.
Progettazione : Preparazione di un progetto/ attività del progettare/ideazione di qualcosa
Progetto : studio preparatorio di un’opera o di un’impresa. Insieme di disegni e di calcoli che costituiscono lo studio preparatorio di un’opera. Ciò che si pensa di fare in futuro, cioè è riferito a qualcosa che ancora non c’è.
Pianificazione :programmazione di un’attività secondo un piano prestabilito.
Sostanzialmente il progetto viene approvato e successivamente realizzato in piena autonomia mentre il “piano” ovvero l’attività pianificata, viene realizzata lentamente nel tempo e si realizza attraverso la costruzione di oggetti o la realizzazione di processi con caratteristiche conformi a quanto pianificato.
Come si può comprendere le definizioni e quel minimo di elaborazione che ne è stata fatta derivano dal mondo dell’architettura e dell’urbanistica.
In mancanza di analoga precisione nel settore socio assistenziale nella prima parte del discorso possiamo mutuare qualche ragionamento dal mondo delle tecniche architettoniche ed urbanistiche.
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domenica 28 febbraio 2010
ACCREDITAMENTO. Qualità dei servizi e sviluppo del welfare
ANOSS l'Associazione Nazionale Operatori Sociali e Sociosanitari, sez. Emilia Romagna organizza una prima giornata di studio sull'argomento dell'accreditamento dei servizi sociosanitari nella Regione Emilia Romagna. L’associazione promuove lo sviluppo delle politiche sociali e sociosanitarie sostenendo una nuova cultura sociale nel nostro paese, favorendone la crescita con attività formative e convegnistiche. L’associazione mira all’integrazione professionale e ad essa aderiscono dirigenti, quadri e operatori pubblici e privati del settore socio sanitario. Uno dei compiti che ANOSS assume è quello della formazione sull'accreditamento: uno dei maggiori problemi del momento che richiede la massima consapevolezza di tutte le figure professionali coinvolte. Per questo, con la massima attenzione alle difficoltà che devono affrontare gli operatori dei servizi viene presentata questa giornata di studio e confronto che si terrà a
Bologna
il 26 marzo 2010
presso il Centro Congressi Savoia Hotel
Il convegno si protrarrà per tutta la giornata, con una sessione seminariale al mattino e un dibattito - Tavola Rotonda al pomeriggio.
L'abstract che riassume il convegno riporta una breve riflessione:
Con l’art. 23 L. 4/2008, la Regione Emilia Romagna ha introdotto le procedure dell’accreditamento transitorio e dell’accreditamento provvisorio per consentire l’avvicinamento graduale all’accreditamento definitivo, che, per requisiti e condizioni, non può essere conseguito subito o in tempi brevi. Le difficoltà maggiori risiedono nel possesso dei requisiti strutturali e funzionali e nella definizione della responsabilità gestionale unitaria e complessiva dei servizi.
La Giunta Regionale ha successivamente adottato tutti i provvedimento amministrativi necessari al concreto avvio delle procedure, quindi, non resta che armarsi di buona volontà, studiare e mettersi in cammino verso questo nuovo mondo nella consapevolezza che lo sforzo che si deve fare porterà ad un sistema organizzativo adeguato al raggiungimento dell’obiettivo di un miglioramento dei servizi fino al massimo livello di qualità sostenibile con le risorse.
La giornata si svolgerà secondo il seguente
PROGRAMMA
10,00 Renato Dapero
(Pres. ANOSS - Sez. Emilia Romagna )
Accreditamento e qualità: Principi
10,30 Dino Terenziani
(Consulente)
L’accreditamento in Emilia Romagna: un percorso di rinnovamento del welfare
11,00 Marco Elefanti
(Docente di economia - Università Cattolica)
Modelli di accreditamento ed evoluzione dei sistemi di welfare locale
11,30 Raffaele Tomba
(Agenzia Sanitaria e Sociale Regionale - Responsabile area Innovazione Sociale)
L’accreditamento dei servizi sociosanitari: ruoli dei diversi attori, percorsi, tempi
Segue dibattito
13,00 Pausa pranzo
14,30 Tavola rotonda e dibattito
Accreditamento e priorità operative
Partecipano gli stessi relatori della sessione del mattino
16,30 Chiusura dei lavori e consegna attestati
Chairman Renato Dapero
----------------------------------
Il convegno studia le modalità operative per l’accreditamento con particolare attenzione alle responsabilità dei soggetti coinvolti e agli effetti prodotti sul sistema di welfare.
È destinato a dirigenti e responsabili degli enti gestori:
La partecipazione è gratuita, ma, per ragioni organizzative è indispensabile la prenotazione che potrà essere fatta compilando e inviando per fax la scheda contenuta nell'invito o inviando una mail all'indirizzo riportato nell'invito. Per vedere copia del volantino di invito clicca sulò seguente link: http://daperoricercasociosanitaria.blogspot.com/2010/02/accreditamento-dei-servizi.html
è partner in questa iniziativa
Bioetica - Un libro interessante
LA DIGNITA' NEL MORIRE - intervento sociale, bioetica, cura nel fine vita -
(Ugo Albano, Patrizia Lisi, Nicola Martinelli e Rita Floridia)
Edizioni La Meridiana 2010
Libro dedicato al tema del morire e della non autosufficienza, con un focus particolare: chi nel lavoro con tali persone è operativo. Oggi spesso il malato terminale si trova affidato alle cure di un’istituzione e di personale specializzato, entrambi non in grado di compensare la perdita delle relazioni umane. Ecco che allora ha senso parlare di un servizio sociale che operi per ricucire la frattura relazionale tra il malato, i suoi cari e il sistema sanitario. In quella frattura si consumano, infatti, decisioni di straordinaria densità sul fine vita. Il testo, il primo in assoluto su un tema-tabù, affronta il valore etico di un accompagnamento sociale sensibile e umano che consenta a ciascuno di aspirare a congedarsi con dignità. Il volume si rivolge agli assistenti sociali e a tutto il personale di cura. Indice: prefazione di Mina Welby; introduzione dell’on. Donella Mattesini; cap.1 - promozione e difesa della vita; cap 2 - eutanasia o cultura positiva della morte?; cap. 3 - un progetto di vita per la non autosufficienza; cap.4 - l’aiuto tra competenze relazionali ed atteggiamenti etici .
