domenica 14 marzo 2010

FACCIAMO RISPETTARE IL PATTO PER LA SALUTE

Riportiamo l'appello di SOS Sanità. 
A quasi tre mesi dalla firma del Patto per la Salute, da parte di Governo e Regioni,

chiediamo si provveda a:

1. Completare il finanziamento
L’ultima Legge Finanziaria ha assicurato solo una parte delle risorse previste nel Patto, rinviando a successivi provvedimenti del Governo il completamento del finan-ziamento. Il Governo deve stanziare ancora, con provvedimenti formali, le risorse per il 2010 (550 milioni necessari anche per abolire del tutto i “super ticket” da 10 euro e quelli necessari per i rinnovi contrattuali), per il 2011 e per il 2012.
Si tratta di assicurare l’intero finanziamento previsto (106.164 milioni per il 2010, 108.603 milioni per il 2011 e 111.544 per il 2012) e quello per i rinnovi contrattuali.

2. Controllare i LEA e non solo i Bilanci
Serve l’Intesa Stato - Regioni per creare la nuova Struttura Tecnica di Monitoraggio (STEM), prevista dal Patto per associare al controllo dei bilanci quello sui Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
Quindi servono i nuovi indicatori LEA e i nuovi regolamenti, per valutare i comportamenti delle Regioni anche sul rispetto dei LEA e non solo sull’equilibrio di bilancio. Per essere virtuosa una regione non basta abbia i conti a posto, deve garantire buona assistenza.

3. Approvare il Decreto sui nuovi LEA
Con il Patto per la Salute vi sono le condizioni per sbloccare il Decreto che opera la revisione dei LEA. Il Ministro Fazio ha già concordato con le Regioni (luglio 2009) alcune parziali modifiche, anche per superare i rilievi della Corte dei Conti che aveva fermato il Decreto Prodi (aprile 2008).
La revisione dei LEA può aiutare ad innovare e ad aggiornare diverse prestazioni sanitarie, rendendole più pertinenti con il quadro epidemiologico, demografico e sociale (es. per la non autosufficienza, le nuove protesi per disabili, nuove esenzioni per malattie croniche, l’aggiornamento delle prestazioni non appropriate, le cure odontoiatriche per indigenti e minori). E può favorire finalmente la definizione dei corrispondenti Livelli delle prestazioni Sociali.
Resta da costruire un vero sistema di garanzia per i cittadini sull’effettivo rispetto dei LEA. Per renderli un diritto esigibile in modo uniforme in tutto il territorio nazionale, come prescrive la Costituzione.

Accreditamento, qualità e patrimonio intangibile

Anche se il settore di attività dell’assistenza agli anziani non soffre di una crisi evidente come gli altri settori industriali o di servizi non bisogna abbassare la guardia sulla valorizzazione delle ricchezze che in questo settore negli anni si sono costruite.
La crisi si farà comunque sentire, ci sono meno risorse da spendere sia da parte dello Stato che dai cittadini quindi è indispensabile non disperdere nulla di quanto si è costruito in passato perché i tempi difficili nessuno li potrà del tutto allontanare.
Lo Stato farà sempre più fatica, nell’ambito di una onesta ripartizione delle risorse, a soddisfare la domanda dei servizi assistenziali e probabilmente si assisterà a un progressivo ampliamento di servizi privati in qualche caso privi di qualsiasi legame economico col pubblico, ma soprattutto come “sostituti” del pubblico in difficoltà.
Considerato che i servizi non derivano dal nulla ma sono frutto della trasformazione di risorse, se né lo Stato né i cittadini potranno aumentarle oltre un certo limite, allora, inevitabilmente, la qualità dovrà attestarsi su livelli più bassi.
Così, voluto da una legge (la 328 del 2000) non sempre osservata e quasi mai capita nello suo spirito innovativo, arriva l’accreditamento che, forse, nelle intenzioni più pure doveva assumere il ruolo di baluardo a difesa della qualità ma che in pratica rischia di mancare completamente l’obiettivo. Avrebbe dovuto creare una sorta di concorrenza, magari un po’ virtuale, ma comunque ricca di possibile effetti positivi per l’introduzione di un minimo di competitività, che invece non si intravede nei nuovi modelli di un welfare... (continua)

Vai all'articolo completo: un approfondimento sul patrimonio intengibile delle aziende di servizio

Il personale è l'unico capitale su cui costruire il futuro dei servizi sociosanitari

Questo è un elemento di crisi: lo Stato farà sempre più fatica, nell’ambito di una onesta ripartizione delle risorse tra i diversi bisogni, a soddisfare per intero la domanda dei servizi assistenziali.
Va da sé che a fronte di una probabile diminuzione della produzione pubblica si assisterà a un progressivo ampliamento, in termini percentuali, della presenza di servizi privati privi di qualsiasi legame economico col pubblico, ma ciò ha due possibili conseguenze entrambe poco gradite: si dovrà sostenere un maggior costo a carico delle famiglie oppure si dovrà riconoscere l’inevitabile e accettare una diminuzione di qualità.
Si l’inevitabile, perché, per un principio scientifico universalmente accettato nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma; così, non è possibile creare servizi dal nulla, ma essi saranno frutto della trasformazione di risorse e se né lo Stato né i cittadini potranno aumentarle oltre un certo limite, allora, inevitabilmente, la qualità dovrà attestarsi su livelli più bassi.

Bel futuro si stanno preparando, tutti quanti quelli che come me sono relativamente vecchi (o relativamente giovani se preferite)!!

Così, voluto da una legge (la 328 del 2000) non sempre osservata e quasi mai capita nel suo spirito più intimo, arriva l’accreditamento che, forse, nelle intenzioni più pure doveva assumere il ruolo di baluardo a difesa della qualità soprattutto promuovendo una sorta di concorrenza, magari un po’ virtuale, ma comunque portatrice degli effetti positivi per l’introduzione di un minimo di competitività.
In realtà a poco a poco arrivano le norma sull’accreditamento che le Regioni, ultima in ordine di tempo la Regione Emilia Romagna, modellano sull’impianto di un welfare non più nazionale, ma via via sempre più rapportato alla realtà locale più piccola: la Regione, la Provincia, il Distretto o il singolo Comune.
Certo nelle varie legislazioni regionali le dichiarazioni di intenti rispetto, non solo al mantenimento ma anche alla crescita della qualità, sono presenti, ma nel contenuto legislativo mancano, nella sostanza, due garanzie fondamentali.
La prima è relativa agli standard previsti per le strutture che, ancorché probabilmente appropriati in prospettiva, sono spesso da considerarsi, oggi, un sogno e con la scarsezza di risorse di cui s’è detto, non si vede come possano essere raggiunti in tempi brevi.
La seconda considerazione riguarda a sua volta il capitale aziendale, ma in un’accezione nuova e ancora un po’ inusuale nell’ambito pubblico. Il riferimento è al patrimonio intangibile delle aziende che un eccesso di burocrazia o di schematismo organizzativo potrebbe mettere in crisi seriamente.

Da un lato quindi i requisiti richiesti che spingono verso livelli elevati di qualità e specie quelli strutturali potranno essere raggiunti soltanto in tempi lunghi e con investimenti notevoli che non si vede come possano essere garantiti subito, nel giro di due o tre anni, considerato oltretutto lo schema tariffario rigido.
Dall’altro l’introduzione di politiche che tendono a determinare una situazione di responsabilità gestionale unitaria che esclude che un’Azienda Pubblica possa mantenere la gestione di un nucleo in cui operano maestranze di una cooperativa che ha appaltato il servizio o parte di esso.
Questa posizione, formalizzata ed evidente nella normativa dell’Emilia Romagna, non solo contraddice, sia pur in modo indiretto, ma pesantemente, il proposito di dare una garanzia di sviluppo alle ASP, ma crea le basi per desertificare la ex IPAB da un punto di vista della cultura del servizio.
Non potendo utilizzare l’appalto di servizi alcuni (tutti??) enti gestori pubblici dovranno cedere parti di attività “sotto lo stesso tetto” ad altre imprese che gestiranno in proprio con accreditamento in proprio.

Ma avrà pensato qualcuno al pericolo indotto nell’organizzazione da questa scelta?
Si sarà posto, qualcuno, lo scrupolo .... (Continua)

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Appunti su PROGETTAZIONE/PIANIFICAZIONE (1)

Capita spesso, nell’ambito delle attività nel mondo dei servizi sociosanitari, di sentir parlare di progettazione e di pianificazione in modo indistinto come se le due azioni non godessero di una loro propria specificità. Non si intende spendere tempo prezioso solo per dissipare una mera questione terminologica, non ne varrebbe la pena, ma non si può non rilevare che anche la chiarezza dei termini impiegati aiuta ad avere chiarezza sulle azioni da compiere in relazione alle singole situazioni.

Allo scopo è possibile partire dalle definizioni da dizionario.
Progettazione : Preparazione di un progetto/ attività del progettare/ideazione di qualcosa
Progetto : studio preparatorio di un’opera o di un’impresa. Insieme di disegni e di calcoli che costituiscono lo studio preparatorio di un’opera. Ciò che si pensa di fare in futuro, cioè è riferito a qualcosa che ancora non c’è.
Pianificazione :programmazione di un’attività secondo un piano prestabilito.

Sostanzialmente il progetto viene approvato e successivamente realizzato in piena autonomia mentre il “piano” ovvero l’attività pianificata, viene realizzata lentamente nel tempo e si realizza attraverso la costruzione di oggetti o la realizzazione di processi con caratteristiche conformi a quanto pianificato.
Come si può comprendere le definizioni e quel minimo di elaborazione che ne è stata fatta derivano dal mondo dell’architettura e dell’urbanistica.
In mancanza di analoga precisione nel settore socio assistenziale nella prima parte del discorso possiamo mutuare qualche ragionamento dal mondo delle tecniche architettoniche ed urbanistiche.



