giovedì 6 maggio 2010

Il lavoro atipico nei servizi alla persona

Secondo le rilevazioni del CENSIS sulla situazione sociale del Paese al II trimestre 2009, “il mercato del lavoro in Italia ha tendenzialmente retto, o almeno non ha reagito alla crisi peggio di quello di altri Paesi” (Fondazione Censis, “Lavoro, professionalità, rappresentanza” - 43° Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese - dicembre 2009). Fino ad oggi gli effetti negativi determinati dalla cattiva congiuntura si sarebbero riversati esclusivamente sulle componenti meno tutelate del sistema del lavoro, tra cui, appunto “l’ampio bacino del paralavoro”: le “formule occupazionali cresciute a metà strada tra lavoro dipendente ed autonomo, che costituiscono una quota ormai importante del mercato del lavoro”. Si consideri che a giugno 2009 gli atipici erano circa 3 milioni e mezzo di lavoratori e che questi hanno registrato in 12 mesi (tra il 2° trimestre 2008 e il 2° trimestre 2009) una perdita del 4,3%, pari a 162 mila posti di lavoro. Sempre il Censis - su dati Istat - ha rilevato che ad essere maggiormente colpite sono state tutte le diverse forme di lavoro a termine (- 9, 4%), seguite in misura ridotta dalle collaborazioni a progetto ( - 12%) e dalle collaborazioni occasionali (- 19,9%). Per contro, a fronte di settori che hanno visto ridurre sensibilmente i propri livelli occupazionali come l’industria, il turismo e il commercio, ce ne sono alcuni, come i servizi pubblici sociali e alla persona che hanno aumentato il fatturato.

Nello specifico, infatti, secondo una rilevazione del Centro Studi di Legacoop (dati preconsuntivo 2009) il comparto delle cooperative sociali nel 2009 ha continuato a crescere, seppur rallentando, con un aumento di fatturato pari a + 1,85% rispetto al 2008 e un aumento di occupati pari a + 1,10% (fonte: ErmesImprese, gennaio 2010).

Al di là delle dimensioni della precarietà lavorativa, l’elemento che si vuole sottolineare in questa analisi sono le caratteristiche del fenomeno e le sue ripercussioni a livello sociale .

Per alcuni anni, dal Pacchetto Treu alla Legge Biagi, si è registrato in Emilia Romagna un utilizzo per lo più virtuoso del lavoro non standard: in sostanza l’utilizzo di questi contratti favoriva l’ingresso nel mondo del lavoro dei soggetti tradizionalmente più deboli – le donne e i giovani – e dopo un certo lasso di tempo avveniva la stabilizzazione del lavoratore attraverso contratti standard (Istituto Regionale Studi sociali e politici De Gasperi, “Il ricorso ai contratti di lavoro non standard. Un’indagine nella provincia di Bologna “– 2008)

Negli ultimi anni successivi però si è vista la graduale e trasversale diffusione dei contratti di lavoro atipici, sia in settori attraversati da momenti di crisi o da processi di riorganizzazione, sia in settori che invece hanno visto una crescita costante.

In regione, una forte crescita del settore dei servizi alle imprese e alle persone ha proposto modalità organizzative e lavorative nuove, che si intrecciano anche con i processi di esternalizzazione di molti servizi pubblici. Da qui l’aumento al ricorso dei contratti a termine, utilizzati soprattutto per garantire servizi in base all’appalto vinto dalla cooperativa. Oggi il sistema degli appalti ha portato una graduale diminuzione del numero di lavoratori a termine; parallelamente però si registra una generale preoccupazione, legata alle logiche degli appalti pubblici, dell’accreditamento dei servizi sociosanitari e dei lavori a progetto, che determinano un senso di insicurezza anche ai lavoratori assunti a tempo indeterminato: sono i rinnovi degli appalti o l’accreditamento a determinare la continuità dell’impiego; il lavoratore è chiamato a rispondere in termini flessibili per adeguarsi al lavoro e all’utenza ma resta in uno stato psicologico di profonda precarietà.

mercoledì 5 maggio 2010

Inchiesta di Report su Sanità lombarda, critica l'Italia dei Diritti

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COMUNICATO STAMPA


Inchiesta di Report su Sanità lombarda, critica l'Italia dei Diritti

Luigino Smiroldo, viceresponsabile per la Sanità del movimento: "Strumentalizzare i malanni del paziente in base a quanto possono far guadagnare è scandaloso, i medici sono professionisti, non venditori a provvigione"



Roma, 3 maggio 2010 - "E' evidente che esiste una speculazione sanitaria che affiora dalla gestione della Sanità lombarda". Questo il primo commento di Luigino Smiroldo, viceresponsabile per la Sanità dell'Italia dei Diritti, in seguito a quanto emerso dall'inchiesta del programma televisivo Report che ha messo in evidenza le ombre del tanto acclamato modello sanitario lombardo mostrando come al centro ci sia la logica del profitto anziché la salute dei cittadini. Persone sottoposte a interventi chirurgici non necessari, cartelle cliniche false o gonfiate, tutto ciò per ottenere rimborsi dalla Regione più cospicui. Prosegue sdegnato l'esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro: "Tutto ciò parte dal presupposto che un imprenditore come Rotelli ha in mano gran parte della Sanità della regione Lombardia perché proprietario di varie cliniche convenzionate. I privati come lui non mettono al centro la persona ma la capacità del paziente di far guadagnare l'ospedale e questo, oltre a non essere appropriato, è scandaloso. Se al centro ci fosse l'individuo - spiega Smiroldo - non ci sarebbero elevati guadagni né per la clinica, né per i medici, ricattati da contratti a provvigione o simili. Infatti, se la retribuzione di uno specialista non è più basata sul principio di colui che cura la persona, il dottore perde di vista il suo compito principale, i malati diventano solo un mezzo per arricchirsi e ci si dimentica che dietro c'è un essere umano che ha bisogno di aiuto, richiesta che viene così strumentalizzata. La malattia viene quindi quantizzata in termini economici. Per tutelare cittadini - chiosa amaramente Smiroldo - sarebbe opportuno rimettere al centro la persona e i suoi bisogni, non i compensi. Occorre poi fare contratti simili a quelli dei dipendenti pubblici vietando pagamenti a provvigioni o altri inquadramenti atipici. E' assurdo considerare i medici come dei venditori, la Salute non è un business qualunque. Il problema è che se chi governa la sanità privata è d'accordo con i politici si crea l'anomalia che il controllato e il controllore sono concordi quindi viene meno la funzione di vigilanza delle istituzioni. Le parole di Rotelli sui rimborsi della Regione sono per me un pugno allo stomaco. Quelli - conclude Smiroldo - sono soldi nostri e dovrebbero essere usati per potenziare il pubblico e una Sanità che pone al centro l'individuo. Quello lombardo per me non è un modello da esportare perché non c'è vera competizione tra pubblico e privato come ad esempio avviene in Germania, Austria e altri paesi europei. Non vedo nessuna nota di merito se mezza Italia va a curarsi in Lombardia perché mancano strutture altrove, potremmo parlare di qualità se ci andassero i tedeschi, gli austriaci o gli svizzeri".

Ufficio Stampa Italia dei Diritti
Addetti Stampa

Alessandra Rossi - Andrea Maringeli
Capo Ufficio Stampa
Fabio Bucciarelli
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Tel. 06-97606564; cell. 347-7463784
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Diamo pubblicità al concorso artistico "L'inedito Anziano"

Concorso artistico “L’inedito Anziano”

Compie 10 anni il Concorso artistico letterario "L'Inedito Anziano", ideato e promosso dall'Associazione Culturale Big Ben di Modigliana (Fc).

L'intento del concorso, che anno dopo anno ha visto aumentare il numero dei partecipanti e il livello dei lavori, è quello di rappresentare "un tributo, un omaggio alle generazioni che hanno traghettato la nostra cultura ed i nostri valori nel nuovo millennio".

Il concorso si divide in cinque categorie: narrativa, poesia, pittura, scultura e fotografia. La giuria – composta da giornalisti, artisti e personaggi della cultura – selezionerà tre vincitori per ogni categoria, che saranno premiati il 2 ottobre 2010, nel corso della giornata conclusiva della manifestazione.

Il materiale dovrà essere consegnato o recapitato all'indirizzo Big Ben – Via Gramsci, 31 – 47015 Modigliana (Fc). Le opere dovranno pervenire entro e non oltre il 31 luglio 2010: in caso di spedizione farà fede il timbro postale.