Per maggiori informazioni sul libro e sugli autori clicca sul link
http://digilander.libero.it/ugo.albano/i%20libri%20pubblicati.htm
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(Ugo Albano, Patrizia Lisi, Nicola Martinelli e Rita Floridia)
Edizioni La Meridiana 2010
Libro dedicato al tema del morire e della non autosufficienza, con un focus particolare: chi nel lavoro con tali persone è operativo. Oggi spesso il malato terminale si trova affidato alle cure di un’istituzione e di personale specializzato, entrambi non in grado di compensare la perdita delle relazioni umane. Ecco che allora ha senso parlare di un servizio sociale che operi per ricucire la frattura relazionale tra il malato, i suoi cari e il sistema sanitario. In quella frattura si consumano, infatti, decisioni di straordinaria densità sul fine vita. Il testo, il primo in assoluto su un tema-tabù, affronta il valore etico di un accompagnamento sociale sensibile e umano che consenta a ciascuno di aspirare a congedarsi con dignità. Il volume si rivolge agli assistenti sociali e a tutto il personale di cura. Indice: prefazione di Mina Welby; introduzione dell’on. Donella Mattesini; cap.1 - promozione e difesa della vita; cap 2 - eutanasia o cultura positiva della morte?; cap. 3 - un progetto di vita per la non autosufficienza; cap.4 - l’aiuto tra competenze relazionali ed atteggiamenti etici .
Per maggiori informazioni sul libro e sugli autori clicca sul link
http://digilander.libero.it/ugo.albano/i%20libri%20pubblicati.htm
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Immigrazione - Recensioni
Dal momento che è difficile documentarsi, trovare libri e poi leggerli e magari scoprire che non ci interessano o interessano meno di quanto pensavamo.. sarebbe molto comodo che qualcuno ci aiutasse!
Farei volentiei un lavoro di questo genere ma, non avendone il tempo penso che almeno sia utile far circolare il lavoro che altri hanno fatto.
Ad esempio, El-ghibli Rivista on line di letteratura della migrazione pubblica recensioni di opere di autori italiani e stranieri su argomenti riguradanti l'immigrazione.
Recentementsono state pubblicate due recenzioni di particolare interesse.
La prima: Roba da donne. Emancipazione e scrittura nei percorsi di autrici dal mondo - Silvia Camilotti (a cura)
Mangrovie Edizioni - 2009
pp. 294, 15 €
Il volume propone una serie di contributi legati dalla riflessione sulla narrativa femminile come luogo di autoconoscenza e di analisi della realtà attraverso lo sguardo delle donne, a cui rimanda anche l’immagine in copertina.
"Roba da donne" privilegia un’ottica di genere attenta alla condizione femminile e individua la scrittura come forma di emancipazione «nei percorsi di autrici dal mondo», cioè nelle esperienze filtrate dagli occhi di donne immigrate, di figlie di migranti e di donne viaggiatrici, da includere nell’accezione ampia – senza frontiere e confini – di autrici ‘in movimento’.
Nell’allestire i testi Silvia Camilotti adotta una formula ibrida che prevede l’accostamento di interventi scientifici di studiosi con diversa formazione disciplinare, a una serie di racconti e testimonianze che integrano e arricchiscono i saggi teorici, offrendo la possibilità di un approccio diretto alla parola delle scrittrici.
Per leggere l'intera recenzione clicca sul seguente link: http://www.el-ghibli.provincia.bologna.it/index.php?id=6&sezione=4&idrecensioni=105
La seconda: Del postmoderno - Peter Carravetta
Bompiani - 2009
pp. 615, 35 €
Il sottotitolo del volume dello studioso Peter Carravetta rappresenta appieno l'indagine conoscitiva che ci offre in questo testo l'intellettuale statunitense di origine italiana. In Italia la concezione del postmodernismo è stata affrontata con lucidità da Gianni Vattimo, noto anche per la individuazione di categorie come "pensiero debole" e "pensiero forte" e per i riferimenti di tale pensiero alla posizione filosofica di Nietzeske.
Il testo dello scrittore americano ci trasporta in una dimensione più complessa e più dinamica perché pone a fuoco tutta la cultura americana prodotta negli ultimi 50 anni e non solo, perché affronta le tendenze che si stanno aprendo nel XXI secolo.
Il volume si chiude con un capitolo che recita "quindici tesi per l'epoca storta", in cui vengono focalizzati appieno gli aspetti più significativi del postmoderno, le problematiche e le tendenze che si stanno sviluppando nei nostri tempi a partire da quella frattura storica che è stata la distruzione delle due torri a New York. In una di queste tesi, ci piace ricordarlo, viene affrontato il tema del confine. Di particolare importanza anche perché la letteratura della migrazione trova il suo substrato proprio in questa problematica. Scrive il prof. Carravetta: "Non c'è dubbio che molto di quanto accadrà nel XXI secolo riguarderà soglie, frontiere, punti di controllo di ingresso e uscita, attraversamenti (il)legali dei confini…ma chi attraversa i confini mette a repentaglio sistemi stabili dell'economia, le tradizioni etniche e nazionali".
Per leggere l'intera recenzione clicca sul link: http://www.el-ghibli.provincia.bologna.it/index.php?id=6&sezione=4&idrecensioni=109
Sperando che questa divulgazione sia gradita a quanti hanno prodotto le recensioni invito tutti a documentarsi sul sito di El Ghibli
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Farei volentiei un lavoro di questo genere ma, non avendone il tempo penso che almeno sia utile far circolare il lavoro che altri hanno fatto.
Ad esempio, El-ghibli Rivista on line di letteratura della migrazione pubblica recensioni di opere di autori italiani e stranieri su argomenti riguradanti l'immigrazione.
Recentementsono state pubblicate due recenzioni di particolare interesse.
La prima: Roba da donne. Emancipazione e scrittura nei percorsi di autrici dal mondo - Silvia Camilotti (a cura)
Mangrovie Edizioni - 2009
pp. 294, 15 €
Il volume propone una serie di contributi legati dalla riflessione sulla narrativa femminile come luogo di autoconoscenza e di analisi della realtà attraverso lo sguardo delle donne, a cui rimanda anche l’immagine in copertina.
"Roba da donne" privilegia un’ottica di genere attenta alla condizione femminile e individua la scrittura come forma di emancipazione «nei percorsi di autrici dal mondo», cioè nelle esperienze filtrate dagli occhi di donne immigrate, di figlie di migranti e di donne viaggiatrici, da includere nell’accezione ampia – senza frontiere e confini – di autrici ‘in movimento’.
Nell’allestire i testi Silvia Camilotti adotta una formula ibrida che prevede l’accostamento di interventi scientifici di studiosi con diversa formazione disciplinare, a una serie di racconti e testimonianze che integrano e arricchiscono i saggi teorici, offrendo la possibilità di un approccio diretto alla parola delle scrittrici.