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domenica 28 febbraio 2010

ACCREDITAMENTO. Qualità dei servizi e sviluppo del welfare


ANOSS l'Associazione Nazionale Operatori Sociali e Sociosanitari, sez. Emilia Romagna organizza una prima giornata di studio sull'argomento dell'accreditamento dei servizi sociosanitari nella Regione Emilia Romagna. L’associazione promuove lo sviluppo delle politiche sociali e sociosanitarie sostenendo una nuova cultura sociale nel nostro paese, favorendone la crescita con attività formative e convegnistiche. L’associazione mira all’integrazione professionale e ad essa aderiscono dirigenti, quadri e operatori pubblici e privati del settore socio sanitario. Uno dei compiti che ANOSS assume è quello della formazione sull'accreditamento: uno dei maggiori problemi del momento che richiede la massima consapevolezza di tutte le figure professionali coinvolte.
Per questo, con  la massima attenzione alle difficoltà che devono affrontare gli operatori dei servizi viene presentata questa giornata di studio e confronto che si terrà a

 Bologna
il 26 marzo 2010 
presso il Centro Congressi Savoia Hotel

Il convegno si protrarrà per tutta la giornata, con una sessione seminariale al mattino e un dibattito - Tavola Rotonda  al pomeriggio.

L'abstract che riassume il convegno riporta una breve riflessione:

Con l’art. 23 L. 4/2008, la Regione Emilia Romagna ha introdotto le procedure dell’accreditamento transitorio e dell’accreditamento provvisorio per consentire l’avvicinamento graduale all’accreditamento definitivo, che, per requisiti e condizioni, non può essere conseguito subito o in tempi brevi.

Le difficoltà maggiori risiedono nel possesso dei requisiti strutturali e funzionali e nella definizione della responsabilità gestionale unitaria e complessiva dei servizi.
La Giunta Regionale ha successivamente adottato tutti i provvedimento amministrativi necessari al concreto avvio delle procedure, quindi, non resta che armarsi di buona volontà, studiare e mettersi in cammino verso questo nuovo mondo nella consapevolezza che lo sforzo che si deve fare porterà ad un sistema organizzativo adeguato al raggiungimento dell’obiettivo di un miglioramento dei servizi fino al massimo livello di qualità sostenibile con le risorse.

La giornata si svolgerà secondo il seguente

PROGRAMMA

10,00 Renato Dapero
(Pres. ANOSS - Sez. Emilia Romagna )
Accreditamento e qualità: Principi

10,30 Dino Terenziani
(Consulente)
L’accreditamento in Emilia Romagna: un percorso di rinnovamento del welfare

11,00 Marco Elefanti
(Docente di economia - Università Cattolica)
Modelli di accreditamento ed evoluzione dei sistemi di welfare locale

11,30 Raffaele Tomba
(Agenzia Sanitaria e Sociale Regionale - Responsabile area Innovazione Sociale)
L’accreditamento dei servizi sociosanitari: ruoli dei diversi attori, percorsi, tempi


Segue dibattito

13,00 Pausa pranzo

14,30 Tavola rotonda e dibattito
Accreditamento e priorità operative
Partecipano gli stessi relatori della sessione del mattino

16,30 Chiusura dei lavori e consegna attestati

Chairman Renato Dapero
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Il convegno studia le modalità operative per l’accreditamento con particolare attenzione alle responsabilità dei soggetti coinvolti e agli effetti prodotti sul sistema di welfare.


È destinato a dirigenti e responsabili degli enti gestori:
La partecipazione è gratuita, ma, per ragioni organizzative è indispensabile la prenotazione che potrà essere fatta compilando e inviando per fax la scheda contenuta nell'invito o inviando una mail all'indirizzo riportato nell'invito. Per vedere copia del volantino di invito clicca sulò seguente link: http://daperoricercasociosanitaria.blogspot.com/2010/02/accreditamento-dei-servizi.html

 
  




 è partner in questa iniziativa

Bioetica - Un libro interessante

LA DIGNITA' NEL MORIRE - intervento sociale, bioetica, cura nel fine vita -
(Ugo Albano, Patrizia Lisi, Nicola Martinelli e Rita Floridia)
 Edizioni La Meridiana 2010


Libro dedicato al tema del morire e della non autosufficienza, con un focus particolare: chi nel lavoro con tali persone è operativo. Oggi spesso il malato terminale si trova affidato alle cure di un’istituzione e di personale specializzato, entrambi non in grado di compensare la perdita delle relazioni umane. Ecco che allora ha senso parlare di un servizio sociale che operi per ricucire la frattura relazionale tra il malato, i suoi cari e il sistema sanitario. In quella frattura si consumano, infatti, decisioni di straordinaria densità sul fine vita. Il testo, il primo in assoluto su un tema-tabù, affronta il valore etico di un accompagnamento sociale sensibile e umano che consenta a ciascuno di aspirare a congedarsi con dignità. Il volume si rivolge agli assistenti sociali e a tutto il personale di cura. Indice: prefazione di Mina Welby; introduzione dell’on. Donella Mattesini; cap.1 - promozione e difesa della vita; cap 2 - eutanasia o cultura positiva della morte?; cap. 3 - un progetto di vita per la non autosufficienza; cap.4 - l’aiuto tra competenze relazionali ed atteggiamenti etici .
 Per maggiori informazioni sul libro e sugli autori clicca sul link
http://digilander.libero.it/ugo.albano/i%20libri%20pubblicati.htm

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Immigrazione - Recensioni

Dal momento che è difficile documentarsi, trovare libri e poi leggerli e magari scoprire che non ci interessano o interessano meno di quanto pensavamo.. sarebbe molto comodo che qualcuno ci aiutasse!
Farei volentiei un lavoro di questo genere ma, non avendone il tempo  penso che almeno sia utile far circolare  il lavoro che altri hanno fatto.
Ad esempio,   El-ghibli Rivista on line di letteratura della migrazione pubblica recensioni di opere di autori italiani e stranieri su argomenti riguradanti l'immigrazione.
Recentementsono state pubblicate due recenzioni di particolare interesse.

La prima: Roba da donne. Emancipazione e scrittura nei percorsi di autrici dal mondo - Silvia Camilotti (a cura)

Mangrovie Edizioni - 2009
pp. 294, 15 €

Il volume propone una serie di contributi legati dalla riflessione sulla narrativa femminile come luogo di autoconoscenza e di analisi della realtà attraverso lo sguardo delle donne, a cui rimanda anche l’immagine in copertina.
"Roba da donne" privilegia un’ottica di genere attenta alla condizione femminile e individua la scrittura come forma di emancipazione «nei percorsi di autrici dal mondo», cioè nelle esperienze filtrate dagli occhi di donne immigrate, di figlie di migranti e di donne viaggiatrici, da includere nell’accezione ampia – senza frontiere e confini – di autrici ‘in movimento’.
Nell’allestire i testi Silvia Camilotti adotta una formula ibrida che prevede l’accostamento di interventi scientifici di studiosi con diversa formazione disciplinare, a una serie di racconti e testimonianze che integrano e arricchiscono i saggi teorici, offrendo la possibilità di un approccio diretto alla parola delle scrittrici.
 Per leggere l'intera recenzione clicca sul seguente link: http://www.el-ghibli.provincia.bologna.it/index.php?id=6&sezione=4&idrecensioni=105

La seconda: Del postmoderno - Peter Carravetta

Bompiani - 2009
pp. 615, 35 €

Il sottotitolo del volume dello studioso Peter Carravetta rappresenta appieno l'indagine conoscitiva che ci offre in questo testo l'intellettuale statunitense di origine italiana. In Italia la concezione del postmodernismo è stata affrontata con lucidità da Gianni Vattimo, noto anche per la individuazione di categorie come "pensiero debole" e "pensiero forte" e per i riferimenti di tale pensiero alla posizione filosofica di Nietzeske.
Il testo dello scrittore americano ci trasporta in una dimensione più complessa e più dinamica perché pone a fuoco tutta la cultura americana prodotta negli ultimi 50 anni e non solo, perché affronta le tendenze che si stanno aprendo nel XXI secolo.

Il volume si chiude con un capitolo che recita "quindici tesi per l'epoca storta", in cui vengono focalizzati appieno gli aspetti più significativi del postmoderno, le problematiche e le tendenze che si stanno sviluppando nei nostri tempi a partire da quella frattura storica che è stata la distruzione delle due torri a New York. In una di queste tesi, ci piace ricordarlo, viene affrontato il tema del confine. Di particolare importanza anche perché la letteratura della migrazione trova il suo substrato proprio in questa problematica. Scrive il prof. Carravetta: "Non c'è dubbio che molto di quanto accadrà nel XXI secolo riguarderà soglie, frontiere, punti di controllo di ingresso e uscita, attraversamenti (il)legali dei confini…ma chi attraversa i confini mette a repentaglio sistemi stabili dell'economia, le tradizioni etniche e nazionali".

Per leggere l'intera recenzione  clicca sul link: http://www.el-ghibli.provincia.bologna.it/index.php?id=6&sezione=4&idrecensioni=109

Sperando che questa divulgazione sia gradita a quanti hanno prodotto le recensioni invito tutti a documentarsi sul sito di El Ghibli

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sabato 27 febbraio 2010

ACCREDITAMENTO DEI SERVIZI SOCIOSANITARI. Una Giornata di studio a BOLOGNA

Ecco l'invito alla giornata di studio che si terrà a Bologna il 26 marzo prossimo al centro congressi Savoia Hotel.

Con questo convegno l'associazione ANOSS si è preffissa di dare un contributo concreto a chi, per professione dovrà ben conoscere le modalità operative per l’accreditamento. 
Oltre all'esame delle nuove regole è interessante l'approfondimento che l'incontro si prefigge circa gli effetti prodotti sul sistema di welfare.




È destinato a dirigenti e responsabili degli enti gestori  e a tutti coloro che a qualunque titolo si occupano della materia .

Clicca sulle immagini per ingrandirle a tutto schermo!!

mercoledì 24 febbraio 2010

Appunti su Progettazione/Pianificazione (2)

Nella prima parte dell’approfondimento su progettazione e pianificazione si è pervenuti ad una conclusione. Nei servizi assistenziali sociosanitari esiste l’attività di progettazione in quanto riferita al PAI che peraltro avendo un significato operativo peculiare sconfina nell’accezione corrente di piano tutte le volte che non lo si considera come prodotto cartaceo di un’attività di studio e progettazione ma come documento di controllo per gestire in itinere l’attività di assistenza. In questo senso risponde alla definizione di Pianificazione intesa come programmazione di un’attività secondo un piano prestabilito.