Per tutte le informazioni e per ricevere copia del bando si può telefonare a Big Ben 347/8932009 o 328/2165276 e-mail info@ineditoanziano.it    http://www.ineditoanziano.it/


Sostanzialmente immutate le caratteristiche che ne hanno decretato il successo tra i numerosi partecipanti alle passate edizioni, provenienti da tutta Italia e dall'estero, e tra gli operatori del settore coinvolti. Vi possono partecipare tutte le persone che abbiano compiuto il 18esimo anno di età e che intendono cimentarsi in produzioni letterarie e/o figurative aventi come chiave di lettura un'analisi "aperta" e personale della Terza Età, in grado di uscire dagli schemi della retorica, capace di collocare al centro dell'universo-mondo la figura senza tempo e, appunto, inedita dell'Anziano.

L'Inedito Anziano si avvale del patrocinio di: Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, Regione Emilia Romagna, Provincia di Forlì-Cesena, Comune di Modigliana ed Accademia degli Incamminati.

Media Partner: Corriere Romagna – Gagarin (mensile di cultura e società) – Fernandel (casa editrice)

" Articolo tratto da www.articolionline.net, il sito dove pubblicare i propri articoli e prelevare gratis un articolo per il proprio sito! Link: Articoli Online " 

venerdì 30 aprile 2010

ACCREDITAMENTO? - Protagonisti del nostro futuro!!

Ecco il punto: vogliamo continuare ad essere protagonisti del nostro futuro!!
Si è fatto tanto rumore sulla necessità di sviluppare la formazione del personale di assistenza per un lavoro integrato e moderno. Si è sostenuto di tutto e di più sul valore delle professioni di cura, si sono spese molte risorse economiche per organizzare e gestire corsi per le varie figure professionali alcune della quali appositamente create, alcune a sola diffusione regionale e magari un po’ in declino, altre, come l’OSS, che acquisiscono sempre maggior importanza elevando i contenuti professionali. Tutto ciò fa parte di una corretta dialettica di sviluppo, ma, a questo, corrisponde un atteggiamento altrettanto chiaro sotto il profilo politico? No! Nella giornaliera battaglia per la supremazia in politica uno degli ultimi se non l’ultimo argomento è la professionalizzazione dei giovani e dei lavoratori. Gli argomenti che Roma si appresta ad affrontare sono le riforme costituzionali sulla forma di Governo, il federalismo e il processo penale. A chi si aspetta proposte sul welfare e sul lavoro arrivano messaggi depistanti quali la separazione delle carriere giudiziarie, indecifrabile ai più, o le diatribe sulle intercettazioni e sui processi mediatici in TV. La Confindustria chiede azioni concrete, che tradotto significa soldi o sgravi fiscali utili per la ripresa, ma nessuno, proprio nessuno pensa ad un investimento sulle persone. I lavoratori vengono trattati come dei macchinari: quando invecchiano si sostituiscono oppure mantenuti in servizio senza manutenzione. Tanto il prodotto si vende lo stesso perché i parametri di scelta sono condizionati dalla pubblicità o dai monopoli.


Il settore del welfare è a rischio perché costa tanto e lo Stato fatica a garantire le risorse economiche necessarie. La sanità è una voragine, ma siamo sicuri che l’organizzazione delle aziende pubbliche e l’accreditamento delle aziende private garantiscano la massima efficacia nella spesa? Non è legittimo dubitare che grandi quantità di risorse siano sprecate e altre abbiano consentito abnormi guadagni agli imprenditori del settore? È, in sostanza, una sconfitta bi-partisan. Non ha funzionato l’accreditamento privato perché ha favorito la speculazione né quello pubblico che ha favorito il clientelismo e la dispersione. E noi cosa ci facciamo in mezzo a questa confusione? Stiamo fermi a guardare? O raccogliere le nostre forze, siamo migliaia, e far sentire la nostra voce. I lavoratori dell’assistenza sono lo strumento primo della qualità dei servizi, dimentichiamoci del lavoratore e possiamo chiudere le aziende di servizio alla persona. Il valore di un’azienda è dato dall’immobile, i macchinari e il personale. Nelle nostre aziende il personale occupa il 70/80 % del costo della produzione, quindi conta di più di macchinari e struttura anche in termini economici oltre che di importanza umana. Questo devono capire i nostri capi a Roma e nei capoluoghi di Regione: “senza una politica di qualificazione del lavoro di assistenza sarete costretti a chiudere le aziende pubbliche e a sopportare un decadimento della qualità” Anche i privati, infatti, senza una politica del personale che metta questo fattore al centro saranno costretti a ridurre la qualità. Noi siamo il cuore e possiamo fare la differenza. Il cliente del servizio assistenziale ha pochi strumenti di valutazione, a questo deve soccorrere lo Stato; a che servirebbe se no l’accreditamento?? Certo se facciamo norme sull’accreditamento che sono burocratiche strutture di controllo arriveremmo poco lontano, ma se nell’accreditamento sapremo mettere tutta la vera natura del fattore personale potremo avviarci a un futuro di servizi qualificati. Tutta la categoria dei lavoratori nel servizio assistenza socio-sanitaria deve insorgere e pretendere il rispetto della dignità di un professionista che, per la difficoltà implicita del lavoro che fa, perennemente a contatto col disagio, deve essere dotato di una formazione idonea e gratificato da una considerazione sociale degna del valore della sua opera. Noi lavoriamo per questo. ANOSS si impegna nella formazione e chiede di includere il personale nel capitale delle aziende. Bisogna sapere e dar conto del fatto che questo capitale può aumentare o diminuire non solo in funzione del numero e delle qualifiche formalmente attribuite, ma in funzione della qualità e dell’efficacia professionale che si declina in termini di qualità di vita dell’operatorie oltre che del servizio. Ricerca e studio su questi temi è la specifica mission di ANOSS.

MIDDLE MANAGEMENT & LAVORATORI ATIPICI - Parte oggi, a ENDO-FAP Don Orione, il corso progettato da ANOSS

Il corso, era candidato all’azione 2 dell’avviso pubblico “Invito a presentare operazioni da realizzare col contributo del FSE ob.2 tramite modalità tradizionali e just in time” allo scopo di rispondere all’Obiettivo specifico “c” individuato dal Programma Operativo Regionale 2007-2013 che consiste nello “sviluppare politiche e servizi per l’anticipazione e gestione dei cambiamenti, promuovere la competitività e l’imprenditorialità”

Inoltre, prendendo a riferimento le Linee operative prioritarie provinciali, il percorso formativo proposto rientra nell’ambito della programmazione deglii interventi per “favorire la stabilizzazione occupazionale dei lavoratori non subordinati”, con particolare attenzione a coloro che sono occupati in modo non stabile nel settore dei servizi alla persona (Intesa Regione Emilia Romagna e Provincia di Piacenza in ordine alla programmazione provinciale delle politiche dell’istruzione, formazione e lavoro 2007-2009).

Finalità generale.

L’operazione è finalizzata all’aggiornamento di n° 10 lavoratrici e lavoratori occupati con contratti atipici (prevalentemente titolari di contratti di lavoro a termine, a tempo parziale e di lavoro occasionale), pluri-committenti, che hanno segnalato il bisogno di sviluppare competenze gestionali e organizzative. Si tratta di persone impiegate presso cooperative sociali di servizi alla persona - servizi educativi e di aggregazione per minori (bambini, pre-adolescenti e adolescenti), di mediazione familiare ed interculturale.

Aderendo alle Linee di intervento provinciali, ENDO-FAP con questo corso intende perseguire la finalità generale dell’azione formativa utilizzando la modalità di presentazione ed avvio just in time, che è una “modalità innovativa” già sperimentata con successo nel recente passato. Tale modalità infatti consente di proporre un percorso formativo ad un gruppo di persone che ne abbia segnalato l’esigenza, ed è particolarmente adatta alla tipologia dei lavoratori occupati precariamente, in quanto risponde al loro bisogno di interventi puntuali, mirati e personalizzati nei tempi e nei contenuti.

Per vedere altri dettagli   Clik qui!

giovedì 29 aprile 2010

ANOSS - Prosegue lo studio sull'acceditamento: "Gestione unitaria e personale"

L'associazione ANOSS prosegue con lo studio dell'accreditamento dei servizi sociosanitari. con l'introduzione delle nuove norme regionalei si sino aperti scenari ciomplessi e anche tali da destare preoccupazioni sia per lo svolgimento dei servizi, sia per le sorti del personale oggi quanto mai difficili da decifrare
La responsabilità gestionale unitaria è una delle novità più rilevanti di tutto l'impianto normativo dell'accrediamento dei servizi sociosanitari i Emilia-Romagna. La Regione, ben conoscendo la situazione attuale che è di diffusa sovrapposizione gestionale tre enti gestori pubblici e cooperative, ha varato la norma della responsabilità unica. Non ci sarà più la possibilità di appaltare servizi o quote di servizio e ciò sembra positivo al fine della qualità, ma i dipendenti? Capiterà che alcuni debbano cambiare datore di lavoro? Saranno comandati? Saranno assunti? Con quali regole? A questi interrogativi si cercherà di dare una risposta nel convegno del 12 maggio a Piacenza in Santa Maria della Pace - via Scalabrini 19.