Per leggere l'intera recenzione clicca sul seguente link: http://www.el-ghibli.provincia.bologna.it/index.php?id=6&sezione=4&idrecensioni=105
La seconda: Del postmoderno - Peter Carravetta
Bompiani - 2009
pp. 615, 35 €
Il sottotitolo del volume dello studioso Peter Carravetta rappresenta appieno l'indagine conoscitiva che ci offre in questo testo l'intellettuale statunitense di origine italiana. In Italia la concezione del postmodernismo è stata affrontata con lucidità da Gianni Vattimo, noto anche per la individuazione di categorie come "pensiero debole" e "pensiero forte" e per i riferimenti di tale pensiero alla posizione filosofica di Nietzeske.
Il testo dello scrittore americano ci trasporta in una dimensione più complessa e più dinamica perché pone a fuoco tutta la cultura americana prodotta negli ultimi 50 anni e non solo, perché affronta le tendenze che si stanno aprendo nel XXI secolo.
Il volume si chiude con un capitolo che recita "quindici tesi per l'epoca storta", in cui vengono focalizzati appieno gli aspetti più significativi del postmoderno, le problematiche e le tendenze che si stanno sviluppando nei nostri tempi a partire da quella frattura storica che è stata la distruzione delle due torri a New York. In una di queste tesi, ci piace ricordarlo, viene affrontato il tema del confine. Di particolare importanza anche perché la letteratura della migrazione trova il suo substrato proprio in questa problematica. Scrive il prof. Carravetta: "Non c'è dubbio che molto di quanto accadrà nel XXI secolo riguarderà soglie, frontiere, punti di controllo di ingresso e uscita, attraversamenti (il)legali dei confini…ma chi attraversa i confini mette a repentaglio sistemi stabili dell'economia, le tradizioni etniche e nazionali".
Per leggere l'intera recenzione clicca sul link: http://www.el-ghibli.provincia.bologna.it/index.php?id=6&sezione=4&idrecensioni=109
Sperando che questa divulgazione sia gradita a quanti hanno prodotto le recensioni invito tutti a documentarsi sul sito di El Ghibli
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sabato 27 febbraio 2010
ACCREDITAMENTO DEI SERVIZI SOCIOSANITARI. Una Giornata di studio a BOLOGNA
Ecco l'invito alla giornata di studio che si terrà a Bologna il 26 marzo prossimo al centro congressi Savoia Hotel.Con questo convegno l'associazione ANOSS si è preffissa di dare un contributo concreto a chi, per professione dovrà ben conoscere le modalità operative per l’accreditamento.
È destinato a dirigenti e responsabili degli enti gestori e a tutti coloro che a qualunque titolo si occupano della materia .
Clicca sulle immagini per ingrandirle a tutto schermo!!
mercoledì 24 febbraio 2010
Appunti su Progettazione/Pianificazione (2)
Nella prima parte dell’approfondimento su progettazione e pianificazione si è pervenuti ad una conclusione. Nei servizi assistenziali sociosanitari esiste l’attività di progettazione in quanto riferita al PAI che peraltro avendo un significato operativo peculiare sconfina nell’accezione corrente di piano tutte le volte che non lo si considera come prodotto cartaceo di un’attività di studio e progettazione ma come documento di controllo per gestire in itinere l’attività di assistenza. In questo senso risponde alla definizione di Pianificazione intesa come programmazione di un’attività secondo un piano prestabilito.
Detto questo manca una piccola considerazione ulteriore sui progetti in attività sociosanitaria ed è quanto si riferisce ai progetti di nuovi servizi. Per progetto di nuovi servizi si deve intendere l’attività che un’azienda di servizi dovrà effettuare per realizzare un nuovo servizio sia che si tratti di un servizio residenziale sia domiciliare. Ovviamente se si tratterà di un servizio residenziale la questione sarà più complessa perché l’attività di progettazione del servizio dovrà essere preceduta dalla progettazione dei locali sapendo che la struttura diverrà parte integrante del progetto di servizio. Non solo ma rappresenta anche una grande difficoltà dovuta al fatto che la struttura comporta un forte investimento in termini di spesa che dovrà essere ammortizzato negli anni, quindi non deve essere un progetto inefficiente e i locali devono soddisfare efficacemente le richieste di qualità che utenza e stakeholder pongono. Un progetto di servizio si può modificare in tempi brevi se non può essere validato e così anche il progetto della struttura se si osservano le regole previste dalle norme di qualità ISO. Con questo esempio si capisce l’importanza della validazione. Si immagini che si deve progettare da zero una nuova struttura destinata ad ospitare un nucleo di 30 posti per non autosufficiente in quanto in quel determinato distretto ne esiste la necessità evidenziata dal Piano di Zona vigente. A questo punto il responsabile della progettazione dovrà leggere con molta attenzione cosa dice in merito la normativa dell’accreditamento perché è evidente che il nuovo servizio richiesto dal Piano di Zona sarà accreditato a quell’azienda che ne realizza un progetto coerente con le norme. Per l’esattezza in questo momento dovrebbero essere prese in considerazione le norme per l’accreditamento provvisorio, ma dovendosi realizzare la struttura fisica per quanto riguarda i requisiti architettonici è meglio riferirsi fin da subito alle norme per l’accreditamento definitivo . È dunque necessario prendere in considerazione i requisiti specifici previsti per la struttura di una casa-residenza per anziani non autosufficienti. Il riferimento normativo è l’allegato D.2.3 della deliberazione regionale 514/2009. Tale allegato relativamente al problema in discorso prevede una serie di deroghe per le strutture già autorizzate o in fase di realizzazione in base a progetti finanziati con risorse regionali, poi, al punto 4.3 stabilisce che le nuove strutture in caso di richiesta di accreditamento devono rispettare i parametri previsti dai successivi punti fino al 4.23. Non sembra il caso di fare l’elenco dei requisiti per i quali si rimanda al testo della norma; solo preme sottolineare qualche elemento determinante. La capacità ricettiva massima o può superare i 75 posti . quindi il nostro progetto sarà ammissibile se inserito nella realtà esistente non fa superare tale limite. Seconda questione le camere da letto sono a 1 o a 2 posti, (Quindi non sono più ammissibili stanze a tre) e le stanze singole almeno il 40%. C’è una serie di prescrizioni e al punto 4.19 un elenco importante circa gli spazi che devono esistere nel nucleo (Soggiorno, zona pranzo, locale per il personale, angolo scaldavivande, bagno assistito, vuotatoio, deposito carrozzine). Molto importante e degna di approfondimento la prescrizione di cui al punto 4.23: “Tutti i locali sopraindicati, destinati ad attività o vita collettiva (soggiorni e sale da pranzo) sia generali che di nucleo, devono essere di dimensioni adeguate alla capacità ricettiva massima prevista per la struttura. Dunque le camere da letto singole devono avere almeno 12 mq. di superficie utile mentre quelle a due posti devono avere 18 mq. Disposizione discutibile ma chiara. I locali destinati ad attività o vita collettiva devono invece essere di dimensioni adeguate. Questa non è altrettanto chiara e sia pur con la precisazione che devo essere adeguate alla capacità ricettiva massima non perde la sua indeterminatezza. Rimane dubbia quale sia la misura adeguata non essendo indicato un parametro. Il problema principale che nasce da questa norma indeterminata è quello di attestare le ragioni di una scelta circa la misura degli spazi. Ciò non può essere fatto attraverso le procedure che la ISO 9001 definisce di riesame o di verifica, ma con un atto di validazione cioè di verifica dell’adeguatezza in condizioni d’uso del progetto rispetto ai bisogni reali degli utilizzatori. Le norme dell’accreditamento non prescrivono esattamente una tale procedura ma poiché è richiesta la documentazione delle scelte operate nella realizzazione dei servizi, non sarà possibile giustificare una scelta della misura degli spazi se non con una validazione che è implicitamente indicata come necessaria. Se la scelta di una determinata dimensione non sarà documentata in modo da dimostrare che discende da un costrutto razionale sarà sempre contestabile.