Detto questo manca una piccola considerazione ulteriore sui progetti in attività sociosanitaria ed è quanto si riferisce ai progetti di nuovi servizi. Per progetto di nuovi servizi si deve intendere l’attività che un’azienda di servizi dovrà effettuare per realizzare un nuovo servizio sia che si tratti di un servizio residenziale sia domiciliare. Ovviamente se si tratterà di un servizio residenziale la questione sarà più complessa perché l’attività di progettazione del servizio dovrà essere preceduta dalla progettazione dei locali sapendo che la struttura diverrà parte integrante del progetto di servizio. Non solo ma rappresenta anche una grande difficoltà dovuta al fatto che la struttura comporta un forte investimento in termini di spesa che dovrà essere ammortizzato negli anni, quindi non deve essere un progetto inefficiente e i locali devono soddisfare efficacemente le richieste di qualità che utenza e stakeholder pongono. Un progetto di servizio si può modificare in tempi brevi se non può essere validato e così anche il progetto della struttura se si osservano le regole previste dalle norme di qualità ISO. Con questo esempio si capisce l’importanza della validazione. Si immagini che si deve progettare da zero una nuova struttura destinata ad ospitare un nucleo di 30 posti per non autosufficiente in quanto in quel determinato distretto ne esiste la necessità evidenziata dal Piano di Zona vigente. A questo punto il responsabile della progettazione dovrà leggere con molta attenzione cosa dice in merito la normativa dell’accreditamento perché è evidente che il nuovo servizio richiesto dal Piano di Zona sarà accreditato a quell’azienda che ne realizza un progetto coerente con le norme. Per l’esattezza in questo momento dovrebbero essere prese in considerazione le norme per l’accreditamento provvisorio, ma dovendosi realizzare la struttura fisica per quanto riguarda i requisiti architettonici è meglio riferirsi fin da subito alle norme per l’accreditamento definitivo . È dunque necessario prendere in considerazione i requisiti specifici previsti per la struttura di una casa-residenza per anziani non autosufficienti. Il riferimento normativo è l’allegato D.2.3 della deliberazione regionale 514/2009. Tale allegato relativamente al problema in discorso prevede una serie di deroghe per le strutture già autorizzate o in fase di realizzazione in base a progetti finanziati con risorse regionali, poi, al punto 4.3 stabilisce che le nuove strutture in caso di richiesta di accreditamento devono rispettare i parametri previsti dai successivi punti fino al 4.23. Non sembra il caso di fare l’elenco dei requisiti per i quali si rimanda al testo della norma; solo preme sottolineare qualche elemento determinante. La capacità ricettiva massima o può superare i 75 posti . quindi il nostro progetto sarà ammissibile se inserito nella realtà esistente non fa superare tale limite. Seconda questione le camere da letto sono a 1 o a 2 posti, (Quindi non sono più ammissibili stanze a tre) e le stanze singole almeno il 40%. C’è una serie di prescrizioni e al punto 4.19 un elenco importante circa gli spazi che devono esistere nel nucleo (Soggiorno, zona pranzo, locale per il personale, angolo scaldavivande, bagno assistito, vuotatoio, deposito carrozzine). Molto importante e degna di approfondimento la prescrizione di cui al punto 4.23: “Tutti i locali sopraindicati, destinati ad attività o vita collettiva (soggiorni e sale da pranzo) sia generali che di nucleo, devono essere di dimensioni adeguate alla capacità ricettiva massima prevista per la struttura. Dunque le camere da letto singole devono avere almeno 12 mq. di superficie utile mentre quelle a due posti devono avere 18 mq. Disposizione discutibile ma chiara. I locali destinati ad attività o vita collettiva devono invece essere di dimensioni adeguate. Questa non è altrettanto chiara e sia pur con la precisazione che devo essere adeguate alla capacità ricettiva massima non perde la sua indeterminatezza. Rimane dubbia quale sia la misura adeguata non essendo indicato un parametro. Il problema principale che nasce da questa norma indeterminata è quello di attestare le ragioni di una scelta circa la misura degli spazi. Ciò non può essere fatto attraverso le procedure che la ISO 9001 definisce di riesame o di verifica, ma con un atto di validazione cioè di verifica dell’adeguatezza in condizioni d’uso del progetto rispetto ai bisogni reali degli utilizzatori. Le norme dell’accreditamento non prescrivono esattamente una tale procedura ma poiché è richiesta la documentazione delle scelte operate nella realizzazione dei servizi, non sarà possibile giustificare una scelta della misura degli spazi se non con una validazione che è implicitamente indicata come necessaria. Se la scelta di una determinata dimensione non sarà documentata in modo da dimostrare che discende da un costrutto razionale sarà sempre contestabile.

Per parlare ora della pianificazione si può dire, in termini generali, che è il processo con il quale, dato un sistema sociale, si stabilisce uno stato futuro dello stesso ritenuto desiderabile (obiettivo), si individuano le azioni per conseguirlo (piano d’azione) e le risorse per mettere in atto queste azioni. Il prodotto della pianificazione prende il nome di piano. La pianificazione può interessare sistemi sociali di differenti dimensioni: da un intero sistema economico (pianificazione macroeconomica) o sociale ad una singola azienda (pianificazione aziendale).

Attraverso la pianificazione aziendale si definiscono gli obiettivi dell’azienda e le azioni per conseguirli. Per obiettivi si intendono i risultati misurabili che ci si attende di raggiungere in futuro entro un tempo determinato. Il tempo in cui si pensa di raggiungere gli obiettivi proposti è il loro orizzonte temporale. Rispetto a questo si può scomporre la pianificazione in termini più o meno ampi o ristretti e si parlerà di pianificazione strategica o pianificazione operativa a seconda della maggior ampiezza dell’orizzonte temporale e del grado di dettaglio degli obiettivi. La pianificazione strategica traduce la mission aziendale in obiettivi strategici di lungo termine, mentre con la pianificazione operativa si traducono gli obiettivi strategici in obiettivi operativi caratterizzati da un orizzonte temporale di breve termine, normalmente un anno.

La pianificazione, insieme al controllo di gestione , è una funzione che qualifica un’amministrazione di tipo manageriale, le due funzioni sono connesse ed entrambe indispensabili per una gestione aziendale efficace.

Il processo di pianificazione aziendale è una sequenza di attività che i manager eseguono partendo da un’analisi del contesto esterno, per giungere ad una fase di indagine e previsione economico-finanziaria.

lunedì 15 febbraio 2010

Appunti su PROGETTAZIONE/PIANIFICAZIONE (1)

Capita spesso, nell’ambito delle attività nel mondo dei servizi sociosanitari, di sentir parlare di progettazione e di pianificazione in modo indistinto come se le due azioni non godessero di una loro propria specificità. Non si intende spendere tempo prezioso solo per dissipare una mera questione terminologica, non ne varrebbe la pena, ma non si può non rilevare che anche la chiarezza dei termini impiegati aiuta ad avere chiarezza sulle azioni da compiere in relazione alle singole situazioni.Allo scopo è possibile partire dalle definizioni da dizionario.Progettazione : Preparazione di un progetto/ attività del progettare/ideazione di qualcosaProgetto : studio preparatorio di un’opera o di un’impresa. Insieme di disegni e di calcoli che costituiscono lo studio preparatorio di un’opera. Ciò che si pensa di fare in futuro, cioè è riferito a qualcosa che ancora non c’è.Pianificazione :programmazione di un’attività secondo un piano prestabilito.Sostanzialmente il progetto viene approvato e successivamente realizzato in piena autonomia mentre il “piano” ovvero l’attività pianificata, viene realizzata lentamente nel tempo e si realizza attraverso la costruzione di oggetti o la realizzazione di processi con caratteristiche conformi a quanto pianificato.Come si può comprendere le definizioni e quel minimo di elaborazione che ne è stata fatta derivano dal mondo dell’architettura e dell’urbanistica. In mancanza di analoga precisione nel settore socio assistenziale nella prima parte del discorso possiamo mutuare qualche ragionamento dal mondo delle tecniche architettoniche ed urbanistiche.Il progetto riguarda l’architettura ed è ciò che deve essere fatto prima della costruzione della casa e con tale costruzione conclude la sua esistenza e ragion d’essere e non deve essere riproposto. Il piano urbanistico tende invece a definire come e dove devono essere costruite le case nel territorio quindi appena varato comincia ad essere attuato e ancor prima della sua conclusione deve essere studiata la sua evoluzione
(Continua)

leggi l'intero test clicca sul link

mercoledì 27 gennaio 2010

Associazioni e Forum del terzo settore

Si deve ricordare che è molto importante stabilire una linea di raccordo tra le associazioni di promozione sociale e le istituzioni pubbliche. Le associazioni costituiscono costituiscono una forza non trascurabile perché:
sono un elemento centrale nella costruzione del welfare locale,
rappresentano un’esperienza di cittadinanza attiva che fa crescere la comunità,
sono in grado di offrire autonomamente dei servizi qualificati al contesto locale.

È indipensabile anche rafforzare la visibilità e quindi le associazioni hanno un grande bisogno di formazione sul fronte della comunicazione. Un esempio è l’impianto redazionale del portale “Piacenza provincia solidale” perchè è un elemento privilegiato tra quelli che consentono alle associazioni di porsi come soggetto stabile e di essere in grado di comunicare e di fare rete. Occorre un ampliamento del servizio di consulenza per sostenere le procedure necessarie per sviluppare le relazioni con contenuti formali, ma soprattutto bisogna cogliere il momento di incontro come occasione per favorire quel dialogo tra le associazioni necessario alla costituzione del forum provinciale del terzo settore. Il forum, infatti, è la sede permanente del confronto fra i soggetti del terzo settore e le istituzioni locali, una sede in cui anche il mondo della promozione sociale può esprimere la propria collaborazione fattiva.

Nella consapevolezza dell’impegno delle associazioni, e con questi auspici si è tenuta la riunione ... (continua)

Il Testo Unico sull'immigrazione e il pacchetto sicurezza

Quandanche si viva in una comunità accogliente, con una significativa presenza di volontariato e di associazioni di promozione sociale, non si può sottovalutare il fatto che possono esistere gravi rischi per le persone immigrate. È necessario ricordare la situazione di crisi e le possibili conseguenze di una perdita di lavoro che possono mettere in discussione il permesso di soggiorno e spingere magari un capofamiglia in condizioni di illegalità. Con questi pensieri è stata introdotta la giornata di studio ..