Clicca e ingrandisci le immagini,  leggi il programma, stampa e compila la scheda di iscrizione, poi spediscila per Fax al n° 0523.814669


mercoledì 28 aprile 2010

Caorso (PC) 24 aprile 2010 - Seminario ANOSS sull'Accreditamento


Il Sindaco di Caorso, Fabio Callori,
mentre porge il saluto di benvenuto
e introduce gli argomenti
del convegno.






Da sinistra:
Paolo Spolaore - Presidente della Coop ASSO gerstore della Casa Protetta "La Madonnina"

Andrea Bianchi - Direttore generale dell'Azienda USL di Piacenza

Fabio Callori - Sindaco di Caorso

Pierpaolo Gallini - Assessore ai servizi sociali della Provincia di Piacenza

Renato Dapero - Presidente sez. Emilia-Romagna dell'associazione ANOSS




Di seguito riportiamo una breve sintesi dell'evento.

Il giorno 24 Aprile presso il salone della rocca del comune di Caorso si è svolto un convegno organizzato dall’associazione ANOSS, dalla Casa Protetta La madonnina e dal Comune di Caorso, che ha preso in esame la nuova normativa per l’accreditamento.



Erano presenti, oltre al Sindaco Fabio Callori, il Direttore generale della AUSL di Piacenza Andrea Bianchi e l’Assessore ai servizi Sociali della Provincia Pierpaolo Gallini. Tra i relatori il presidente della Associazione ANOSS Emilia Romagna, Renato Dapero, il presidente della Cooperativa ASSO Dott. Paolo Spolaore, il Direttore delle Attività sociosanitarie Azienda AUSL Dott. Gian Maria Soro, il Dott Francesco Negrotti, Funzionario responsabile del Comune di Fiorenzuola.

E’ stato sottolineato da tutti i relatori che con le regole per l’accreditamento, definite nel costante confronto con i Comuni, le parti sociali e i soggetti gestori si supererà il sistema degli appalti, nell’ottica di una nuova gestione dei servizi che prevederà precisi standard qualitativi, nuove modalità di relazione tra Amministrazione pubblica e soggetti gestori/erogatori, la garanzia di processi assistenziali a più elevata efficacia e qualità sotto la responsabilità di un unico soggetto, una forte integrazione con i servizi sanitari per la presa in carico complessiva delle persone e dei loro bisogni. E, come precondizione, servirà la riaffermazione del forte ruolo della programmazione territoriale da parte degli Enti locali.


Sono previste tre forme di accreditamento, secondo un processo di gradualità: accreditamento transitorio (per i servizi già parte del sistema e dotati di alcuni dei requisiti richiesti), accreditamento provvisorio (per i nuovi servizi), accreditamento definitivo (concesso ai servizi che possiedono tutti i requisiti previsti).


L’accreditamento transitorio, che sarà concesso a quegli enti che già gestiscono servizi in regime di convenzionamento, a decorrere dal 31 dicembre 2010 non potrà più esser rilasciato e a partire dal 1° gennaio 2011 saranno possibili solo gli accreditamenti definitivi. Il sistema sarà a regime entro il dicembre 2013.


Diverse perplessità sono state espresse riguardo alle Strutture esistenti che hanno un mix di camere anche a tre posti letto e rischiano di dover stravolgere l’aspetto strutturale per quanto riguarda l’obbligo richiesto dall’accreditamento di avere solo camere doppie e singole


L’adeguamento a questa parte della normativa dell’accreditamento può comportare riduzione dei posti letto porterebbe ad una revisione dei parametri organizzativi con conseguente ricaduta sulla gestione relativa ai costi del personale. È stato da più parti formulato l’auspicio che ci sia una proroga dei termini in tal senso. Punto dolente sarebbe, per le strutture con camere a tre posti letto, il dover ridurre i posti letto totali per adeguarsi alle normative strutturali delle camere come previsto dall’accreditamento. Questo comporterebbe una revisione sui parametri organizzativi con conseguente ricaduta sulla gestione relativa ai costi del personale.


Da un lato quindi i requisiti richiesti che spingono verso livelli elevati di qualità e specie quelli strutturali potranno essere raggiunti soltanto in tempi lunghi e con investimenti notevoli che non si vede come possano essere garantiti subito, nel giro di due o tre anni, considerata la crisi economica e il sistema tariffario rigido. Dall’altro l’introduzione di nuove politiche orientate a determinare una situazione di responsabilità gestionale unitaria che finirà per escludere che un’Azienda Pubblica possa mantenere la gestione di un nucleo in cui operano maestranze di una cooperativa che ha appaltato il servizio o parte di esso.

venerdì 16 aprile 2010

Sinergie in musica. Un concerto Benefico

 Il concerto si terrà il 1° maggio
a Borgonovo V.T. nella chiesa di San Bernardino


Il concerto è a favore dell’hospice di Borgonovo e dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla.

Per saperne di più clicca sul link http://amicihospiceborgonovo.blogspot.com/2010/04/sinergie-in-musica-concerto-benefico.html

domenica 11 aprile 2010

ACCREDITAMENTO dei servizi sociosanitari e pianificazione strategica locale

Non è facile comprendere la situazione determinatasi a decorrere dal 15 marzo per l’accreditamento e ancor meno avere una visione dello stato dell’arte dei servizi sociosanitari in Emilia Romagna. Non è facile perché le norme che introducono l’accreditamento sono ampie, toccano tutti i temi possibili determinando una complessità interpretativa non indifferente.


Bisogna approfondire quali siano gli standard di servizio di struttura e di organizzazione che devono essere messi in campo subito o con quali tempi, ma soprattutto, da subito, bisogna capire come sono distribuite le responsabilità tra i vari livelli istituzionali e operativi. Ciò che si rileva è che la Regione, che giustamente ha esercitato la principale funzione di pianificazione strategica, ha sconfinato ampiamente dal limite naturale che avrebbe dovuto rispettare. Ha sconfinato, prima di tutto, non rispettando la responsabilità locale e ponendo una regola transitoria che favorisce in modo molto rigido gli enti pubblici e privati che dispongono oggi di un convenzionamento. Si può comprendere la disposizione che favorisce chi ha già un rapporto economico aperto con la Pubblica Amministrazione, ma tale condizione di favore sarebbe bene che venisse mediata dagli organismi locali. Che margine discrezionale hanno gli enti istituzionalmente preposti rispetto all’accreditamento transitorio? Sembra praticamente nessuno e ciò non è bene perché in questo modo si fa assumere agli organismi di pianificazione locale un ruolo marginale da passacarte senza inserire neanche un minimo di attività valutativa autonoma. Coloro che godono di un convenzionamento e si impegnano con un programma a raggiungere i richiesti requisiti vengono “necessariamente” accreditati transitoriamente. C’è il problema della responsabilità gestionale unitaria, ma anche su questo, a parte le possibili critiche sullo stesso istituto, è già tutto scritto: si concede l’accreditamento ai soggetti richiedenti, quindi anche in deroga al principio della responsabilità unitaria, e si assegna un termine, anch’esso già fissato per tutti, per realizzare il programma di adeguamento. Forse un minimo di discrezionalità potrà essere esercitata nella valutazione del programma, ma non si vede come, almeno nel momento iniziale. Basta una dichiarazione che entro il termine si individuerà la responsabilità unitaria e tutto si rinvia. Il soggetto competente aggiorna gli elenchi dei servizi per tipologia e, sulla base della valutazione dell’Organismo tecnico provinciale, può sospendere o revocare nei casi tassativamente previsti. Il ruolo sostanzialmente solo burocratico degli enti locali sembra evidente. Il sistema di remunerazione è stato fissato con determinate articolazioni in rapporto ai diversi enti gestori e alle relative situazioni giuridiche e fiscali. Sarà anche giusto, ma sarebbe altrettanto giusto valutare anche possibili differenze territoriali e tener conto della storia e delle condizioni strutturali di ogni ente. È comprensibile che dal centro non si potesse andare per il sottile, ma una certa autonomia agli istituti periferici non poteva portare ad una maggior equità? Salvare gli enti non serve solo agli enti, serve anche all’utenza. Sembra forse accettabile che in ossequio ad un principio di omogeneità e di uguaglianza si rinunci a valutazioni specifiche che potrebbero garantire sopravvivenza a certi enti che invece, magari, costretti dal tariffario, rinunceranno a favore di qualche cooperativa?

sabato 10 aprile 2010

Convegno del 24 aprile a Caorso (PC)

Per leggere dettagliatamente il programma del convegno clicca sull'immagine per ingrandirla.