Per parlare ora della pianificazione si può dire, in termini generali, che è il processo con il quale, dato un sistema sociale, si stabilisce uno stato futuro dello stesso ritenuto desiderabile (obiettivo), si individuano le azioni per conseguirlo (piano d’azione) e le risorse per mettere in atto queste azioni. Il prodotto della pianificazione prende il nome di piano. La pianificazione può interessare sistemi sociali di differenti dimensioni: da un intero sistema economico (pianificazione macroeconomica) o sociale ad una singola azienda (pianificazione aziendale).
Attraverso la pianificazione aziendale si definiscono gli obiettivi dell’azienda e le azioni per conseguirli. Per obiettivi si intendono i risultati misurabili che ci si attende di raggiungere in futuro entro un tempo determinato. Il tempo in cui si pensa di raggiungere gli obiettivi proposti è il loro orizzonte temporale. Rispetto a questo si può scomporre la pianificazione in termini più o meno ampi o ristretti e si parlerà di pianificazione strategica o pianificazione operativa a seconda della maggior ampiezza dell’orizzonte temporale e del grado di dettaglio degli obiettivi. La pianificazione strategica traduce la mission aziendale in obiettivi strategici di lungo termine, mentre con la pianificazione operativa si traducono gli obiettivi strategici in obiettivi operativi caratterizzati da un orizzonte temporale di breve termine, normalmente un anno.
La pianificazione, insieme al controllo di gestione , è una funzione che qualifica un’amministrazione di tipo manageriale, le due funzioni sono connesse ed entrambe indispensabili per una gestione aziendale efficace.
Il processo di pianificazione aziendale è una sequenza di attività che i manager eseguono partendo da un’analisi del contesto esterno, per giungere ad una fase di indagine e previsione economico-finanziaria.
Detto questo manca una piccola considerazione ulteriore sui progetti in attività sociosanitaria ed è quanto si riferisce ai progetti di nuovi servizi. Per progetto di nuovi servizi si deve intendere l’attività che un’azienda di servizi dovrà effettuare per realizzare un nuovo servizio sia che si tratti di un servizio residenziale sia domiciliare. Ovviamente se si tratterà di un servizio residenziale la questione sarà più complessa perché l’attività di progettazione del servizio dovrà essere preceduta dalla progettazione dei locali sapendo che la struttura diverrà parte integrante del progetto di servizio. Non solo ma rappresenta anche una grande difficoltà dovuta al fatto che la struttura comporta un forte investimento in termini di spesa che dovrà essere ammortizzato negli anni, quindi non deve essere un progetto inefficiente e i locali devono soddisfare efficacemente le richieste di qualità che utenza e stakeholder pongono. Un progetto di servizio si può modificare in tempi brevi se non può essere validato e così anche il progetto della struttura se si osservano le regole previste dalle norme di qualità ISO. Con questo esempio si capisce l’importanza della validazione. Si immagini che si deve progettare da zero una nuova struttura destinata ad ospitare un nucleo di 30 posti per non autosufficiente in quanto in quel determinato distretto ne esiste la necessità evidenziata dal Piano di Zona vigente. A questo punto il responsabile della progettazione dovrà leggere con molta attenzione cosa dice in merito la normativa dell’accreditamento perché è evidente che il nuovo servizio richiesto dal Piano di Zona sarà accreditato a quell’azienda che ne realizza un progetto coerente con le norme. Per l’esattezza in questo momento dovrebbero essere prese in considerazione le norme per l’accreditamento provvisorio, ma dovendosi realizzare la struttura fisica per quanto riguarda i requisiti architettonici è meglio riferirsi fin da subito alle norme per l’accreditamento definitivo . È dunque necessario prendere in considerazione i requisiti specifici previsti per la struttura di una casa-residenza per anziani non autosufficienti. Il riferimento normativo è l’allegato D.2.3 della deliberazione regionale 514/2009. Tale allegato relativamente al problema in discorso prevede una serie di deroghe per le strutture già autorizzate o in fase di realizzazione in base a progetti finanziati con risorse regionali, poi, al punto 4.3 stabilisce che le nuove strutture in caso di richiesta di accreditamento devono rispettare i parametri previsti dai successivi punti fino al 4.23. Non sembra il caso di fare l’elenco dei requisiti per i quali si rimanda al testo della norma; solo preme sottolineare qualche elemento determinante. La capacità ricettiva massima o può superare i 75 posti . quindi il nostro progetto sarà ammissibile se inserito nella realtà esistente non fa superare tale limite. Seconda questione le camere da letto sono a 1 o a 2 posti, (Quindi non sono più ammissibili stanze a tre) e le stanze singole almeno il 40%. C’è una serie di prescrizioni e al punto 4.19 un elenco importante circa gli spazi che devono esistere nel nucleo (Soggiorno, zona pranzo, locale per il personale, angolo scaldavivande, bagno assistito, vuotatoio, deposito carrozzine). Molto importante e degna di approfondimento la prescrizione di cui al punto 4.23: “Tutti i locali sopraindicati, destinati ad attività o vita collettiva (soggiorni e sale da pranzo) sia generali che di nucleo, devono essere di dimensioni adeguate alla capacità ricettiva massima prevista per la struttura. Dunque le camere da letto singole devono avere almeno 12 mq. di superficie utile mentre quelle a due posti devono avere 18 mq. Disposizione discutibile ma chiara. I locali destinati ad attività o vita collettiva devono invece essere di dimensioni adeguate. Questa non è altrettanto chiara e sia pur con la precisazione che devo essere adeguate alla capacità ricettiva massima non perde la sua indeterminatezza. Rimane dubbia quale sia la misura adeguata non essendo indicato un parametro. Il problema principale che nasce da questa norma indeterminata è quello di attestare le ragioni di una scelta circa la misura degli spazi. Ciò non può essere fatto attraverso le procedure che la ISO 9001 definisce di riesame o di verifica, ma con un atto di validazione cioè di verifica dell’adeguatezza in condizioni d’uso del progetto rispetto ai bisogni reali degli utilizzatori. Le norme dell’accreditamento non prescrivono esattamente una tale procedura ma poiché è richiesta la documentazione delle scelte operate nella realizzazione dei servizi, non sarà possibile giustificare una scelta della misura degli spazi se non con una validazione che è implicitamente indicata come necessaria. Se la scelta di una determinata dimensione non sarà documentata in modo da dimostrare che discende da un costrutto razionale sarà sempre contestabile.