Per leggere il report Una giornata di studio... Clik qui!!

martedì 26 gennaio 2010

Nel giorno della memoria pubblichiamo una dichiarazione di Christine Weise

DICHIARAZIONE DI CHRISTINE WEISE, PRESIDENTE DELLA SEZIONE ITALIANA DI AMNESTY INTERNATIONAL, IN OCCASIONE DEL GIORNO DELLA MEMORIA 2010



In occasione del 65° anniversario dell'apertura dei cancelli del campo di sterminio di Auschwitz, il 27 gennaio 1945, riconosciuto come Giorno della Memoria, Christine Weise, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International, ha rilasciato la seguente dichiarazione:


Tenere viva la memoria di quel terribile crimine che fu la Shoah è importante per costruire un mondo migliore, un mondo che respinga per sempre la discriminazione, le torture e ogni forma di schiavitù. Un mondo in cui, fin da piccoli, bambine e bambini imparino a vedere in ogni persona innanzitutto l’essere umano, portatore di una dignità innata e titolare dei diritti universali. Un mondo in cui sempre più persone abbiano la lucidità di riconoscere e il coraggio di contrastare, fin dai primi sintomi, le violazioni dei diritti e la negazione dell’umanità altrui.
Proprio il ricordo della Shoah e la volontà di impedire per sempre il ripetersi di simili tragedie, sono stati il motivo per cui l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approvò, nel 1948, la Dichiarazione universale dei diritti umani. Difendere i diritti umani vuol dire aiutare a costruire un mondo in cui il ripetersi della Shoah non sia possibile, mai più.


In occasione del Giorno della Memoria, Amnesty International propone a docenti ed educatori due itinerari didattici e una bibliografia-filmografia essenziale, per discutere della Shoah con ragazzi e ragazze delle scuole secondarie. Vai sul sito www.amnesty.it/educazione

martedì 19 gennaio 2010

L'accreditamento dei servizi sociosanitari in Emilia Romagna. Parte una sfida ad ampio raggio


Dopo una lunghissima gestazione, finalmente, nel 2010 prende vita in Emilia Romagna l’accreditamento dei servizi sociosanitari.
È una notizia rilevante anche per chi non vive in questa regione perché l’accreditamento è il nuovo strumento di valutazione dei servizi e di miglioramento della qualità e ogni nuova interpretazione di questo strumento è bene che venga conosciuta, studiata, confrontata e se del caso criticata nel modo più ampio e diffuso possibile.

Nel bel mezzo di una non sopita crisi economica, estesa anche ad altri fattori della vita, si apre un nuovo percorso proteso verso una conclusione di una certa ambiziosa raffinatezza. Con l’accreditamento si vuole portare i servizi al massimo livello possibile di qualità attraverso azioni di controllo che incidono direttamente sui servizi stessi o altre azioni di pianificazione e selezione che incidono indirettamente o sono di grande importanza nell’incremento della qualità di sistema.

Per leggere l'intero articolo Clik qui

lunedì 11 gennaio 2010

Finanziaria 2010: ancora tagli a Comuni e Regioni per il sociale

Dopo il taglio di oltre mezzo miliardo di euro operato dalla Finanziaria del 2009, prosegue anche con la Legge Finanziaria del 2010 il taglio ai fondi per il sociale erogati a regioni e comuni.


La Finanziaria del 2010 non prevede più alcun finanziamento (nel 2009 erano 100 milioni di euro) per il Piano straordinario servizi socio-educativi per la prima infanzia che è stato decisivo per sviluppare l’offerta di asili nido in Italia. Dopo un gran parlare di politiche per aiutare le famiglie si interviene negativamente su uno dei pochi fondi in grado di intervenire efficacemente nel supporto delle famiglie dove entrambi i genitori lavorano.

Il taglio ancor più rilevante della legge finanziaria 2010 colpisce il finanziamento principale del sociale che è costituito dal Fondo nazionale per le politiche sociali. In questi ultimi anni il Fondo – nella parte destinata alle regioni - è stato costantemente ridotto fino ad arrivare ai 171 milioni del 2010. In questo caso il taglio è di 299 milioni; due terzi dell’intero finanziamento.

inanziamenti per il settore sociale previsti dalle Leggi Finanziarie 2008, 2009 e 2010 (milioni di €).


Questo pesantissimo taglio potrebbe essere compensato da un Fondo di pari importo recentemente istituito dall’art. 9 bis del D.L. 78/2009 (conv. L.109/2009). Tale norma, anticipando l’attuazione delle misure connesse alla realizzazione di un sistema di federalismo fiscale, stanzia 300 milioni di euro per le attività di carattere sociale di pertinenza regionale allo scopo di assicurare la tutela dei diritti e delle prestazioni sociali fondamentali su tutto il territorio nazionale. Il condizionale è d’obbligo perché la norma è nuovissima e la sua formulazione lascia ancora insoluti diversi dubbi. Infatti, in relazione alle modalità di riparto di questo fondo si dice che farà riferimento all’ammontare dei proventi spettanti a regioni e province autonome, ivi compresi quelli afferenti alla compartecipazione ai tributi erariali statali, in misura tale da garantire disponibilità finanziarie complessivamente non inferiori a 300 milioni di euro annui e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Che cosa significano queste ultime parole? Forse che a fronte di questo finanziamento dedicato al sociale ci saranno riduzioni nelle quote di compartecipazione erariale di competenza regionale?


Spiace infine rilevare che in un momento di crisi occupazionale come questo e di difficoltà delle famiglie il Fondo nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione (L. 431/1998) tocca il minimo storico, registrando una ulteriore riduzione di 18 milioni di euro, fermandosi a 144 milioni euro (nel 2000 era di 362 milioni di euro). Con queste risorse gli enti locali aiutano i nuclei familiari più poveri a pagare il canone di locazione. La costante riduzione del finanziamento non fa che rendere ancora più pesante una situazione che vede, soprattutto delle aree metropolitane, il numero delle domande di contributo in costante aumento nel tempo e, parallelamente, la costante diminuzione del grado di copertura del contributo erogato.

Nel complesso, nel 2010 le risorse statali che verranno erogate alle regioni per il sociale – e poi attraverso queste ai comuni – diminuiranno di 117 milioni di euro che potrebbero diventare 417 se il nuovo fondo “federalista” non dovesse avere la destinazione che abbiamo previsto. Si tratta di decisioni governative che vanno in controtendenza rispetto alle necessità attuali del paese.


Come è noto, buona parte di queste risorse sono destinate ai comuni che le utilizzano per finanziare i servizi sociali. Il risultato complessivo di questa riduzione dei finanziamenti statali per il sociale che si assomma drammaticamente a quello avvenuto anche nel 2009 e nel 2008 avrà un impatto dirompente sulle politiche sociali dei comuni. Il risultato sarà una riduzione dei servizi sociali ed un aumento delle quote di partecipazione alla spesa a carico dell’utente. Nel momento in cui servirebbero più risorse da dedicare al settore sociale per compensare una grave crisi economica queste risorse vengono ridotte e contribuiscono ad acuire gli effetti della crisi sulle famiglie italiane più fragili.


10 gennaio 2010.

Presidente ANOSS

Franco Pesaresi




venerdì 8 gennaio 2010

Ripartizione tra famiglie, comuni e ASL delle rette di degenza

LA RETTA DI DEGENZA: PROBLEMI RELATIVI ALLA RIPARTIZIONE DELLE QUOTE TRA FAMIGLIE, COMUNI E ASL
di Massimiliano Gioncada,Consulente Enti Locali


Per affrontare lo “spinoso” tema propostomi, di sicura attualità e di grande impatto sugli attori coinvolti, istituzionali e non, ritengo di poter utilizzare alcune sentenze che, tra il 2007 e il 2009, sono state emanate dal Giudice (ordinario) di merito milanese, per poi chiudere con la disamina un recente sentenza della Corte di Cassazione.Non si spaventino i non giuristi: l’analisi proposta non sarà meccanicamente tecnicistica ma, anzi, ancorata ai fatti concreti, con osservazioni, giuridiche, che per gli addetti ai lavori saranno comunque d’immediata comprensione e riconduzione.Devesi però evidenziare come il dictum del Giudice di legittimità sia, invero, alquanto sottile e specialistico, ciò che, nell’ambito della presente relazione, sarà forse la parte più ostica da comprendere.I rapporti contrattuali tra le strutture, tipicamente le R.S.A., i soggetti ricoverati (ovvero i loro parenti), le A.S.L. e i Comuni, sono da qualche tempo a questa parte divenuti terreno di scontro giudiziale, in virtù del peso (rectius: costo) sempre maggiore che grava sui fruitori e sulle casse delle Istituzioni. E ciò, se non in termini assoluti (che sarebbe da verificare caso per caso), quantomeno in termini relativi,stante l’oggettiva contrazione economica...
(continua)

giovedì 7 gennaio 2010

Assistenza residenziale in Emilia Romagna. Lavori in corso

L’assistenza residenziale agli anziani in Emilia Romagna
Di Dino Terenziani - Consulente

La Legge della Regione Emilia Romagna 12 marzo 2003, n. 2 “NORME PER LA PROMOZIONE DELLA CITTADINANZA SOCIALE E PER LA REALIZZAZIONE DEL SISTEMA INTEGRATO DI INTERVENTI E SERVIZI SOCIALI”, con le modifiche apportate dalla legge 20/2005, ha ridisegnato il sistema del Welfare locale e nel corso di questi 6 anni sono state attuate alcune importanti realizzazioni, di cui le nuove procedure di accreditamento rappresentano una prima conclusione.
Sono già operativi i Piani di Zona di cui all’art 29, le Aziende Servizi alla Persona (ASP) di cui all’art 22, il Fondo Regionale per la non Autosufficienza di cui all’art. 50 ed è stata approvata nell’aprile 2009 la Delibera 514 “Primo provvedimento della G.R. attuativo dell’art. 23 della L.R. 4/2008 in materia di accreditamento dei servizi sociosanitari”
Una conclusione che porterà a regime tutte le novità introdotte, quando con la definizione delle tariffe potrà
(continua- Clik qui)

Migliorare la qualità nei servizi residenziali

Ciome migliorare la qualità nei servizi
di F. Iurlaro


PREMESSA

“La qualità dell’assistenza consiste nella sua capacità di migliorare lo stato di salute e di soddisfazione di una popolazione nei limiti concessi dalle tecnologie, dalle risorse disponibili e dalle caratteristiche dell’utenza” A.Donabedian
Una prima definizione della qualità potrebbe essere: “è l’insieme delle caratteristiche e delle proprietà di un prodotto o servizio che gli conferiscono l’attitudine a soddisfare dei bisogni”. I principi fondamentali della Qualità Totale (Q.T.) (o Total Quality Management, T.Q.M.) cui si fa riferimento sono l’orientamento al cliente, l’analisi sistemica, il miglioramento continuo (Kaizen), lo sviluppo delle risorse umane, l’analisi dei processi.
In giapponese “kaizen” rappresenta l’impegno al miglioramento quotidiano, con piccoli progressi verificabili, trasversali a tutta l’organizzazione. Procedere secondo questa strategia significa che “non passa giorno senza che si produca qualche miglioramento all’interno dell’azienda”. Il miglioramento continuo porta all’eccellenza, sostanzialmente il massimo livello possibile .. CONTINUA - CLIK QUI

sabato 12 dicembre 2009

BALENE CHE CORRONO NELLE PRATERIE. Privatizzazione dei servizi idrici e ... non solo!!