La partecipazione è gratuita, ma per ragioni organizzative è indispensabile la prenotazione. Per iscriverti clicca qui!!

venerdì 9 aprile 2010

Un questionario per capire qualcosa in più sull'accrditamento dei servizi sociosanitari

LE STRUTTURE DI FRONTE ALL’ACCREDITAMENTO DEI SERVIZI SOCIOSANITARI


QUESTIONARIO

L'associazione ANOSS promuove una ricerca tra le strutture che gestiscono servizi sociosanitari in Emilia Romagna per cercare di costruire un'informazione da restituire poi a tutti gli interessati sul livello di problematicità che ogni struttura incontra o ha la sensazione di incontrare avvicinandosi gli obblighi derivanti dalle recenti norme sull'accreditamento dei servizi.
Nei prossimi giorni alcuni addetti dell'associazione, che si presenteranno regolarmente col loro nome, vi chiedereanno di rispondere a questa intervista per conto di ANOSS. Ovviamente verrà interpellato solo un campione rappresentativo e non tutte le strutture, ma nel mettere poi  in rete i dati spigheremo con quale metodo abbiamo selezionato il campione e quale numero di aziende abbiamo coinvolto. Nei dati pubblicati non si farà riferimento alle generalità dellì'intervistato e al nome dell'azienda, solo si dovrà dichiarare il livello di responsabilità dell'intervistato all'interno dell'azienda e la natura pubblica o privata dell'azienda stessa.

Di seguito abbiamo riportato il testo del questionario.

Non è solo possibile ma assai gradito che i lettori emiliano-romagnali partecipino spontaneamente alla ricerca. Per fare questo occorre stampare la pagina compilarla e inviarla per fax al N° 0523/814669 -

Non occorre fornire alcuna altra indicazione particolare..

Grazie!!

20 domande per “capirci qualcosa”


Ruolo del compilatore all'interno dell'ente/azienda _________________________________

Natura e caratteristiche dell’azienda


1. La struttura da lei diretta o in cui lei lavora è pubblica privata?

2. Di quanti posti letto dispone, in totale? [ _______ ]

3. Quanti posti sono attualmente convenzionati [ _______ ]

4. Esistono posti per autosufficienti? Quanti? [ _______ ]

5. Qual è il rapporto tra OSS formati e operatori non ancora dotati di tale qualifica? [Formati ______%]

L’offerta nel distretto di riferimento

6. Quante altre strutture operano nel suo distretto? [ ________ ]

7. I posti offerti nel suo distretto sono in numero adeguato al fabbisogno?    SI   NO  Non so

8. Se sono insufficienti, secondo lei quanti ne mancano? [ ________ ]

9. Nella sua struttura c’è lista di attesa? SI NO

10. Se si, qual è il tempo medio di attesa in lista? [gg. _______ ]

Adeguamento alle norme per l’accreditamento

11. La sua struttura richiede modifiche per adeguarsi ai requisiti dell’accreditamento? SI NO Non so

12. Le altre strutture del distretto sono già adeguate? SI NO Non so
13. L’adeguamento agli standard abitativi di accreditamento comporta perdita di posti? SI NO Non so

14. Nel caso significherebbe anche perdita di posti di lavoro? SI NO Non so

15. L’adeguamento agli standard di personale comporterà inserimento di nuove figure? SI NO Non so

16. L’attività subirà un aumento del costo? SI NO Non so

17. Nella sua struttura verrà accreditato (anche) un ente diverso dall’attuale gestore? SI NO  Non so

18. Il personale è informato del fatto che potrebbe cambiare datore di lavoro? SI NO  Non so

19. Ritiene necessario un investimento i formazione per il personale?SI NO  Non so

20. La sua struttura è dotata di un sistema di qualità certificato? SI NO

martedì 30 marzo 2010

ACCREDITAMENTO DEI SERVIZI SOCIOSANITARI. Successo della Giornata di studio a BOLOGNA

Il primo convegno ha avuto successo, ANOSS assicura: Continueremo!!



Nel DNA dell’ANOSS, fin dalla sua nascita quindi, c’è una visione del mondo che auspica un welfare moderno ed inclusivo basato sulla centralità della persona sia come utente dei servizi, sia come operatore o come portatore di interesse.
È naturale che la missione che l’associazione si prefigge è di conseguenza quella di promuovere conoscenza e dibattito attorno alle tematiche della pianificazione e dell’organizzazione dell’assistenza, promuovere la qualificazione e l’aggiornamento professionale degli associati e di tutto il personale interessato avendo cura di sostenere l’integrazione tra tutte le professionalità.
In un momento come questo, che vede tutte le istituzioni pubbliche dell’Emilia Romagna impegnate nel difficile avvio dell’accreditamento dei servizio socio-sanitari, nessuno aveva ancora offerto un’occasione di confronto ad ampio raggio. ANOSS con un tempismo notevole ha anticipato la decisione e ha organizzato un convegno di studio per il 26 marzo azzeccando il momento: pochi giorni dopo la pubblicazione degli ultimi atti amministrativi dell’Amministrazione regionale necessari per l’avvio definitivo del procedimento.

Dopo la presentazione da parte del Presidente della sez. regionale ANOSS ci sono state le tre relazioni previste. La prima di Dino Terenziani consulente esperto di servizi e cooperazione sociale, ha spaziato sulle norme regionali dalla legge 2/2003 alle ultime disposizioni sull’accreditamento soffermandosi con puntuale attenzione sul concetto di integrazione nella duplice espressione di integrazione tra sociale e sanitario e tra soggetti pubblici e privati. Ha sottolineato l’importanza della separazione delle funzioni di governo da quelle di produzione dei servizi con superamento degli appalti di servizi e la necessità di stabilire la responsabilità gestionale unitaria. Ampio spazio ha poi dato al sistema omogeneo delle tariffe e all’impegno di tener sotto monitoraggio nei prossimi tre anni l’avvio di questa procedura di accreditamento.

Il prof. Elefanti ha svolto una relazione tecnica ampia ed articolata dal titolo “Competere creando valore, la prospettiva della qualità” nella quale ha proposto uno studio sul senso della creazione di valore nei servizi socio-sanitari declinando tale studio nell’ottica dell’utente, dell’operatore e del regolatore pubblico/collettività.

La relazione del dirigente regionale Raffaele Tomba ha chiuso i lavori del mattino. Si è trattato di un’esposizione minuziosa e completa di tutti gli aspetti teorici e pratici dell’accreditamento dei servizi sociosanitari nella regione Emilia Romagna. La relazione è stata subito accompagnata da numerosi quesiti del pubblico che, veramente molto numeroso, ha animato con partecipazione interessata anche la sessione pomeridiana preordinata proprio allo scopo di favorire dibattito che infatti è stato ampio e interessato.

ANOSS ringrazia tutti i relatori che hanno presentato ciascuno per la sua parte una documentazione ampia e precisa, per l’impegno quindi e per la disponibilità a misurarsi con questi argomenti che interessano e spaventano un po’ tutti.

Ringrazia poi SCA, fornitore dei prodotti per l’incontinenza di marchio Tena, che ha sostenuto l’iniziativa con un supporto logistico impeccabile.

Ringrazia infine tutti i partecipanti per la passione dimostrata con una presenza numerosissima, con la massima attenzione per  tutta la durata dell’evento e con una grande voglia di intervenire e di contribuire alla costruzione di una migliore conoscenza delle norme.

mercoledì 24 marzo 2010

Bologna 26 marzo 2010 - Tavola rotonda sull'accreditamento - Relazione introduttiva

Prima di tutto c’è voluto un sacco di tempo, visto che di accreditamento le norme regionali ne hanno parlato per la prima volta nel 2003 con la legge n°2 e la conclusione arriva il 15 marzo del 2010. Una comunicazione a rate da un lato può essere positiva perché abitua a poco a poco, ma una regola della comunicazione efficace vorrebbe che la notizia venga data subito e subito in chiave operativa.

Altro sarebbe stato comunicare e rendere operativa una sezione alla volta, ma così non è stato. Ciò che via via veniva approvato costituiva un tassello dell’intera struttura non funzionale in sé stesso ma semplicemente necessario all’impianto complessivo che avrebbe visto la luce solo alla fine. Con una tale procedura si sono alimentati pregiudizi che hanno a loro volta generato dubbi e paure qualche volta poi anche confermate dalla realtà.