Per parlare ora della pianificazione si può dire, in termini generali, che è il processo con il quale, dato un sistema sociale, si stabilisce uno stato futuro dello stesso ritenuto desiderabile (obiettivo), si individuano le azioni per conseguirlo (piano d’azione) e le risorse per mettere in atto queste azioni. Il prodotto della pianificazione prende il nome di piano. La pianificazione può interessare sistemi sociali di differenti dimensioni: da un intero sistema economico (pianificazione macroeconomica) o sociale ad una singola azienda (pianificazione aziendale).
Attraverso la pianificazione aziendale si definiscono gli obiettivi dell’azienda e le azioni per conseguirli. Per obiettivi si intendono i risultati misurabili che ci si attende di raggiungere in futuro entro un tempo determinato. Il tempo in cui si pensa di raggiungere gli obiettivi proposti è il loro orizzonte temporale. Rispetto a questo si può scomporre la pianificazione in termini più o meno ampi o ristretti e si parlerà di pianificazione strategica o pianificazione operativa a seconda della maggior ampiezza dell’orizzonte temporale e del grado di dettaglio degli obiettivi. La pianificazione strategica traduce la mission aziendale in obiettivi strategici di lungo termine, mentre con la pianificazione operativa si traducono gli obiettivi strategici in obiettivi operativi caratterizzati da un orizzonte temporale di breve termine, normalmente un anno.
La pianificazione, insieme al controllo di gestione , è una funzione che qualifica un’amministrazione di tipo manageriale, le due funzioni sono connesse ed entrambe indispensabili per una gestione aziendale efficace.
Il processo di pianificazione aziendale è una sequenza di attività che i manager eseguono partendo da un’analisi del contesto esterno, per giungere ad una fase di indagine e previsione economico-finanziaria.
lunedì 15 febbraio 2010
Appunti su PROGETTAZIONE/PIANIFICAZIONE (1)
Capita spesso, nell’ambito delle attività nel mondo dei servizi sociosanitari, di sentir parlare di progettazione e di pianificazione in modo indistinto come se le due azioni non godessero di una loro propria specificità. Non si intende spendere tempo prezioso solo per dissipare una mera questione terminologica, non ne varrebbe la pena, ma non si può non rilevare che anche la chiarezza dei termini impiegati aiuta ad avere chiarezza sulle azioni da compiere in relazione alle singole situazioni.Allo scopo è possibile partire dalle definizioni da dizionario.Progettazione : Preparazione di un progetto/ attività del progettare/ideazione di qualcosaProgetto : studio preparatorio di un’opera o di un’impresa. Insieme di disegni e di calcoli che costituiscono lo studio preparatorio di un’opera. Ciò che si pensa di fare in futuro, cioè è riferito a qualcosa che ancora non c’è.Pianificazione :programmazione di un’attività secondo un piano prestabilito.Sostanzialmente il progetto viene approvato e successivamente realizzato in piena autonomia mentre il “piano” ovvero l’attività pianificata, viene realizzata lentamente nel tempo e si realizza attraverso la costruzione di oggetti o la realizzazione di processi con caratteristiche conformi a quanto pianificato.Come si può comprendere le definizioni e quel minimo di elaborazione che ne è stata fatta derivano dal mondo dell’architettura e dell’urbanistica. In mancanza di analoga precisione nel settore socio assistenziale nella prima parte del discorso possiamo mutuare qualche ragionamento dal mondo delle tecniche architettoniche ed urbanistiche.Il progetto riguarda l’architettura ed è ciò che deve essere fatto prima della costruzione della casa e con tale costruzione conclude la sua esistenza e ragion d’essere e non deve essere riproposto. Il piano urbanistico tende invece a definire come e dove devono essere costruite le case nel territorio quindi appena varato comincia ad essere attuato e ancor prima della sua conclusione deve essere studiata la sua evoluzione
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mercoledì 27 gennaio 2010
Associazioni e Forum del terzo settore
Si deve ricordare che è molto importante stabilire una linea di raccordo tra le associazioni di promozione sociale e le istituzioni pubbliche. Le associazioni costituiscono costituiscono una forza non trascurabile perché:
sono un elemento centrale nella costruzione del welfare locale,
rappresentano un’esperienza di cittadinanza attiva che fa crescere la comunità,
sono in grado di offrire autonomamente dei servizi qualificati al contesto locale.
È indipensabile anche rafforzare la visibilità e quindi le associazioni hanno un grande bisogno di formazione sul fronte della comunicazione. Un esempio è l’impianto redazionale del portale “Piacenza provincia solidale” perchè è un elemento privilegiato tra quelli che consentono alle associazioni di porsi come soggetto stabile e di essere in grado di comunicare e di fare rete. Occorre un ampliamento del servizio di consulenza per sostenere le procedure necessarie per sviluppare le relazioni con contenuti formali, ma soprattutto bisogna cogliere il momento di incontro come occasione per favorire quel dialogo tra le associazioni necessario alla costituzione del forum provinciale del terzo settore. Il forum, infatti, è la sede permanente del confronto fra i soggetti del terzo settore e le istituzioni locali, una sede in cui anche il mondo della promozione sociale può esprimere la propria collaborazione fattiva.
Nella consapevolezza dell’impegno delle associazioni, e con questi auspici si è tenuta la riunione ... (continua)
sono un elemento centrale nella costruzione del welfare locale,
rappresentano un’esperienza di cittadinanza attiva che fa crescere la comunità,
sono in grado di offrire autonomamente dei servizi qualificati al contesto locale.