Da tempo immemorabile si parla di liberalizzazione dei servizi pubblici locali con un’evidente stretta connessione a svariati interessi che da sempre danno origine ad una sorta di complicità tra la politica e il potere economico. Sarebbe in realtà possibile utilizzare la riforma dei servizi pubblici locali per avviare un innovativo criterio di gestione di questi rapporti trattandosi di un terreno che si presta alla ricerca di una via corretta di perseguimento dell’interesse pubblico mediante uno strumento operativo che affonda le sue origini nella concezione economica di mercato. In realtà politici e imprenditori sono probabilmente ugualmente responsabili di un atteggiamento poco coraggioso che ha precluso, finì’ora, l’avvio di una vera riforma. Alcuni sostengono questa tesi con toni pacati, altri con atteggiamenti più forti, ma in realtà pochi affrontano a cuor leggero il problema. Non si può nascondere la testa sotto la sabbia, bisogna riconoscere che agli imprenditori non è mai piaciuto molto fare delle gare veramente competitive per servizi pubblici addossandosi l’intera gestione, perché dovevano confrontarsi tra loro e rinunciare a quelle rendite di posizione che potevano facilmente condividere con la politica locale. intendiamoci, le gare le hanno fatte ma all’interno di una formidabile rete di protezione che non consentiva sconfinamenti e che accresceva in sostanza il potere delle lobbies e la ricchezza di ogni singola azienda. Quasi sempre, quando sono state fatte gare per assegnare un intero servizio, sono state scorporate alcune cose così che, normalmente, i problemi sarebbero rimasti all’ente e i vantaggi all’azienda. Spesso ad esempio le aziende appaltatrici non si sono addossate l’onere di personale dipendente pubblico precedentemente impiegato nel servizio. Forze politiche e forze sindacali quasi sempre si sono trovate d’accordo così l’ente restava a pagare debiti e a mantenere dipendenti diventati inutili. Ma su questo troppa ideologia e troppo populismo hanno fatto i danni che è molto difficile riparare. Prendiamo l’Alitalia per esempio. A che è servita? Ad offrire un servizio . . .

(continua)

mercoledì 2 dicembre 2009

Comunicazione interculturale a Piacenza

Invito a partecipare all'incontro che si terrà lunedì 14 dicembre 2009 alle ore 11,00 all'auditorium della Fondazione - via S. Franca 12
Il programma si apre con la citazione di due norme fondamentali:

L'art. 21 della Costituzione Italiana

“Tutti hanno diritto di
manifestare liberamente il
proprio pensiero con la
parola, lo scritto e ogni altro
mezzo di diffusione…”


e l'art. 11 c.2 della Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea

“La libertà dei media e il loro
pluralismo sono rispettati.”




PROGRAMMA
Saluti di Pier Paolo Gallini
Assessore a Welfare, Sussidarietà e Politiche sociali
della Provincia di Piacenza

Giovanna Palladini
Assessore alle Politiche sociali
del Comune di Piacenza.

Intervento di
Barbara Burgalassi
Funzionaria del Servizio Politiche per l’Accoglienza e l’Integrazione sociale della
Regione Emilia Romagna.
Illustrazione del “Protocollo regionale sulla comunicazione interculturale”.

Tavola rotonda
moderata da
Gerardo Bombonato
Presidente dell’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna.

Partecipanti
Arianna Alberici
Componente del Co.Re.Com Emilia-Romagna

Maria Vittoria Gazzola
Giornalista del quotidiano “Libertà”

Marcello Pollastri
Giornalista del quotidiano “La Cronaca”

Jamal Ouzine
Koiné, Associazione di Comunicazione multietnica

Vesna Mitrasinovic
Redazione del Centro Interculturale del Comune di Piacenza.

Proiezione dei video
“Convivenza tra i giovani”
realizzato da Koiné Giovani.

Immagini dalla trasmissione
“Mondo in Onda” del Centro
Interculturale di Piacenza.


Per informazioni:
Provincia di Piacenza
Ufficio Sistema sociale e socio-sanitario
Borgo Faxhall PIACENZA
Tel.: 0523/795570 – 534
Fax: 0523/795517
Email: stefania.tagliaferri@provincia.pc.it

Si uniscono link utili:
la pagina web della Provincia sul tema immigrazione
http://www.provincia.piacenza.it/sottolivello.php?idsa=1083&idam=&idbox=2&idvocebox=24

un testo che riporta la “lettura dei Piani di Zona” in ciò che riguarda l’immigrazionehttp://www.emiliaromagnasociale.it/wcm/emiliaromagnasociale/home/Pianosociale/pdz/Materiali/immigrazione_e_pdz/ReportPdZ_immigrazione_2009_finalissimo100.pdf

lunedì 30 novembre 2009

Una nuova pubblicazione

L'assistenza agli anziani non autosufficienti in Italia - Rapporto 2009
a cura di N.N.A (NETWORK NON AUTOSUFFICIENZA)
Rapporto promosso dall'IRCCS - INCRA per l'Agenzia nazionale per l'invecchiamento.
Pagine: 186Collana: Sociale & SanitàISBN: 8838752044

La pubblicazione risponde al bisogno di conoscenza nel mondo della non autosufficienza. Nessuno fin'ora si ra posto l'obbiettivo di realizzare un rapporto annuale riguadante l'assistenza fornita.
Il libro offre un quadro conoscitivo sullo stato di politiche e interventi nel nostro paese, e ha anche lo scopo di proporre linee di miglioramento.
La prima parte presenta il monitoraggio dell’assistenza, in tutti i suoi elementi fondamentali: i servizi domiciliari, i servizi residenziali, i contributi monetari, il sostegno al lavoro privato di cura. Per ognuno si esaminano lo sviluppo storico, il quadro nazionale, i principali modelli regionali e il confronto con l’Europa.
La seconda parte affronta alcuni tra i temi più oggi più controversi. Si discutono gli aspetti positivi e le criticità del federalismo, la ricerca dell’equilibrio tra tensioni finanziarie ed esigenze di qualità nelle strutture residenziali, i vari modelli d’intervento rivolti all’Alzheimer e le diverse declinazioni operative dell’Unità di Valutazione Geriatrica, per concludere con una mappa del dibattito.Si dà così vita ad uno strumento capace di analizzare - in modo puntuale e chiaro - la realtà dell’assistenza agli anziani non autosufficienti in Italia.
Il Network Non Autosufficienza (NNA) è nato - da un’idea di Cristiano Gori - per promuovere riflessioni scientifiche sull’assistenza agli anziani non autosufficienti che siano utili all’operatività. Ne fanno parte anche Anna Banchero, Enrico Brizioli, Antonio Guaita, Franco Pesaresi e Marco Trabucchi.
Insieme ai componenti di NNA contribuiscono al volume Angelo Bianchetti, Georgia Casanova, Giovanni Lamura, Sergio Pasquinelli, Andrea Principi e Giselda Rusmini.
L’Agenzia nazionale per l’invecchiamento è un network in grado di porsi come consulente di policy makers e di comunità professionali per le tematiche dell’invecchiamento. L’Agenzia nasce da un agreement tra il ministero della Salute (D.M. Salute 19/3/2008), la Regione Marche e l’Istituto di Ricovero e Cura per Anziani (INRCA). Fanno parte del network aziende sanitarie, università italiane e la clinical research branch del National Insitute on Aging di Baltimora (USA).

Scarica il volume in PDF
http://www.maggioli.it/rna/pdf/rapporto2009-assistenza_anziani.pdf

L'assistenza Residenziale per gli anziani. Domanda, risorse, qualità

.... Dunque la realtà dei servizi assistenziali è difficilmente riconducibili ad unità e l’unico riferimento nazionale sono i livelli essenziali di assistenza che definendo gli elementi minimi e obbligatori del servizio rappresentano la base minima della qualità dei servizi presente in Italia.
Il riferimento alle posizioni ideologiche riporta la discussione al problema della dimensione del pubblico nella realizzazione dei servizi mettendo in contrapposizione due principi concorrenti. Uno vede lo Stato come una parte attiva nella produzione dei servizi, mentre l’altro gli riserva solo attività di programmazione e controllo con una presenza “leggera” nei servizi socio assistenziali normalmente delegati ad aziende non pubbliche comunque assoggettate all’accreditamento da parte del soggetto pubblico.