Oltre al tempo lungo di gestazione c’è poi la mole della normativa. D’accordo che deve regolare un problema ad ampio spettro, ma così sottolinea il difetto del “tutto in una volta” con cambiamenti troppo ampi. Se proprio ciò era inevitabile almeno bisognava utilizzare un linguaggio semplice con costrutti chiari e stringati. Così l’impatto della novità diventa ancora più pesante. Com’è noto tutte le novità che comportano cambiamenti globali richiedono una ristrutturazione della cultura che non può accompagnare l’innovazione legislativa in modo simultaneo: di sicuro occorre tempo e un testo di riferimento chiaro e semplice favorirebbe il processo di evoluzione culturale dei servizi.

Alcune difficoltà poste in evidenza:

• una certa contraddittorietà tra la normativa dell’accreditamento e quella delle ASP
• un’evidente debolezza sul fronte del pluralismo dell’offerta e della facoltà di scelta
• una situazione curiosa sul fronte della concorrenza in quanto si accredita per un tempo indeterminatamente lungo e si accredita solo per la quantità necessaria e sufficiente, con gestori diversi all’interno della stessa struttura e per di più gestori con sistemi organizzativi e regime giuridico-contrattuale diverso.

L’attività dell'organismo provinciale deve assicurare assenza di conflitto di interessi e deve essere costituito da esperti opportunamente formati. Non deve creare ulteriori costi così coloro che ne fanno parte lo devono fare in espletamento delle normali attività del loro ufficio il che significa caricare il costo dell’organismo su chi compie già lo sforzo di mettere a disposizione il personale adeguato. Ovvero: non solo questi enti o aziende perdono le ore di lavoro di un loro dirigente che deve dedicarsi ad altro, ma per queste ore non avranno alcun rimborso. Certo era giusto non moltiplicare organismi e costi, ma un’attività di monitoraggio e controllo deve pur impiegare risorse e il relativo costo dovrebbe essere ripartito equamente e non posto a carico degli enti che mettono a disposizione il personale. Equità di ripartizione vorrebbe dire porre a carico dei servizi accreditati il costo del monitoraggio suddiviso per quota proporzionale rispetto alla quantità di posti.

Si propone un’altra riflessione sul fatto che un organismo di una tal composizione potrebbe funzionare correttamente se il monitoraggio, che praticamente si realizza mediante atti ispettivi tra pari, venisse compiuto al fine di un accreditamento volontario di eccellenza, ma non è altrettanto certo che funzioni come supporto all’accreditamento istituzionale. Il sistema ispettivo tra pari, quando c’è in gioco l’accreditamento, oggi del controllato domani del controllante, a meno di artificiose assegnazioni che escludano collegamenti e intrecci, magari non sempre possibili, può condurre alla nascita di situazioni di complicità o di vendetta configurando in tutti e due i casi il cedimento di un’azione formalmente corretta a due sentimenti umani che non possono che distorcere la verità.

Per rispondere agli stessi scopi non era meglio pensare ad un organismo terzo indipendente?
Oppure un organismo istituzionale ma comunque del tutto estraneo rispetto agli enti gestori e alle AUSL?

Questa è solo una sintesi della relazione introduttiva.

Per leggerla poer intero clicca sul link Tavola rotonda sull'accreditamento - Relazione introduttiva

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giovedì 18 marzo 2010

A CAORSO (PC) - Un convegno sull' Accreditamento dei servizi sociosanitari in Emilia Romagna

Per venire incontro alle esigenze di conoscenza e dibattito anche a livello locale sull'accreditamento, ANOSS presenta una nuova iniziativa realizzata grazie alla collaborazione della Cooperativa ASSO e del Comune di Caorso (PC).  Clica sulle immagini dell'invito per ingrandirle a tutto schermo
Si è vista la necessità di un ulteriore e diverso approfondimento che mettesse in primo piano le problematiche operative che coinvolgono gli enti istituzionali.

In questo momento di orientamento per la definizione delle strategie del welfare locale che ci accompagneranno per i prossimi anni è importante studiare, capire, confrontarsi. Per questo ringraziamo il Sindaco di Caorso per la sensibilità dimostrata e per l'iniziativa messa in campo.

Ringraziamo anche la Dirigenza della Cooperativa ASSO e tutti i relatori che hanno accettato di essere presenti e di misurarsi con questo non facile problema

Formazione Coordinatori- DISPENSA

Mettiamo a disposizione una dispensa redatta su argomenti cotenuti nel Corso Coordinatori in svolgimento a Piacenza - CESVIP.

Il modulo riguarda "Progettazione - Pianificazione - Organizzazione", contine alcune slides e un breve paragrafo dedicato alla statistica.

Per leggere e scaricare la dispensa Clicca qui

Piacenza;  marzo 2010

domenica 14 marzo 2010

ANOSS: Una giornata di studio a Bologna sull'ACCREDITAMENTO

Con questo convegno l'associazione ANOSS si è preffissa di dare un contributo concreto a chi, per professione dovrà ben conoscere le modalità operative per l’accreditamento.

È destinato a dirigenti e responsabili degli enti gestori e a tutti coloro che a qualunque titolo si occupano della materia .

Vai all'invito alla giornata di studio che si terrà a Bologna il 26 marzo prossimo al centro congressi Savoia Hotel Clik qui!

FACCIAMO RISPETTARE IL PATTO PER LA SALUTE

Riportiamo l'appello di SOS Sanità. 
A quasi tre mesi dalla firma del Patto per la Salute, da parte di Governo e Regioni,

chiediamo si provveda a:

1. Completare il finanziamento
L’ultima Legge Finanziaria ha assicurato solo una parte delle risorse previste nel Patto, rinviando a successivi provvedimenti del Governo il completamento del finan-ziamento. Il Governo deve stanziare ancora, con provvedimenti formali, le risorse per il 2010 (550 milioni necessari anche per abolire del tutto i “super ticket” da 10 euro e quelli necessari per i rinnovi contrattuali), per il 2011 e per il 2012.
Si tratta di assicurare l’intero finanziamento previsto (106.164 milioni per il 2010, 108.603 milioni per il 2011 e 111.544 per il 2012) e quello per i rinnovi contrattuali.

2. Controllare i LEA e non solo i Bilanci
Serve l’Intesa Stato - Regioni per creare la nuova Struttura Tecnica di Monitoraggio (STEM), prevista dal Patto per associare al controllo dei bilanci quello sui Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
Quindi servono i nuovi indicatori LEA e i nuovi regolamenti, per valutare i comportamenti delle Regioni anche sul rispetto dei LEA e non solo sull’equilibrio di bilancio. Per essere virtuosa una regione non basta abbia i conti a posto, deve garantire buona assistenza.

3. Approvare il Decreto sui nuovi LEA
Con il Patto per la Salute vi sono le condizioni per sbloccare il Decreto che opera la revisione dei LEA. Il Ministro Fazio ha già concordato con le Regioni (luglio 2009) alcune parziali modifiche, anche per superare i rilievi della Corte dei Conti che aveva fermato il Decreto Prodi (aprile 2008).
La revisione dei LEA può aiutare ad innovare e ad aggiornare diverse prestazioni sanitarie, rendendole più pertinenti con il quadro epidemiologico, demografico e sociale (es. per la non autosufficienza, le nuove protesi per disabili, nuove esenzioni per malattie croniche, l’aggiornamento delle prestazioni non appropriate, le cure odontoiatriche per indigenti e minori). E può favorire finalmente la definizione dei corrispondenti Livelli delle prestazioni Sociali.
Resta da costruire un vero sistema di garanzia per i cittadini sull’effettivo rispetto dei LEA. Per renderli un diritto esigibile in modo uniforme in tutto il territorio nazionale, come prescrive la Costituzione.