È indipensabile anche rafforzare la visibilità e quindi le associazioni hanno un grande bisogno di formazione sul fronte della comunicazione. Un esempio è l’impianto redazionale del portale “Piacenza provincia solidale” perchè è un elemento privilegiato tra quelli che consentono alle associazioni di porsi come soggetto stabile e di essere in grado di comunicare e di fare rete. Occorre un ampliamento del servizio di consulenza per sostenere le procedure necessarie per sviluppare le relazioni con contenuti formali, ma soprattutto bisogna cogliere il momento di incontro come occasione per favorire quel dialogo tra le associazioni necessario alla costituzione del forum provinciale del terzo settore. Il forum, infatti, è la sede permanente del confronto fra i soggetti del terzo settore e le istituzioni locali, una sede in cui anche il mondo della promozione sociale può esprimere la propria collaborazione fattiva.
Nella consapevolezza dell’impegno delle associazioni, e con questi auspici si è tenuta la riunione ... (continua)
Il Testo Unico sull'immigrazione e il pacchetto sicurezza
Quandanche si viva in una comunità accogliente, con una significativa presenza di volontariato e di associazioni di promozione sociale, non si può sottovalutare il fatto che possono esistere gravi rischi per le persone immigrate. È necessario ricordare la situazione di crisi e le possibili conseguenze di una perdita di lavoro che possono mettere in discussione il permesso di soggiorno e spingere magari un capofamiglia in condizioni di illegalità. Con questi pensieri è stata introdotta la giornata di studio ..
Per leggere il report Una giornata di studio... Clik qui!!
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martedì 26 gennaio 2010
Nel giorno della memoria pubblichiamo una dichiarazione di Christine Weise
DICHIARAZIONE DI CHRISTINE WEISE, PRESIDENTE DELLA SEZIONE ITALIANA DI AMNESTY INTERNATIONAL, IN OCCASIONE DEL GIORNO DELLA MEMORIA 2010
In occasione del 65° anniversario dell'apertura dei cancelli del campo di sterminio di Auschwitz, il 27 gennaio 1945, riconosciuto come Giorno della Memoria, Christine Weise, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International, ha rilasciato la seguente dichiarazione:
In occasione del Giorno della Memoria, Amnesty International propone a docenti ed educatori due itinerari didattici e una bibliografia-filmografia essenziale, per discutere della Shoah con ragazzi e ragazze delle scuole secondarie. Vai sul sito www.amnesty.it/educazione
In occasione del 65° anniversario dell'apertura dei cancelli del campo di sterminio di Auschwitz, il 27 gennaio 1945, riconosciuto come Giorno della Memoria, Christine Weise, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International, ha rilasciato la seguente dichiarazione:
Tenere viva la memoria di quel terribile crimine che fu la Shoah è importante per costruire un mondo migliore, un mondo che respinga per sempre la discriminazione, le torture e ogni forma di schiavitù. Un mondo in cui, fin da piccoli, bambine e bambini imparino a vedere in ogni persona innanzitutto l’essere umano, portatore di una dignità innata e titolare dei diritti universali. Un mondo in cui sempre più persone abbiano la lucidità di riconoscere e il coraggio di contrastare, fin dai primi sintomi, le violazioni dei diritti e la negazione dell’umanità altrui.
Proprio il ricordo della Shoah e la volontà di impedire per sempre il ripetersi di simili tragedie, sono stati il motivo per cui l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approvò, nel 1948, la Dichiarazione universale dei diritti umani. Difendere i diritti umani vuol dire aiutare a costruire un mondo in cui il ripetersi della Shoah non sia possibile, mai più.
In occasione del Giorno della Memoria, Amnesty International propone a docenti ed educatori due itinerari didattici e una bibliografia-filmografia essenziale, per discutere della Shoah con ragazzi e ragazze delle scuole secondarie. Vai sul sito www.amnesty.it/educazione
martedì 19 gennaio 2010
L'accreditamento dei servizi sociosanitari in Emilia Romagna. Parte una sfida ad ampio raggio
Dopo una lunghissima gestazione, finalmente, nel 2010 prende vita in Emilia Romagna l’accreditamento dei servizi sociosanitari.
È una notizia rilevante anche per chi non vive in questa regione perché l’accreditamento è il nuovo strumento di valutazione dei servizi e di miglioramento della qualità e ogni nuova interpretazione di questo strumento è bene che venga conosciuta, studiata, confrontata e se del caso criticata nel modo più ampio e diffuso possibile.
Nel bel mezzo di una non sopita crisi economica, estesa anche ad altri fattori della vita, si apre un nuovo percorso proteso verso una conclusione di una certa ambiziosa raffinatezza. Con l’accreditamento si vuole portare i servizi al massimo livello possibile di qualità attraverso azioni di controllo che incidono direttamente sui servizi stessi o altre azioni di pianificazione e selezione che incidono indirettamente o sono di grande importanza nell’incremento della qualità di sistema.
Per leggere l'intero articolo Clik qui
È una notizia rilevante anche per chi non vive in questa regione perché l’accreditamento è il nuovo strumento di valutazione dei servizi e di miglioramento della qualità e ogni nuova interpretazione di questo strumento è bene che venga conosciuta, studiata, confrontata e se del caso criticata nel modo più ampio e diffuso possibile.
Nel bel mezzo di una non sopita crisi economica, estesa anche ad altri fattori della vita, si apre un nuovo percorso proteso verso una conclusione di una certa ambiziosa raffinatezza. Con l’accreditamento si vuole portare i servizi al massimo livello possibile di qualità attraverso azioni di controllo che incidono direttamente sui servizi stessi o altre azioni di pianificazione e selezione che incidono indirettamente o sono di grande importanza nell’incremento della qualità di sistema.
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lunedì 11 gennaio 2010
Finanziaria 2010: ancora tagli a Comuni e Regioni per il sociale
Dopo il taglio di oltre mezzo miliardo di euro operato dalla Finanziaria del 2009, prosegue anche con la Legge Finanziaria del 2010 il taglio ai fondi per il sociale erogati a regioni e comuni.
inanziamenti per il settore sociale previsti dalle Leggi Finanziarie 2008, 2009 e 2010 (milioni di €).
Questo pesantissimo taglio potrebbe essere compensato da un Fondo di pari importo recentemente istituito dall’art. 9 bis del D.L. 78/2009 (conv. L.109/2009). Tale norma, anticipando l’attuazione delle misure connesse alla realizzazione di un sistema di federalismo fiscale, stanzia 300 milioni di euro per le attività di carattere sociale di pertinenza regionale allo scopo di assicurare la tutela dei diritti e delle prestazioni sociali fondamentali su tutto il territorio nazionale. Il condizionale è d’obbligo perché la norma è nuovissima e la sua formulazione lascia ancora insoluti diversi dubbi. Infatti, in relazione alle modalità di riparto di questo fondo si dice che farà riferimento all’ammontare dei proventi spettanti a regioni e province autonome, ivi compresi quelli afferenti alla compartecipazione ai tributi erariali statali, in misura tale da garantire disponibilità finanziarie complessivamente non inferiori a 300 milioni di euro annui e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Che cosa significano queste ultime parole? Forse che a fronte di questo finanziamento dedicato al sociale ci saranno riduzioni nelle quote di compartecipazione erariale di competenza regionale?