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domenica 29 novembre 2009

Parliamo di associazionismo

Nei principi generali della legge 328/2000 “"Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali" si enuncia, al comma 4 dell’art. 1,il principio che “ Gli enti locali, le regioni e lo Stato, nell'ambito delle rispettive competenze, riconoscono e agevolano il ruolo degli organismi non lucrativi di utilità sociale, degli organismi della cooperazione, delle associazioni e...
Per legggere l'articolo clicca sul link Parliamo di associazionismo

domenica 8 novembre 2009

Relazione introduttiva al workshop del 12 ottobre a Bologna sull'assistenza residenziale

L'assistenza residenziale per gli anziani: problemi e prospettive
A cura di ANOSS - Associazione Nazionale Operatori Socio - Sanitari
Giovedì 12 novembre • ore 15:00 - 18:30

Relazione introduttiva:

Le politiche di welfare, in questo periodo caratterizzato da una crisi diffusa e non solo economica, stentano a trovare una loro propria dimensione corretta sul piano giuridico che sia nel contempo in grado di assicurare risposte positive alla domanda dei cittadini. In questa clima “necessariamente evolutivo” l’assistenza residenziale per gli anziani continua ad avere un ruolo di primo piano proprio nella difficile costruzione di un nuovo welfare magari meno centralista ma non per questo meno attento a soddisfare quelli che sono i principali doveri di governance della comunità nazionale.Stiamo vivendo una fase delicata che investe il problema dell’allocazione delle risorse a valle di una valutazione comparata dei bisogni sociali concorrenti. Per fissare una data di inizio di questa fase possiamo riferirci alla promulgazione della legge 328 del 2000 perché è proprio con quella legge che, se non altro, di sicuro c’è stata una presa d’atto formale della necessità d’imboccare una nuova strada. La legge 328 è una legge di principi e non è stata applicata sempre in modo coerente ma ciò è stato il frutto due fattori: la successiva legge costituzionale n°3/2001 che ha modificato gli assetti delle responsabilità istituzionali e il carattere della materia trattata che poco si presta a schematizzazioni valide nell’intero universo delle situazioni italiane. Così la nuova fase si apre con la legge 328/2000, ma, nella sua applicazione, le elaborazioni normative delle regioni interpretano secondo le esigenze e sulla base dei principi ideologici localmente prevalenti dando origine a una realtà di welfare a variegate sfaccettature. Dunque la realtà dei servizi assistenziali è difficilmente riconducibili ad unità e l’unico riferimento nazionale sono i sono i livelli essenziali di assistenza che definendo gli elementi minimi e obbligatori del servizio rappresentano la base minima della qualità dei servizi presente in Italia.Il riferimento alle posizioni ideologiche fatto sopra riporta la discussione al problema della dimensione del pubblico nei servizi mettendo in contrapposizione due principi concorrenti. Uno vede lo Stato come una parte attiva nella produzione dei servizi mentre l’altro gli riserva solo attività di programmazione e controllo con una presenza “leggera” nei servizi socio assistenziali normalmente delegati ad aziende non pubbliche comunque assoggettate all’accreditamento da parte del soggetto pubblico. Differenza ideologica che poco influisce, in sé e per sé, sulla qualità del servizio e al massimo possiede una valenza su piano dell’efficienza ed efficacia nella gestione delle risorse.Il breve testo introduttivo al convegno suggerisce l’analisi di almeno tre aspetti ritenuti prioritari ai fini della comprensione dei problemi legati all’assistenza residenziale· L’orientamento alla domiciliarità e il processo di riconversione delle case di riposo in strutture protette o RSA.· Processo di trasformazione delle IPAB che in base alle norme nazionali e regionali si sono trasformate in Aziende Pubbliche di Servizio op in fondazioni.· Attenzione alla qualità e al rapporto tra qualità e retteLo studio deve partire dall’analisi dell’offerta di servizi in termini di quantità, di tipologia e di qualità e deve riferirsi ai vari tipi di residenzialità esistenti dalla casa di riposo alla RSA facendo attenzione che in qualche caso, nelle varie regioni, a definizione uguale del servizio non sempre corrispondono contenuti uguali.


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giovedì 22 ottobre 2009

LEGGE 328/2000: Una riforma ancor oggi in cammino

legge 328 è stata approvata nel mese di novembre del 2000, in un momento in cui era già presente e fortemente diffusa una spinta autonomistica localistica da parte di quelle formazioni che aspiravano, così come ancora aspirano oggi, ad un diverso sistema politico basato sul federalismo. La legge interpreta e amplia il dettato costituzionale in materia di assistenza sociale, ma a breve distanza di tempo, durante il medesimo Governo, viene portata a termine una riforma costituzionale.Sociale Competenza delle RegioniNel nuovo art. 117 cost. vengono elencate le materie di legislazione esclusiva dello Stato e tra queste non figura l’assistenza sociale, che non figura nemmeno tra le materie a legislazione concorrente; quindi, per conseguenza la materia che ci interessa spetta integralmente alle Regioni.In questo breve cenno storico vale la pena soffermarsi anche su qualche contenuto di grande rilevanza etica prima ancora che giuridica. Ci si è chiesto, in particolare, se con la legge 328 fosse stato individuato un vero e proprio “diritto soggettivo” alle prestazioni, ma sembra che la risposta debba essere negativa. La prima argomentazione è che la definizione formale di diritto compare soltanto per le prestazioni di tipo economico e poi perché, la stessa legge, pone un’importante limitazione all’art. 22 c.2.In questo articolo si afferma il diritto a beneficiare del sistema integrato di interventi e servizi sociali, quale definito nei “Livelli Essenziali” subordinatamente alle risorse disponibili, riaffermando, in tal modo, un evidente legame tra livelli essenziali e risorse.

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lunedì 5 ottobre 2009

La RSA come modello di cura intermedia - di Roberta Sassu

L’allungamento della speranza di vita, insieme alla riduzione delle nascite, stanno cambiando profondamente il quadro demografico italiano, comportando una revisione razionale della distribuzione delle risorse sociali e sanitarie, al fine di venire incontro alle nuove necessità. Sempre più il sistema sanitario basato sull’ospedale come unico centro dove si affrontano tutti i problemi che hanno a che fare, direttamente o indirettamente con la salute, si rivela inadeguato alle esigenze peculiari di un numero crescente di anziani.

Il fenomeno dell’invecchiamento sta assumendo dimensioni sempre maggiori e l’Italia si colloca al primo posto nel mondo per percentuale di popolazione anziana, in cui la proporzione degli ultrasessantacinquenni (18,1%) ha superato quella dei ragazzi con meno di 15 anni (15%). Ci troviamo sempre più nella necessità di far fronte a nuove patologie, che sono diventate particolarmente gravose per i bilanci sanitari nazionali (scompenso cardiaco, diabete, demenze, artropatie) che condizionano l’insorgere di disabilità e il conseguente ricovero in residenze per anziani.
Ne scaturisce l’esigenza di costruire una Rete di Servizi di Assistenza Continuativa, fortemente integrata, in cui realizzare progetti di assistenza differenziati. La programmazione in questa direzione ...

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giovedì 17 settembre 2009

Consulta e lodo Alfano - Un'opinione

L’art. 3 della costituzione della Repubblica Italiana dice: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
È evidente però che qualche cittadino è più uguale degli altri etant'è che qualcuno oggi può scrivere: "Il titolare di funzioni di massimo rilevo politico non solo deve avere la serenità sufficiente per il loro esercizio corretto ma prima di tutto deve essere sottratto a ogni condizionamento". E "talvolta la sola minaccia di un procedimento penale può costringere alle dimissioni prima che intervenga una sentenza e anche quando i sospetti diffusi presso la pubblica opinione si sono poi dimostrati infondati". Pertanto una bocciatura da parte della Corte Costituzionale del lodo Alfano comporterebbe un "pericolo di danno all'esercizio di funzioni che, in quanto elettive, trovano una tutela diffusa nella Costituzione".
A scrivere non è uno qualunque, ma Glauco Nori dell’Avvocatura dello Stato nella memoria depositata alla Corte Costituzionale per indurre ad un giudizio di favore sulla costituzionalità del Lodo Alfano.
Non mi scandalizza il Presidente del Consiglio (Anche se non si può dimenticare la sentenza di condanna che ha colpito il suo coimputato nel processo per il quale è stato fatto lo scudo Alfano) ma la deriva umana e culturale che tutto coinvolge e arriva a stravolgere le regole. Anche il cambiamento delle regole non mi scandalizza, ma il cambiamento deve essere frutto di un’evoluzione che tende a prendere atto di una nuova realtà e la ricodifica secondo linee più idonee. Ora, sta succedendo questo? Questo sarebbe positivo, non saremmo mai usciti da certi retaggi medievali se non avessimo ammesso anzi provocato e garantito un’evoluzione del diritto. Il cambiamento in positivo del diritto quasi sempre incomincia con una trasgressione e si realizza sempre attraverso uno sforzo di evoluzione interpretativa. Certo con l’evoluzione del diritto e dei rapporti tra gli organi dello Strato siamo piano piano usciti dal medio evo. Ma questo, questo non è un’evoluzione interpretativa che prende spunto da un’esigenza di progresso civile, questo ci riporta dritti al medio evo. Già perché in quell’epoca il “Principe” non veniva giudicato. È chiaro doveva già governare, ci mancherebbe che si dovesse preoccupare degli organi dello Stato che dipendevano da lui!!
Ma questo era il principe di 500 anni fa!
La nostra cultura sociale e giuridica non può tollerare oggi che un avvocato dello Stato dica alla Consulta, organo a cui è dato il presidio della costituzionalità delle leggi dello Stato, che in questo caso non deve ragionare come un organo di giurisdizione ma deve assumere la sua decisione come un organo politico che agisce per opportunità.
E poi i politici si lamentano che gli organi della giurisdizione fanno politica!
Può darsi che sia vero, ma in questo caso è la politica che glielo chiede… così va bene???
Non è una questione di preferenze politiche: il mio giudizio negativo è semplicemente sull’aspetto tecnico-giuridico. È intollerabile la mistificazione ermeneutica che assegna ruoli opportunisti agli organi dello Stato. Ognuno deve svolgere il suo compito secondo le regole esistenti e se devono essere modificate lo si faccia secondo le norme all’uopo previste.
La Corte Costituzionale che prende una decisione per opportunità sarebbe un precedente pessimo; chissà in quanti altri casi verrebbe poi costretta ad abdicare fino al rischio di diventare un organo di conferma e di protezione del Governo.
Una cosa simile non la deve fare né la destra né la sinistra. Non possiamo sopportare un cambiamento della costituzione materiale dello Stato in chiara contraddizione con la costituzione formale? No!!
Non è all’uomo del Presidente del Consiglio nè all'eventuale giudizio positivo della Corte - purchè sia una decisione tecnica - che dobbiamo opporci, ma a questa barbarie giuridica che ci riporterebbe in dietro di secoli.