Accreditamento, qualità e patrimonio intangibile

Anche se il settore di attività dell’assistenza agli anziani non soffre di una crisi evidente come gli altri settori industriali o di servizi non bisogna abbassare la guardia sulla valorizzazione delle ricchezze che in questo settore negli anni si sono costruite.
La crisi si farà comunque sentire, ci sono meno risorse da spendere sia da parte dello Stato che dai cittadini quindi è indispensabile non disperdere nulla di quanto si è costruito in passato perché i tempi difficili nessuno li potrà del tutto allontanare.
Lo Stato farà sempre più fatica, nell’ambito di una onesta ripartizione delle risorse, a soddisfare la domanda dei servizi assistenziali e probabilmente si assisterà a un progressivo ampliamento di servizi privati in qualche caso privi di qualsiasi legame economico col pubblico, ma soprattutto come “sostituti” del pubblico in difficoltà.
Considerato che i servizi non derivano dal nulla ma sono frutto della trasformazione di risorse, se né lo Stato né i cittadini potranno aumentarle oltre un certo limite, allora, inevitabilmente, la qualità dovrà attestarsi su livelli più bassi.
Così, voluto da una legge (la 328 del 2000) non sempre osservata e quasi mai capita nello suo spirito innovativo, arriva l’accreditamento che, forse, nelle intenzioni più pure doveva assumere il ruolo di baluardo a difesa della qualità ma che in pratica rischia di mancare completamente l’obiettivo. Avrebbe dovuto creare una sorta di concorrenza, magari un po’ virtuale, ma comunque ricca di possibile effetti positivi per l’introduzione di un minimo di competitività, che invece non si intravede nei nuovi modelli di un welfare... (continua)

Vai all'articolo completo: un approfondimento sul patrimonio intengibile delle aziende di servizio

Il personale è l'unico capitale su cui costruire il futuro dei servizi sociosanitari

Questo è un elemento di crisi: lo Stato farà sempre più fatica, nell’ambito di una onesta ripartizione delle risorse tra i diversi bisogni, a soddisfare per intero la domanda dei servizi assistenziali.
Va da sé che a fronte di una probabile diminuzione della produzione pubblica si assisterà a un progressivo ampliamento, in termini percentuali, della presenza di servizi privati privi di qualsiasi legame economico col pubblico, ma ciò ha due possibili conseguenze entrambe poco gradite: si dovrà sostenere un maggior costo a carico delle famiglie oppure si dovrà riconoscere l’inevitabile e accettare una diminuzione di qualità.
Si l’inevitabile, perché, per un principio scientifico universalmente accettato nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma; così, non è possibile creare servizi dal nulla, ma essi saranno frutto della trasformazione di risorse e se né lo Stato né i cittadini potranno aumentarle oltre un certo limite, allora, inevitabilmente, la qualità dovrà attestarsi su livelli più bassi.

Bel futuro si stanno preparando, tutti quanti quelli che come me sono relativamente vecchi (o relativamente giovani se preferite)!!

Così, voluto da una legge (la 328 del 2000) non sempre osservata e quasi mai capita nel suo spirito più intimo, arriva l’accreditamento che, forse, nelle intenzioni più pure doveva assumere il ruolo di baluardo a difesa della qualità soprattutto promuovendo una sorta di concorrenza, magari un po’ virtuale, ma comunque portatrice degli effetti positivi per l’introduzione di un minimo di competitività.
In realtà a poco a poco arrivano le norma sull’accreditamento che le Regioni, ultima in ordine di tempo la Regione Emilia Romagna, modellano sull’impianto di un welfare non più nazionale, ma via via sempre più rapportato alla realtà locale più piccola: la Regione, la Provincia, il Distretto o il singolo Comune.
Certo nelle varie legislazioni regionali le dichiarazioni di intenti rispetto, non solo al mantenimento ma anche alla crescita della qualità, sono presenti, ma nel contenuto legislativo mancano, nella sostanza, due garanzie fondamentali.
La prima è relativa agli standard previsti per le strutture che, ancorché probabilmente appropriati in prospettiva, sono spesso da considerarsi, oggi, un sogno e con la scarsezza di risorse di cui s’è detto, non si vede come possano essere raggiunti in tempi brevi.
La seconda considerazione riguarda a sua volta il capitale aziendale, ma in un’accezione nuova e ancora un po’ inusuale nell’ambito pubblico. Il riferimento è al patrimonio intangibile delle aziende che un eccesso di burocrazia o di schematismo organizzativo potrebbe mettere in crisi seriamente.

Da un lato quindi i requisiti richiesti che spingono verso livelli elevati di qualità e specie quelli strutturali potranno essere raggiunti soltanto in tempi lunghi e con investimenti notevoli che non si vede come possano essere garantiti subito, nel giro di due o tre anni, considerato oltretutto lo schema tariffario rigido.
Dall’altro l’introduzione di politiche che tendono a determinare una situazione di responsabilità gestionale unitaria che esclude che un’Azienda Pubblica possa mantenere la gestione di un nucleo in cui operano maestranze di una cooperativa che ha appaltato il servizio o parte di esso.
Questa posizione, formalizzata ed evidente nella normativa dell’Emilia Romagna, non solo contraddice, sia pur in modo indiretto, ma pesantemente, il proposito di dare una garanzia di sviluppo alle ASP, ma crea le basi per desertificare la ex IPAB da un punto di vista della cultura del servizio.
Non potendo utilizzare l’appalto di servizi alcuni (tutti??) enti gestori pubblici dovranno cedere parti di attività “sotto lo stesso tetto” ad altre imprese che gestiranno in proprio con accreditamento in proprio.

Ma avrà pensato qualcuno al pericolo indotto nell’organizzazione da questa scelta?
Si sarà posto, qualcuno, lo scrupolo .... (Continua)

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Appunti su PROGETTAZIONE/PIANIFICAZIONE (1)

Capita spesso, nell’ambito delle attività nel mondo dei servizi sociosanitari, di sentir parlare di progettazione e di pianificazione in modo indistinto come se le due azioni non godessero di una loro propria specificità. Non si intende spendere tempo prezioso solo per dissipare una mera questione terminologica, non ne varrebbe la pena, ma non si può non rilevare che anche la chiarezza dei termini impiegati aiuta ad avere chiarezza sulle azioni da compiere in relazione alle singole situazioni.

Allo scopo è possibile partire dalle definizioni da dizionario.
Progettazione : Preparazione di un progetto/ attività del progettare/ideazione di qualcosa
Progetto : studio preparatorio di un’opera o di un’impresa. Insieme di disegni e di calcoli che costituiscono lo studio preparatorio di un’opera. Ciò che si pensa di fare in futuro, cioè è riferito a qualcosa che ancora non c’è.
Pianificazione :programmazione di un’attività secondo un piano prestabilito.

Sostanzialmente il progetto viene approvato e successivamente realizzato in piena autonomia mentre il “piano” ovvero l’attività pianificata, viene realizzata lentamente nel tempo e si realizza attraverso la costruzione di oggetti o la realizzazione di processi con caratteristiche conformi a quanto pianificato.
Come si può comprendere le definizioni e quel minimo di elaborazione che ne è stata fatta derivano dal mondo dell’architettura e dell’urbanistica.
In mancanza di analoga precisione nel settore socio assistenziale nella prima parte del discorso possiamo mutuare qualche ragionamento dal mondo delle tecniche architettoniche ed urbanistiche.



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domenica 28 febbraio 2010

ACCREDITAMENTO. Qualità dei servizi e sviluppo del welfare


ANOSS l'Associazione Nazionale Operatori Sociali e Sociosanitari, sez. Emilia Romagna organizza una prima giornata di studio sull'argomento dell'accreditamento dei servizi sociosanitari nella Regione Emilia Romagna. L’associazione promuove lo sviluppo delle politiche sociali e sociosanitarie sostenendo una nuova cultura sociale nel nostro paese, favorendone la crescita con attività formative e convegnistiche. L’associazione mira all’integrazione professionale e ad essa aderiscono dirigenti, quadri e operatori pubblici e privati del settore socio sanitario. Uno dei compiti che ANOSS assume è quello della formazione sull'accreditamento: uno dei maggiori problemi del momento che richiede la massima consapevolezza di tutte le figure professionali coinvolte.
Per questo, con  la massima attenzione alle difficoltà che devono affrontare gli operatori dei servizi viene presentata questa giornata di studio e confronto che si terrà a

 Bologna
il 26 marzo 2010 
presso il Centro Congressi Savoia Hotel

Il convegno si protrarrà per tutta la giornata, con una sessione seminariale al mattino e un dibattito - Tavola Rotonda  al pomeriggio.

L'abstract che riassume il convegno riporta una breve riflessione:

Con l’art. 23 L. 4/2008, la Regione Emilia Romagna ha introdotto le procedure dell’accreditamento transitorio e dell’accreditamento provvisorio per consentire l’avvicinamento graduale all’accreditamento definitivo, che, per requisiti e condizioni, non può essere conseguito subito o in tempi brevi.