Spiace infine rilevare che in un momento di crisi occupazionale come questo e di difficoltà delle famiglie il Fondo nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione (L. 431/1998) tocca il minimo storico, registrando una ulteriore riduzione di 18 milioni di euro, fermandosi a 144 milioni euro (nel 2000 era di 362 milioni di euro). Con queste risorse gli enti locali aiutano i nuclei familiari più poveri a pagare il canone di locazione. La costante riduzione del finanziamento non fa che rendere ancora più pesante una situazione che vede, soprattutto delle aree metropolitane, il numero delle domande di contributo in costante aumento nel tempo e, parallelamente, la costante diminuzione del grado di copertura del contributo erogato.
Nel complesso, nel 2010 le risorse statali che verranno erogate alle regioni per il sociale – e poi attraverso queste ai comuni – diminuiranno di 117 milioni di euro che potrebbero diventare 417 se il nuovo fondo “federalista” non dovesse avere la destinazione che abbiamo previsto. Si tratta di decisioni governative che vanno in controtendenza rispetto alle necessità attuali del paese.
La Finanziaria del 2010 non prevede più alcun finanziamento (nel 2009 erano 100 milioni di euro) per il Piano straordinario servizi socio-educativi per la prima infanzia che è stato decisivo per sviluppare l’offerta di asili nido in Italia. Dopo un gran parlare di politiche per aiutare le famiglie si interviene negativamente su uno dei pochi fondi in grado di intervenire efficacemente nel supporto delle famiglie dove entrambi i genitori lavorano.
Il taglio ancor più rilevante della legge finanziaria 2010 colpisce il finanziamento principale del sociale che è costituito dal Fondo nazionale per le politiche sociali. In questi ultimi anni il Fondo – nella parte destinata alle regioni - è stato costantemente ridotto fino ad arrivare ai 171 milioni del 2010. In questo caso il taglio è di 299 milioni; due terzi dell’intero finanziamento.
Questo pesantissimo taglio potrebbe essere compensato da un Fondo di pari importo recentemente istituito dall’art. 9 bis del D.L. 78/2009 (conv. L.109/2009). Tale norma, anticipando l’attuazione delle misure connesse alla realizzazione di un sistema di federalismo fiscale, stanzia 300 milioni di euro per le attività di carattere sociale di pertinenza regionale allo scopo di assicurare la tutela dei diritti e delle prestazioni sociali fondamentali su tutto il territorio nazionale. Il condizionale è d’obbligo perché la norma è nuovissima e la sua formulazione lascia ancora insoluti diversi dubbi. Infatti, in relazione alle modalità di riparto di questo fondo si dice che farà riferimento all’ammontare dei proventi spettanti a regioni e province autonome, ivi compresi quelli afferenti alla compartecipazione ai tributi erariali statali, in misura tale da garantire disponibilità finanziarie complessivamente non inferiori a 300 milioni di euro annui e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Che cosa significano queste ultime parole? Forse che a fronte di questo finanziamento dedicato al sociale ci saranno riduzioni nelle quote di compartecipazione erariale di competenza regionale?
Spiace infine rilevare che in un momento di crisi occupazionale come questo e di difficoltà delle famiglie il Fondo nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione (L. 431/1998) tocca il minimo storico, registrando una ulteriore riduzione di 18 milioni di euro, fermandosi a 144 milioni euro (nel 2000 era di 362 milioni di euro). Con queste risorse gli enti locali aiutano i nuclei familiari più poveri a pagare il canone di locazione. La costante riduzione del finanziamento non fa che rendere ancora più pesante una situazione che vede, soprattutto delle aree metropolitane, il numero delle domande di contributo in costante aumento nel tempo e, parallelamente, la costante diminuzione del grado di copertura del contributo erogato.
Nel complesso, nel 2010 le risorse statali che verranno erogate alle regioni per il sociale – e poi attraverso queste ai comuni – diminuiranno di 117 milioni di euro che potrebbero diventare 417 se il nuovo fondo “federalista” non dovesse avere la destinazione che abbiamo previsto. Si tratta di decisioni governative che vanno in controtendenza rispetto alle necessità attuali del paese.
Come è noto, buona parte di queste risorse sono destinate ai comuni che le utilizzano per finanziare i servizi sociali. Il risultato complessivo di questa riduzione dei finanziamenti statali per il sociale che si assomma drammaticamente a quello avvenuto anche nel 2009 e nel 2008 avrà un impatto dirompente sulle politiche sociali dei comuni. Il risultato sarà una riduzione dei servizi sociali ed un aumento delle quote di partecipazione alla spesa a carico dell’utente. Nel momento in cui servirebbero più risorse da dedicare al settore sociale per compensare una grave crisi economica queste risorse vengono ridotte e contribuiscono ad acuire gli effetti della crisi sulle famiglie italiane più fragili.
10 gennaio 2010.
Presidente ANOSS
Franco Pesaresi
venerdì 8 gennaio 2010
Ripartizione tra famiglie, comuni e ASL delle rette di degenza
LA RETTA DI DEGENZA: PROBLEMI RELATIVI ALLA RIPARTIZIONE DELLE QUOTE TRA FAMIGLIE, COMUNI E ASL
di Massimiliano Gioncada,Consulente Enti Locali
Per affrontare lo “spinoso” tema propostomi, di sicura attualità e di grande impatto sugli attori coinvolti, istituzionali e non, ritengo di poter utilizzare alcune sentenze che, tra il 2007 e il 2009, sono state emanate dal Giudice (ordinario) di merito milanese, per poi chiudere con la disamina un recente sentenza della Corte di Cassazione.Non si spaventino i non giuristi: l’analisi proposta non sarà meccanicamente tecnicistica ma, anzi, ancorata ai fatti concreti, con osservazioni, giuridiche, che per gli addetti ai lavori saranno comunque d’immediata comprensione e riconduzione.Devesi però evidenziare come il dictum del Giudice di legittimità sia, invero, alquanto sottile e specialistico, ciò che, nell’ambito della presente relazione, sarà forse la parte più ostica da comprendere.I rapporti contrattuali tra le strutture, tipicamente le R.S.A., i soggetti ricoverati (ovvero i loro parenti), le A.S.L. e i Comuni, sono da qualche tempo a questa parte divenuti terreno di scontro giudiziale, in virtù del peso (rectius: costo) sempre maggiore che grava sui fruitori e sulle casse delle Istituzioni. E ciò, se non in termini assoluti (che sarebbe da verificare caso per caso), quantomeno in termini relativi,stante l’oggettiva contrazione economica...