Il virgolettato relativo al testo della memoria dell'Avvocatura dello Stato è stata ricavata dal sito:
http://www.apcom.net/newspolitica/20090917_083300_bf5f78_70925.html

mercoledì 16 settembre 2009

Alta Formazione- Il middle management dei servizi socio-assistenziali.

Tutto parte da un’idea della Regione Veneto, seguita poi da altre regioni, sviluppata dalle indicazioni del Consiglio Europeo di Lisbona del marzo 2000 ove è scaturita l’idea di definire come obiettivo strategico per l’Unione quello di “diventare l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo”. Il Consiglio dell’UE, con propria risoluzione del 2007 ha successivamente invitato gli stati membri a considerare che l’istruzione e la formazione danno un significativo contributo non solo all’occupazione e alla competitività, ma anche all’incentivazione della cittadinanza attiva e alla realizzazione personale. Il quadro strategico 2007-2013 approvato dalla Commissione Europea nel luglio del 2007 nell’ambito del macro obiettivo “Sviluppare i circuiti della conoscenza” rimarca la necessità di sostenere la costruzione di un sistema nazionale di formazione superiore attraverso il potenziamento dei percorsi di alta formazione, la razionalizzazione di quelli esistenti e la promozione della mobilità. Queste le premesse e le fonti ideali e normative della proposte di alta formazione che le regioni italiane hanno poi messo in campo.

Per leggere tutto l'articolo clicca sul link
dapero articoli completi: Alta Formazione al middle management dei servizi socio-assistenziali.: "

lunedì 31 agosto 2009

W&C -Spunti da un’intervista al ministro Sacconi.

Il ministro Sacconi, ospite al meeting di Rimini, ha rilasciato un’intervista su diversi temi che riguardano il futuro del welfare italiano.
La prima domanda pone attenzione al fatto che il ministro nei suoi interventi, ha invocato, contro la crisi, non solo provvedimenti ma anche valori e nella risposta il ministro fa cenno a due fattori problematici. Il primo è l’indebitamento degli stati che comporta una maggior difficoltà di crescita, il secondo è il trend demografico definito in declino. Dunque il rilievo è che nelle società in cui la popolazione è in declino a livello numerico bisogna valorizzare il capitale umano. Se l’uomo è una risorsa scarsa bisogna assicurarle forme di incentivazione e protezione quindi bisogna riscoprire il valor e il rispetto della vita oggi sostituito da una visione scettica della realtà.
In sostanza il ministro riprende e sintetizza il principio espresso nella prefazione del “Libro bianco” sul welfare di recente pubblicazione ove si afferma che “Il primo valore che ci deve guidare in questa sfida è la centralità della persona, in sé e nelle sue proiezioni relazionali: la famiglia quale luogo delle relazioni affettive, il lavoro, quale espressione di progetto di vita, la comunità e il territorio, quali ambiti di relazioni sociali. L’attuale modello di welfare deve essere superato a favore di un nuovo metodo che non appaia più semplicemente risarcitorio, ma punti sulle opportunità e responsabilità intervenendo in anticipo rispetto al formarsi del bisogno e che sia stimolo di comportamenti e stili di vita responsabili. Si delinea un modello sociale che non viene realizzato soltanto attraverso funzioni pubbliche, ma anche riconoscendo, in ossequio al principio di sussidiarietà, il valore della famiglia, dell’impresa, profit e non, e di tutti i corpi intermedi che concorrono a formare la comunità. Si afferma così il principio della “vita buona” cioè attiva con valorizzazione del lavoro che non deve essere visto come una maledizione o un’attesa delusa, ma costituisca la base dell’autonomia sociale.

Questa visione vuole essere la risposta a ogni forma di egoismo corporativo e alle ricorrenti propensioni a favorire il declino della società da parte di coloro che – viziati da culture nichiliste – sembrano avere smarrito il senso stesso della vita.

Dunque il ministro – massima espressione della saggezza istituzionale - respinge le filosofie nichiliste che hanno portato a una deriva dei valori e afferma che per rimettere al centro l’uomo bisogna puntare sul lavoro per assicurare autonomia sociale quale elemento centrale del nuovo welfare che si realizza non solo,o per nulla forse, attraverso le funzioni dello Stato, ma applicando ogni grado di sussidiarietà.
Sono parole che hanno un che di semplice e condivisibile ma sono anche parole difficili.
Se restiamo in superficie possiamo più facilmente condividerne l’impostazione: c’è una caduta dei valori in una situazione di diminuzione numerica, quindi dobbiamo riprenderci, valorizzare al massimo il capitale umano. Questo non si può fare in altro modo che affermando valori, mettendo in primo piano il lavoro, elemento fondante della nostra costituzione e determinante per produrre indipendenza dell’uomo e ricchezza della nazione.
Il welfare quindi come “prodotto” non semplicemente dello Stato ma di un’azione multidimensionale e concentrica che mette l’uomo al centro sia come destinatario sia come produttore.
Se si analizza un po’ più a fondo si vedono elementi ideologici e tattica di breve periodo.
Non è del tutto convincente l’affermazione che alla base del nuovo welfare ci vuole la centralità della persona come singolo e nelle formazioni sociali quali la famiglia e gli altri luoghi di relazione. L’affermazione in astratto si limita a ripetere un principio della costituzione, ma legata al problema di garantire benessere sociale assume il tono un po’ meno nobile dell’invito al “fai da te”. Non ci sarebbe niente di male nel decidere che il benessere ciascuno se lo deve costruire da sé, se non apparissecome un semplice espediente tattico di breve respiro dal momento che non lo si accompagna ad interventi di promozione dell’immagine dell’uomo come lavoratore e come padre fondatore o rifondatore di una civiltà.
Si rende conto il ministro che non stiamo vivendo semplicemente l’era della cultura post-moderna, probabilmente a lui sgradita per la connotazione di eccessivo relativismo, ma addirittura stiamo attraversando un momento di recessione culturale e l’immagine dell’uomo sancita dai media è quella semplice e patetica del consumatore oppure mitica e vuota dell'interprete dei programmi di una sempre più invasiva trash tivù?
La televisione, amata o criticata, è la base di ogni nostra informazione e quindi inquieta madre del nostro pensiero e portatrice di ogni nuovo progetto, quindi è lo strumento per convincere, per curare, per sviluppare le personalità.
Per questa ragione ogni governo fa uso di questo mezzo e quello italiano ne rappresenta forse la massima espressione, quindi non diteci che siamo al centro della responsabilità di un nuovo shelf made welfare basato sul lavoro e sulla ricostruzione dei valori se poi governate la sviluppo del pensiero del popolo attraverso una televisione che non ha solo una linea di programmi trash ma che ha contaminato con questa cultura (trash= spazzatura, quindi scarto inutile) tutta la comunicazione oltre che lo spettacolo. Ciò è preoccupante a meno che non si aderisca alla teoria che qualcuno (Tommaso Labranca) è arrivato a produrre individuando il trash come categoria estetica che si identifica attraverso una formula matematica con lo “scarto” tra l’Intenzione (Emulazione di un modello alto) e il Risultato raggiunto. Ne ha colto lati sconosciuti sia alla gente comune sia ai critici ed è giunto a teorizzare interessanti aspetti del trash, ma è rimasto un interessante esercizio intellettuale che non si è diffuso neanche tra gli addetti ai lavori. Il trash rimane per tutti l'evoluzione in negativo della televisione generalista che tutto banalizza e che tutti giustifica convolgendoli in una sorta di comunità del peccato.
In conclusione se la cultura diffusamente riconoscibile nella popolazione italiana è condizionata, se non del tutto determinata, dall’espressione trash della tivù generalista è chiaro che invitarci ad assumere le responsabilità relative all’autocostruzione del welfare, o quanto meno ad un’ampia partecipazione a tale impresa, assume il tono di una vera e propria beffa. Ti ho preparato per tempo a lasciarti guidare in tutte le tue scelte costruendo con cura la tua disaffezione alla politica intesa come amore per la propria civiltà, poi, siccome le risorse sono scarse rispetto ai buchi da coprire e alle attese diverse delle categorie produttive, allora affermo che il benessere parte dalla centralità dell’uomo – bene – parte dall’autodeterminazione – bene – parte dalla tua capacità di intervenire con fierezza sugli elementi fondamentali della vita a partire dal lavoro - bene -.
Bene! Si potrebbe essere d’accordo se contemporaneamente venisse varata una politica di alto profilo etico e venisse perseguito con rigore e coerenza un intervento ad ampio raggio sulla cultura, utilizzando la scuola, che prima di tutto dovrebbe essere maestra di pensiero libero e non viziata da schemi ideologici, e poi i media che dovrebbero dichiarare conclusa la battaglia in corso a difesa di questo o di quel politico e sempre a sostegno, in definitiva, di una politica non semplicemente debole ma troppo spesso personalistica e di puro interesse al profitto.

Per i riferimenti all'intervista del ministro Sacconi, al libro bianco sul welfare e alla teoria dell'estetica trash vedi colonna a fianco.

giovedì 20 agosto 2009

Welfare e Crisi (W-&-C)Immigrazione e trasformazione della società italiana

“ROMA - É un simbolo quotidiano, quasi toccante, della turbolenta demografia italiana: un italiano anziano a prendere un po’ d'aria, spesso a braccetto con una badante immigrata. Le badanti spesso non sono qui legalmente ma sono state tollerate perché fanno un lavoro che pochi italiani fanno: si occupano della popolazione che invecchia rapidamente. Ma anche se l'Italia sta invecchiando, é molto più preoccupata per il crimine. E agli occhi di molti italiani, per i quali l'immigrazione é un fenomeno relativamente nuovo, gli immigrati hanno un ruolo centrale anche in questo”. (The New York Times, 21.6.08
La legge, il cosiddetto "pacchetto sicurezza" recentemente approvato, dovrebbe in teoria essere applicato a tutti gli immigrati illegali, ma le evidenti difficoltà di applicazione a tutti i casi hanno aperto le porte alla possibilità di regolarizzazione per le badanti. Sembra dunque molto problematico colpire gli immigrati illegali che si prendono cura, in cifre sempre crescenti, dei cittadini anziani anche se le procedure di regolarizzazione e l’aumento dei costi che ne consegue possono in ogni modo creare qualche problema. Il fatto è che gli italiani hanno costruito un sistema di welfare informale in base al quale, in larga misura, le necessità di servizio vengono coperte da un sistema fai-da-te che, in qualche modo, preserva l'importanza della famiglia. Portando le badanti nelle case, è vero che il lavoro di cura viene delegato, ma è altrettanto vero che nel vissuto collettivo questa modalità è vista pur sempre meglio della soluzione di spedire i genitori anziani nelle RSA. Tanto più che questo nuovo nome non è neanche entrato nell’uso corrente è non è scomparsa la definizione vecchia di “ospizio” anzi è quella che più tipicamente e diffusamente compare non solo nel linguaggio corrente ma anche nel linguaggio giornalistico. L’ospizio fa paura ...