Le difficoltà maggiori risiedono nel possesso dei requisiti strutturali e funzionali e nella definizione della responsabilità gestionale unitaria e complessiva dei servizi.
La Giunta Regionale ha successivamente adottato tutti i provvedimento amministrativi necessari al concreto avvio delle procedure, quindi, non resta che armarsi di buona volontà, studiare e mettersi in cammino verso questo nuovo mondo nella consapevolezza che lo sforzo che si deve fare porterà ad un sistema organizzativo adeguato al raggiungimento dell’obiettivo di un miglioramento dei servizi fino al massimo livello di qualità sostenibile con le risorse.

La giornata si svolgerà secondo il seguente

PROGRAMMA

10,00 Renato Dapero
(Pres. ANOSS - Sez. Emilia Romagna )
Accreditamento e qualità: Principi

10,30 Dino Terenziani
(Consulente)
L’accreditamento in Emilia Romagna: un percorso di rinnovamento del welfare

11,00 Marco Elefanti
(Docente di economia - Università Cattolica)
Modelli di accreditamento ed evoluzione dei sistemi di welfare locale

11,30 Raffaele Tomba
(Agenzia Sanitaria e Sociale Regionale - Responsabile area Innovazione Sociale)
L’accreditamento dei servizi sociosanitari: ruoli dei diversi attori, percorsi, tempi


Segue dibattito

13,00 Pausa pranzo

14,30 Tavola rotonda e dibattito
Accreditamento e priorità operative
Partecipano gli stessi relatori della sessione del mattino

16,30 Chiusura dei lavori e consegna attestati

Chairman Renato Dapero
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Il convegno studia le modalità operative per l’accreditamento con particolare attenzione alle responsabilità dei soggetti coinvolti e agli effetti prodotti sul sistema di welfare.


È destinato a dirigenti e responsabili degli enti gestori:
La partecipazione è gratuita, ma, per ragioni organizzative è indispensabile la prenotazione che potrà essere fatta compilando e inviando per fax la scheda contenuta nell'invito o inviando una mail all'indirizzo riportato nell'invito. Per vedere copia del volantino di invito clicca sulò seguente link: http://daperoricercasociosanitaria.blogspot.com/2010/02/accreditamento-dei-servizi.html

 
  




 è partner in questa iniziativa

Bioetica - Un libro interessante

LA DIGNITA' NEL MORIRE - intervento sociale, bioetica, cura nel fine vita -
(Ugo Albano, Patrizia Lisi, Nicola Martinelli e Rita Floridia)
 Edizioni La Meridiana 2010


Libro dedicato al tema del morire e della non autosufficienza, con un focus particolare: chi nel lavoro con tali persone è operativo. Oggi spesso il malato terminale si trova affidato alle cure di un’istituzione e di personale specializzato, entrambi non in grado di compensare la perdita delle relazioni umane. Ecco che allora ha senso parlare di un servizio sociale che operi per ricucire la frattura relazionale tra il malato, i suoi cari e il sistema sanitario. In quella frattura si consumano, infatti, decisioni di straordinaria densità sul fine vita. Il testo, il primo in assoluto su un tema-tabù, affronta il valore etico di un accompagnamento sociale sensibile e umano che consenta a ciascuno di aspirare a congedarsi con dignità. Il volume si rivolge agli assistenti sociali e a tutto il personale di cura. Indice: prefazione di Mina Welby; introduzione dell’on. Donella Mattesini; cap.1 - promozione e difesa della vita; cap 2 - eutanasia o cultura positiva della morte?; cap. 3 - un progetto di vita per la non autosufficienza; cap.4 - l’aiuto tra competenze relazionali ed atteggiamenti etici .
 Per maggiori informazioni sul libro e sugli autori clicca sul link
http://digilander.libero.it/ugo.albano/i%20libri%20pubblicati.htm

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Immigrazione - Recensioni

Dal momento che è difficile documentarsi, trovare libri e poi leggerli e magari scoprire che non ci interessano o interessano meno di quanto pensavamo.. sarebbe molto comodo che qualcuno ci aiutasse!
Farei volentiei un lavoro di questo genere ma, non avendone il tempo  penso che almeno sia utile far circolare  il lavoro che altri hanno fatto.
Ad esempio,   El-ghibli Rivista on line di letteratura della migrazione pubblica recensioni di opere di autori italiani e stranieri su argomenti riguradanti l'immigrazione.
Recentementsono state pubblicate due recenzioni di particolare interesse.

La prima: Roba da donne. Emancipazione e scrittura nei percorsi di autrici dal mondo - Silvia Camilotti (a cura)

Mangrovie Edizioni - 2009
pp. 294, 15 €

Il volume propone una serie di contributi legati dalla riflessione sulla narrativa femminile come luogo di autoconoscenza e di analisi della realtà attraverso lo sguardo delle donne, a cui rimanda anche l’immagine in copertina.
"Roba da donne" privilegia un’ottica di genere attenta alla condizione femminile e individua la scrittura come forma di emancipazione «nei percorsi di autrici dal mondo», cioè nelle esperienze filtrate dagli occhi di donne immigrate, di figlie di migranti e di donne viaggiatrici, da includere nell’accezione ampia – senza frontiere e confini – di autrici ‘in movimento’.
Nell’allestire i testi Silvia Camilotti adotta una formula ibrida che prevede l’accostamento di interventi scientifici di studiosi con diversa formazione disciplinare, a una serie di racconti e testimonianze che integrano e arricchiscono i saggi teorici, offrendo la possibilità di un approccio diretto alla parola delle scrittrici.
 Per leggere l'intera recenzione clicca sul seguente link: http://www.el-ghibli.provincia.bologna.it/index.php?id=6&sezione=4&idrecensioni=105

La seconda: Del postmoderno - Peter Carravetta

Bompiani - 2009
pp. 615, 35 €

Il sottotitolo del volume dello studioso Peter Carravetta rappresenta appieno l'indagine conoscitiva che ci offre in questo testo l'intellettuale statunitense di origine italiana. In Italia la concezione del postmodernismo è stata affrontata con lucidità da Gianni Vattimo, noto anche per la individuazione di categorie come "pensiero debole" e "pensiero forte" e per i riferimenti di tale pensiero alla posizione filosofica di Nietzeske.
Il testo dello scrittore americano ci trasporta in una dimensione più complessa e più dinamica perché pone a fuoco tutta la cultura americana prodotta negli ultimi 50 anni e non solo, perché affronta le tendenze che si stanno aprendo nel XXI secolo.

Il volume si chiude con un capitolo che recita "quindici tesi per l'epoca storta", in cui vengono focalizzati appieno gli aspetti più significativi del postmoderno, le problematiche e le tendenze che si stanno sviluppando nei nostri tempi a partire da quella frattura storica che è stata la distruzione delle due torri a New York. In una di queste tesi, ci piace ricordarlo, viene affrontato il tema del confine. Di particolare importanza anche perché la letteratura della migrazione trova il suo substrato proprio in questa problematica. Scrive il prof. Carravetta: "Non c'è dubbio che molto di quanto accadrà nel XXI secolo riguarderà soglie, frontiere, punti di controllo di ingresso e uscita, attraversamenti (il)legali dei confini…ma chi attraversa i confini mette a repentaglio sistemi stabili dell'economia, le tradizioni etniche e nazionali".

Per leggere l'intera recenzione  clicca sul link: http://www.el-ghibli.provincia.bologna.it/index.php?id=6&sezione=4&idrecensioni=109

Sperando che questa divulgazione sia gradita a quanti hanno prodotto le recensioni invito tutti a documentarsi sul sito di El Ghibli

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sabato 27 febbraio 2010

ACCREDITAMENTO DEI SERVIZI SOCIOSANITARI. Una Giornata di studio a BOLOGNA

Ecco l'invito alla giornata di studio che si terrà a Bologna il 26 marzo prossimo al centro congressi Savoia Hotel.

Con questo convegno l'associazione ANOSS si è preffissa di dare un contributo concreto a chi, per professione dovrà ben conoscere le modalità operative per l’accreditamento. 
Oltre all'esame delle nuove regole è interessante l'approfondimento che l'incontro si prefigge circa gli effetti prodotti sul sistema di welfare.




È destinato a dirigenti e responsabili degli enti gestori  e a tutti coloro che a qualunque titolo si occupano della materia .

Clicca sulle immagini per ingrandirle a tutto schermo!!

mercoledì 24 febbraio 2010

Appunti su Progettazione/Pianificazione (2)

Nella prima parte dell’approfondimento su progettazione e pianificazione si è pervenuti ad una conclusione. Nei servizi assistenziali sociosanitari esiste l’attività di progettazione in quanto riferita al PAI che peraltro avendo un significato operativo peculiare sconfina nell’accezione corrente di piano tutte le volte che non lo si considera come prodotto cartaceo di un’attività di studio e progettazione ma come documento di controllo per gestire in itinere l’attività di assistenza. In questo senso risponde alla definizione di Pianificazione intesa come programmazione di un’attività secondo un piano prestabilito.