(continua)
di Massimiliano Gioncada,Consulente Enti Locali
Per affrontare lo “spinoso” tema propostomi, di sicura attualità e di grande impatto sugli attori coinvolti, istituzionali e non, ritengo di poter utilizzare alcune sentenze che, tra il 2007 e il 2009, sono state emanate dal Giudice (ordinario) di merito milanese, per poi chiudere con la disamina un recente sentenza della Corte di Cassazione.Non si spaventino i non giuristi: l’analisi proposta non sarà meccanicamente tecnicistica ma, anzi, ancorata ai fatti concreti, con osservazioni, giuridiche, che per gli addetti ai lavori saranno comunque d’immediata comprensione e riconduzione.Devesi però evidenziare come il dictum del Giudice di legittimità sia, invero, alquanto sottile e specialistico, ciò che, nell’ambito della presente relazione, sarà forse la parte più ostica da comprendere.I rapporti contrattuali tra le strutture, tipicamente le R.S.A., i soggetti ricoverati (ovvero i loro parenti), le A.S.L. e i Comuni, sono da qualche tempo a questa parte divenuti terreno di scontro giudiziale, in virtù del peso (rectius: costo) sempre maggiore che grava sui fruitori e sulle casse delle Istituzioni. E ciò, se non in termini assoluti (che sarebbe da verificare caso per caso), quantomeno in termini relativi,stante l’oggettiva contrazione economica...
(continua)
giovedì 7 gennaio 2010
Assistenza residenziale in Emilia Romagna. Lavori in corso
L’assistenza residenziale agli anziani in Emilia Romagna
Di Dino Terenziani - Consulente
La Legge della Regione Emilia Romagna 12 marzo 2003, n. 2 “NORME PER LA PROMOZIONE DELLA CITTADINANZA SOCIALE E PER LA REALIZZAZIONE DEL SISTEMA INTEGRATO DI INTERVENTI E SERVIZI SOCIALI”, con le modifiche apportate dalla legge 20/2005, ha ridisegnato il sistema del Welfare locale e nel corso di questi 6 anni sono state attuate alcune importanti realizzazioni, di cui le nuove procedure di accreditamento rappresentano una prima conclusione.
Sono già operativi i Piani di Zona di cui all’art 29, le Aziende Servizi alla Persona (ASP) di cui all’art 22, il Fondo Regionale per la non Autosufficienza di cui all’art. 50 ed è stata approvata nell’aprile 2009 la Delibera 514 “Primo provvedimento della G.R. attuativo dell’art. 23 della L.R. 4/2008 in materia di accreditamento dei servizi sociosanitari”
Una conclusione che porterà a regime tutte le novità introdotte, quando con la definizione delle tariffe potrà
(continua- Clik qui)
Di Dino Terenziani - Consulente
La Legge della Regione Emilia Romagna 12 marzo 2003, n. 2 “NORME PER LA PROMOZIONE DELLA CITTADINANZA SOCIALE E PER LA REALIZZAZIONE DEL SISTEMA INTEGRATO DI INTERVENTI E SERVIZI SOCIALI”, con le modifiche apportate dalla legge 20/2005, ha ridisegnato il sistema del Welfare locale e nel corso di questi 6 anni sono state attuate alcune importanti realizzazioni, di cui le nuove procedure di accreditamento rappresentano una prima conclusione.
Sono già operativi i Piani di Zona di cui all’art 29, le Aziende Servizi alla Persona (ASP) di cui all’art 22, il Fondo Regionale per la non Autosufficienza di cui all’art. 50 ed è stata approvata nell’aprile 2009 la Delibera 514 “Primo provvedimento della G.R. attuativo dell’art. 23 della L.R. 4/2008 in materia di accreditamento dei servizi sociosanitari”
Una conclusione che porterà a regime tutte le novità introdotte, quando con la definizione delle tariffe potrà
(continua- Clik qui)
Migliorare la qualità nei servizi residenziali
Ciome migliorare la qualità nei servizi
di F. Iurlaro
PREMESSA
“La qualità dell’assistenza consiste nella sua capacità di migliorare lo stato di salute e di soddisfazione di una popolazione nei limiti concessi dalle tecnologie, dalle risorse disponibili e dalle caratteristiche dell’utenza” A.Donabedian
Una prima definizione della qualità potrebbe essere: “è l’insieme delle caratteristiche e delle proprietà di un prodotto o servizio che gli conferiscono l’attitudine a soddisfare dei bisogni”. I principi fondamentali della Qualità Totale (Q.T.) (o Total Quality Management, T.Q.M.) cui si fa riferimento sono l’orientamento al cliente, l’analisi sistemica, il miglioramento continuo (Kaizen), lo sviluppo delle risorse umane, l’analisi dei processi.
In giapponese “kaizen” rappresenta l’impegno al miglioramento quotidiano, con piccoli progressi verificabili, trasversali a tutta l’organizzazione. Procedere secondo questa strategia significa che “non passa giorno senza che si produca qualche miglioramento all’interno dell’azienda”. Il miglioramento continuo porta all’eccellenza, sostanzialmente il massimo livello possibile .. CONTINUA - CLIK QUI
di F. Iurlaro
PREMESSA
“La qualità dell’assistenza consiste nella sua capacità di migliorare lo stato di salute e di soddisfazione di una popolazione nei limiti concessi dalle tecnologie, dalle risorse disponibili e dalle caratteristiche dell’utenza” A.Donabedian
Una prima definizione della qualità potrebbe essere: “è l’insieme delle caratteristiche e delle proprietà di un prodotto o servizio che gli conferiscono l’attitudine a soddisfare dei bisogni”. I principi fondamentali della Qualità Totale (Q.T.) (o Total Quality Management, T.Q.M.) cui si fa riferimento sono l’orientamento al cliente, l’analisi sistemica, il miglioramento continuo (Kaizen), lo sviluppo delle risorse umane, l’analisi dei processi.
In giapponese “kaizen” rappresenta l’impegno al miglioramento quotidiano, con piccoli progressi verificabili, trasversali a tutta l’organizzazione. Procedere secondo questa strategia significa che “non passa giorno senza che si produca qualche miglioramento all’interno dell’azienda”. Il miglioramento continuo porta all’eccellenza, sostanzialmente il massimo livello possibile .. CONTINUA - CLIK QUI
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