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lunedì 10 agosto 2009

SOS Sanità ! La Salute è un Diritto

Pubblichiamo l'appello a favore della spesa sanitaria dell'associazione.

ANOSS ha promosso un nuovo appello contro la riduzione del finanziamento destinato al Servizio Sanitario Nazionale, previsto per il biennio 2010-2011. Come potrete notare leggendo il testo allegato, notevoli sono le conseguenze negative di questa decisione, che finirà per danneggiare, come sempre in questi casi, i cittadini più fragili.
Nei prossimi giorni l'appello verrà reso pubblico e verrà lanciata la raccolta delle adesioni a livello nazionale. Si chiede cortesemente a tutti coloro che lo condividono di aderire, al fine di riportare al centro di ogni decisione la persona, con i suoi bisogni e diritti, e non il puro interesse economico.

Grazie a tutti per l'attenzione
e buone vacanze.

La segretaria ANOSS

Ringraziamo la Segreteria Nazionbalew ANOSS che ha dato l'informazione e trascriviamo il testo con i primi firmatari



SOS Sanità ! La Salute è un Diritto

Siamo preoccupati
Il Servizio Sanitario del nostro Paese ha il compito delicato ed essenziale di garantire ai cittadini il diritto alla salute e alle cure sancito dalla nostra Costituzione.
Per questo, ha bisogno di stabilità, di buon governo e di certezze sui finanziamenti. E invece non riceve più le risorse necessarie al suo buon funzionamento.
Con le leggi finanziarie, nel biennio 2010 - 2011, sono state programmate cinque i miliardi di riduzioni di spesa (sette miliardi rispetto all’attuale Patto per la Salute).
Nel 2010 per la prima volta nella storia del Servizio Sanitario Nazionale il finanziamento sanitario è addirittura inferiore all’anno precedente, persino in valori assoluti (- 402 milioni). Mentre sparisce il fondo per la Non Autosufficienza (400 milioni).
Così si peggiorano i servizi e non possono essere garantiti i Livelli Essenziali di Assistenza ai cittadini, soprattutto ai più fragili. E si può interrompere il faticoso percorso di risanamento delle regioni impegnate nei piani di rientro dai disavanzi.
Le risorse necessarie
Ridurre il finanziamento per il servizio sanitario non ha alcuna giustificazione.
In Italia, in questi anni, la spesa in rapporto al PIL è rimasta nella media sia dei paesi UE che OCSE. E anche le proiezioni di spesa dei prossimi anni sono in linea con quelle gli altri paesi europei.
Il prossimo Patto per la Salute tra Governo e Regioni deve adeguare il finanziamento per la sanità, seguendo le linee già indicate dall’attuale Patto della Salute (che prevedeva un aumento annuo del 3,7%). La crisi non può essere usata come scusa, la spesa sanitaria svolge una funzione anticiclica e di investimento pregiato anche per la ripresa dello sviluppo.
Spendere meglio
La spesa sociale e sanitaria va usata con rigore e serietà: è spesa preziosa che serve a tutelare in primo luogo le persone più fragili. La sua efficienza e la sua efficacia sono obiettivi irrinunciabili.
L’esperienza delle regioni più virtuose, al contrario di quelle dove si concentrano gravi disavanzi, insegna che il vero risanamento non si ottiene con tagli indiscriminati, ma con una coraggiosa riorganizzazione dei servizi sanitari: il ridimensionamento e la riqualificazione della rete ospedaliera, il potenziamento dei servizi distrettuali (assistenza domiciliare), il governo degli accreditamenti, l’integrazione fra sociale e sanitario.
Riportare al centro i diritti
La riduzione dei finanziamenti oggi fa il gioco di chi vuole usare il federalismo fiscale per ridimensionare il servizio sanitario nazionale e così compromettere l’universalità del diritto alla Salute in tutto il Paese.
Indebolendo il servizio sanitario nazionale si rischia di aprire la strada, come vagheggia il libro bianco sul welfare, ad un sistema “semi mercantile”, nel quale la sanità sarà diseguale, e più costosa, come ai tempi delle vecchie mutue.
Vogliamo fermare questa deriva e riportare al centro di ogni decisione la persona, i suoi bisogni, i diritti di cittadinanza sanciti dalla Costituzione.


Le prime adesioni raccolte (in ordine alfabetico):
don Vinicio Albanesi, Aldo Ancona, Silvia Arcà, Bruno Benigni, Franca Bimbi, Stefano Cecconi, Celina Cesari, don Luigi Ciotti, Cesare Cislaghi, Massimo Cozza, Stefano Daneri, Riccardo De Facci, Sandro Del Fattore, Giovanna Del Giudice, Rossana Dettori, Nerina Dirindin, Nadia Garuglieri, Gianluigi Gessa, Loredano Giorni, Leopoldo Grosso, Maria Cecilia Guerra, Grazia Labate, Betty Leone, Gavino, Maciocco, Michele Mangano, Ernesto Melluso, Piernatale Mengozzi, Franco Pesaresi, Morena Piccinini, Saverio Proia, Fabio Ragaini, Emanuele Ranci Ortigosa, Chiara Rinaldini, Fabrizio Rossetti, Gabriella Stramaccioni, Andrea Tardiola, Francesco Taroni, Tiziano Vecchiato, Serafino Zucchelli …

Chi volesse sottoscrivere l'appello deve mandare una mail al seguente indirizzo: sossanita@gmail.com

Welfare e Crisi (W-&-C) -Immigrazione, informazione e pregiudizi

Immigrazione, informazione e
pregiudizi



Analizzando i dati dell’ISTAT (Vedi articoli precedenti sullo stesso tema) abbiamo visto diversi fenomeni interessanti culminanti con l’osservazione che i cittadini stranieri che sono e saranno presenti in Italia sono prevalentemente in una classe di età che rende più favorevole il rapporto tra lavoratori e anziani. È chiaro dunque che gli stranieri con la loro esistenza influenzano le caratteristiche del welfare rendendo possibili azioni che richiedono risorse che lo solo strato giovane della popolazione può produrre. Si è detto molte volte e da più parti che l’Italia è una nazione che invecchia e che ciò comporta problemi di gestione dei servizi sociosanitari, ma è chiaro che le difficoltà che si incontrano non sussistono in senso assoluto, ovvero, non è che in Italia non si conoscono le tecniche sanitarie o socio assistenziali, anzi, in molte regioni è stato raggiunto un livello d’avanguardia. È bensì vero, invece, che mancano le risorse per intervenire al livello di numero e di qualità che si richiede, non si tratta semplicemente di mancanza di risorse economiche ma anche di personale adeguato per numero e formazione. Dunque, man mano che il tempo passa, abbiamo sempre più bisogno di attività assistenziali (perché gli anziani aumentano), ma abbiamo sempre meno risorse
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sabato 1 agosto 2009

Welfare e Crisi (W-&-C) - Studio e dibattito - Previsioni ISTAT-Stranieri

Previsioni ISTAT-Stranieri

Come anticipato nel precedente post è interessante completare l’analisi dell'evoluzione demografica esaminando qualche dato del fenomeno migratorio per meglio comprendere come potrà essere il futuro da questo punto di vista, che, volente o nolente...

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mercoledì 29 luglio 2009

Welfare e Crisi (W-&-C) - Studio e dibattito

W-&-C
Le previsioni demografiche ISTAT

Prima di qualunque altro approfondimento o analisi relativa ai vari dati relativi all’offerta di servizi è interessante studiare almeno in una certa misura le previsioni demografiche che l’ISTAT mette a disposizione dei ricercatori o anche dei semplici curiosi. Ponendoci a metà tra le due categorie è giusto riconoscere che il presente lavoro pur non aspirando ad un rigore scientifico pari a quello dell’Istituto di Statistica, tuttavia, non è stilato per pura curiosità.C’è l’intento di studiare il rapporto tra il trend della popolazione, l’incidenza degli anziani sul totale e il fabbisogno di servizi. Il tutto confrontato con la verifica, dall’altra parte dei servizi attualmente offerti suddivisi per tipo e quantità. Visto il trend della popolazione è possibile stimare l’incremento del fabbisogno di servizi se lasciamo inalterata l’offerta per tipo e qualità. Così si perviene all’ultimo sforzo di ipotizzare un’evoluzione dei servizi per tipo e qualità per concludere quindi con la definizione di un quadro dell’evoluzione possibile e/o auspicabileL’obiettivo è complesso, dunque bisogna procedere per gradi. Prima di tutto dovremo occuparci del trend previsto per la popolazione


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martedì 28 luglio 2009

Welfare e Crisi (W-&-C)

Studio e dibattito su questo binomio che condiziona le scelte, la vita delle strutture e dei servizi socio-assistenziali-sanitari. Presentazione

Poche righe per introdurre gli elementi fondamentali a cui si ispira questo progetto di comunicazione.I presupposti da cui muove appartengono all’analisi politica in senso stretto nei diversi territori italiani. C’è il dato demografico che incalza: da anni si osserva un trend di crescita della popolazione anziana più che proporzionale a quello generale. Il dato all’interno di questo è a sua volta incalzante ed è la consistenza numerica dei grandi vecchi con una situazione sanitaria instabile, affetti da pluripatologie e con consumo di beni sanitari in crescita. L’altro dato preoccupante è quello economico che vede, per lo Stato, l’impossibilità di fronteggiare un trend di spesa crescente per i servizi socio-sanitari a cui, da un certo tempo per la crisi in atto, l’impoverimento delle famiglie sulle quali grava la responsabilità e il disagio.Siamo dunque di fronte a un sensibile cambiamento ..
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