Detto questo manca una piccola considerazione ulteriore sui progetti in attività sociosanitaria ed è quanto si riferisce ai progetti di nuovi servizi. Per progetto di nuovi servizi si deve intendere l’attività che un’azienda di servizi dovrà effettuare per realizzare un nuovo servizio sia che si tratti di un servizio residenziale sia domiciliare. Ovviamente se si tratterà di un servizio residenziale la questione sarà più complessa perché l’attività di progettazione del servizio dovrà essere preceduta dalla progettazione dei locali sapendo che la struttura diverrà parte integrante del progetto di servizio. Non solo ma rappresenta anche una grande difficoltà dovuta al fatto che la struttura comporta un forte investimento in termini di spesa che dovrà essere ammortizzato negli anni, quindi non deve essere un progetto inefficiente e i locali devono soddisfare efficacemente le richieste di qualità che utenza e stakeholder pongono. Un progetto di servizio si può modificare in tempi brevi se non può essere validato e così anche il progetto della struttura se si osservano le regole previste dalle norme di qualità ISO. Con questo esempio si capisce l’importanza della validazione. Si immagini che si deve progettare da zero una nuova struttura destinata ad ospitare un nucleo di 30 posti per non autosufficiente in quanto in quel determinato distretto ne esiste la necessità evidenziata dal Piano di Zona vigente. A questo punto il responsabile della progettazione dovrà leggere con molta attenzione cosa dice in merito la normativa dell’accreditamento perché è evidente che il nuovo servizio richiesto dal Piano di Zona sarà accreditato a quell’azienda che ne realizza un progetto coerente con le norme. Per l’esattezza in questo momento dovrebbero essere prese in considerazione le norme per l’accreditamento provvisorio, ma dovendosi realizzare la struttura fisica per quanto riguarda i requisiti architettonici è meglio riferirsi fin da subito alle norme per l’accreditamento definitivo . È dunque necessario prendere in considerazione i requisiti specifici previsti per la struttura di una casa-residenza per anziani non autosufficienti. Il riferimento normativo è l’allegato D.2.3 della deliberazione regionale 514/2009. Tale allegato relativamente al problema in discorso prevede una serie di deroghe per le strutture già autorizzate o in fase di realizzazione in base a progetti finanziati con risorse regionali, poi, al punto 4.3 stabilisce che le nuove strutture in caso di richiesta di accreditamento devono rispettare i parametri previsti dai successivi punti fino al 4.23. Non sembra il caso di fare l’elenco dei requisiti per i quali si rimanda al testo della norma; solo preme sottolineare qualche elemento determinante. La capacità ricettiva massima o può superare i 75 posti . quindi il nostro progetto sarà ammissibile se inserito nella realtà esistente non fa superare tale limite. Seconda questione le camere da letto sono a 1 o a 2 posti, (Quindi non sono più ammissibili stanze a tre) e le stanze singole almeno il 40%. C’è una serie di prescrizioni e al punto 4.19 un elenco importante circa gli spazi che devono esistere nel nucleo (Soggiorno, zona pranzo, locale per il personale, angolo scaldavivande, bagno assistito, vuotatoio, deposito carrozzine). Molto importante e degna di approfondimento la prescrizione di cui al punto 4.23: “Tutti i locali sopraindicati, destinati ad attività o vita collettiva (soggiorni e sale da pranzo) sia generali che di nucleo, devono essere di dimensioni adeguate alla capacità ricettiva massima prevista per la struttura. Dunque le camere da letto singole devono avere almeno 12 mq. di superficie utile mentre quelle a due posti devono avere 18 mq. Disposizione discutibile ma chiara. I locali destinati ad attività o vita collettiva devono invece essere di dimensioni adeguate. Questa non è altrettanto chiara e sia pur con la precisazione che devo essere adeguate alla capacità ricettiva massima non perde la sua indeterminatezza. Rimane dubbia quale sia la misura adeguata non essendo indicato un parametro. Il problema principale che nasce da questa norma indeterminata è quello di attestare le ragioni di una scelta circa la misura degli spazi. Ciò non può essere fatto attraverso le procedure che la ISO 9001 definisce di riesame o di verifica, ma con un atto di validazione cioè di verifica dell’adeguatezza in condizioni d’uso del progetto rispetto ai bisogni reali degli utilizzatori. Le norme dell’accreditamento non prescrivono esattamente una tale procedura ma poiché è richiesta la documentazione delle scelte operate nella realizzazione dei servizi, non sarà possibile giustificare una scelta della misura degli spazi se non con una validazione che è implicitamente indicata come necessaria. Se la scelta di una determinata dimensione non sarà documentata in modo da dimostrare che discende da un costrutto razionale sarà sempre contestabile.

Per parlare ora della pianificazione si può dire, in termini generali, che è il processo con il quale, dato un sistema sociale, si stabilisce uno stato futuro dello stesso ritenuto desiderabile (obiettivo), si individuano le azioni per conseguirlo (piano d’azione) e le risorse per mettere in atto queste azioni. Il prodotto della pianificazione prende il nome di piano. La pianificazione può interessare sistemi sociali di differenti dimensioni: da un intero sistema economico (pianificazione macroeconomica) o sociale ad una singola azienda (pianificazione aziendale).

Attraverso la pianificazione aziendale si definiscono gli obiettivi dell’azienda e le azioni per conseguirli. Per obiettivi si intendono i risultati misurabili che ci si attende di raggiungere in futuro entro un tempo determinato. Il tempo in cui si pensa di raggiungere gli obiettivi proposti è il loro orizzonte temporale. Rispetto a questo si può scomporre la pianificazione in termini più o meno ampi o ristretti e si parlerà di pianificazione strategica o pianificazione operativa a seconda della maggior ampiezza dell’orizzonte temporale e del grado di dettaglio degli obiettivi. La pianificazione strategica traduce la mission aziendale in obiettivi strategici di lungo termine, mentre con la pianificazione operativa si traducono gli obiettivi strategici in obiettivi operativi caratterizzati da un orizzonte temporale di breve termine, normalmente un anno.

La pianificazione, insieme al controllo di gestione , è una funzione che qualifica un’amministrazione di tipo manageriale, le due funzioni sono connesse ed entrambe indispensabili per una gestione aziendale efficace.

Il processo di pianificazione aziendale è una sequenza di attività che i manager eseguono partendo da un’analisi del contesto esterno, per giungere ad una fase di indagine e previsione economico-finanziaria.

lunedì 15 febbraio 2010

Appunti su PROGETTAZIONE/PIANIFICAZIONE (1)

Capita spesso, nell’ambito delle attività nel mondo dei servizi sociosanitari, di sentir parlare di progettazione e di pianificazione in modo indistinto come se le due azioni non godessero di una loro propria specificità. Non si intende spendere tempo prezioso solo per dissipare una mera questione terminologica, non ne varrebbe la pena, ma non si può non rilevare che anche la chiarezza dei termini impiegati aiuta ad avere chiarezza sulle azioni da compiere in relazione alle singole situazioni.Allo scopo è possibile partire dalle definizioni da dizionario.Progettazione : Preparazione di un progetto/ attività del progettare/ideazione di qualcosaProgetto : studio preparatorio di un’opera o di un’impresa. Insieme di disegni e di calcoli che costituiscono lo studio preparatorio di un’opera. Ciò che si pensa di fare in futuro, cioè è riferito a qualcosa che ancora non c’è.Pianificazione :programmazione di un’attività secondo un piano prestabilito.Sostanzialmente il progetto viene approvato e successivamente realizzato in piena autonomia mentre il “piano” ovvero l’attività pianificata, viene realizzata lentamente nel tempo e si realizza attraverso la costruzione di oggetti o la realizzazione di processi con caratteristiche conformi a quanto pianificato.Come si può comprendere le definizioni e quel minimo di elaborazione che ne è stata fatta derivano dal mondo dell’architettura e dell’urbanistica. In mancanza di analoga precisione nel settore socio assistenziale nella prima parte del discorso possiamo mutuare qualche ragionamento dal mondo delle tecniche architettoniche ed urbanistiche.Il progetto riguarda l’architettura ed è ciò che deve essere fatto prima della costruzione della casa e con tale costruzione conclude la sua esistenza e ragion d’essere e non deve essere riproposto. Il piano urbanistico tende invece a definire come e dove devono essere costruite le case nel territorio quindi appena varato comincia ad essere attuato e ancor prima della sua conclusione deve essere studiata la sua evoluzione
(Continua)

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